lunedì 13 luglio 2009
Pd, Grillo si candida alle primarie "Offro un'alternativa al nulla"
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sabato 11 luglio 2009
Stupratore Roma, Marino attacca"Nel Pd enorme questione morale"
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Talarico (UDC) su Loiero e parti sociali: “I cittadini vogliono azioni concrete e non dichiarazioni, “trionfalistiche e roboanti”.
“Non so se – aggiunge Talarico – tutti i sindacalisti, gli imprenditori e i rappresentanti delle altre parti sociali si sono davvero spellati le mani nell’applaudirlo, come sostiene il governatore, e hanno fatto a gara nelle lodi e negli apprezzamenti della sua politica”. “Quel che è certo – continua l’esponente del partito di Pierferdinando Casini – è che le imprese e le famiglie calabresi esigono dalla Regione azioni di governo rapide ed efficaci. Non è più possibile dilazionare né chiamare in causa responsabilità altrui quando – denuncia Talarico – da questa giunta non viene speso neanche un euro dei fondi della nuova programmazione 2007-2013”.
“E’ ormai scaduto il tempo delle analisi e degli studi – conclude l’esponente politico dell’UDC –. Lo scaricabarile non funziona più. Chi ha responsabilità di governo deve governare. Soprattutto di questo, tra otto mesi, Loiero dovrà rendere conto agli elettori calabresi”.Reggio Calabria 11.07.2009L’Ufficio Stampa
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Se questo è un partito
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Il Pd è già rotto, ecco chi raccoglierà i cocci
Lo scontro, in pochi giorni, è già diventato incandescente. Il segretario uscente, con una certa sfrontataggine, si presenta come il nuovo contro il vecchio. Bersani, invece, fa appello ai nostalgici del partito degli iscritti e pensa a un modello organizzativo simile ad una bocciofila. Di Marino si sa poco, ma poco si deve sapere visto che il terzo uomo conta di raccogliere suffragi fra gli scontenti dell’una e dell'altra parte. Ad accendere le polveri ci ha pensato Massimo D’Alema che, sparando ad alzo zero contro la segreteria Franceschini, sogna un partito che metta la parola fine al nuovismo e soprattutto al veltronismo. Dopo l’intervento dell'ex premier molti nel Pd pensano che il congresso non deciderà solo il vincitore ma stabilirà anche quanti partiti nasceranno al termine dell’assise. Ecco perché si torna a parlare di scissione. L’area di sofferenza nel Pd è molto estesa. Gli scenari sono inquietanti. Il primo scenario prevede una larga vittoria di Bersani. L’ex ministro può godere dell’appoggio di molte organizzazioni periferiche e anche le deboli federazioni del Nord possono preferire lui a un Franceschini che sembra appesantito dalla burocrazia politica romana. Una vittoria larga di Bersani creerebbe un problema molto serio ad almeno tre componenti del Pd. In primo luogo ai veltroniani. È difficile immaginare che questa area che ha fatto del nuovismo e del partito leggero la propria bandiera possa accettare quello che reputerà un vero balzo all’indietro. L’idiosincrasia fra dalemiani e veltroniani, che accompagna e sopravanza quella fra i due leader, rende per molti veltroniani inverosimile una convivenza nello stesso partito diretto da Bersani. Malgrado il silenzio di Prodi c’è, inoltre, una buona parte della componente legata all’ex capo dell’Ulivo che si sentirebbe a disagio in un partito in cui D’Alema fosse il dominus. Stesso atteggiamento lo avrebbero i rutelliani che temono che un Pd versione Bersani diventi una specie di socialdemocrazia camuffata.Il secondo scenario, in verità al momento improbabile, è quello di una vittoria congressuale di Franceschini. Sarebbero in questo caso i dalemiani a non accettare la convivenza con una leadership movimentista che li spingerebbe a valutare l’ipotesi di una nuova alleanza con la sinistra dispersa di Nencini e Vendola per dar vita a un partito più schiettamente di sinistra.
Il terzo scenario prevede il pareggio fra Franceschini e Bersani. Un pareggio al congresso, cioè nel caso in cui i due candidati raggiungessero pressoché la stessa percentuale di voti degli iscritti, o un pareggio nell’ipotesi di un congresso vinto da Bersani e di primarie vinte da Franceschini. In questo caso il Pd vivrebbe una situazione di blocco strutturale con le due parti costrette a trattare una convivenza difficile in attesa di una nuova resa dei conti.
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Calabria, Abbazia florense: politica e società civile vogliono le dimissioni del sindaco di San Giovanni in Fiore (pd)
Il monumento è in restauro, finanziato dall’Unione europea per 1.490.000 euro, dall’agosto 2007, poi sospeso per ordine della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio di Cosenza (Sbap).
L’appaltatore ha denunciato ai carabinieri e all’Autorità di vigilanza sui lavori pubblici l’attivazione di un presunto «sistema di furberie» da parte del Comune di San Giovanni in Fiore, che a suo avviso avrebbe assegnato illegittimamente la progettazione e direzione delle opere ammesse a finanziamento. In proposito, i deputati Angela Napoli (Pdl) e Franco Laratta (Pd), hanno presentato al ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, due distinte interrogazioni parlamentari.La Procura di Cosenza ha disposto il sequestro preventivo del monumento sulla base di una perizia del prof. Francesco Bencardino, dell’Università della Calabria, da cui emergono lesioni e problemi di stabilità e sicurezza, confermati da un sopralluogo dei carabinieri del Nucleo di tutela e conservazione del patrimonio artistico e culturale di Cosenza e da una relazione della stessa Sbap del capoluogo di provincia calabrese. I militari hanno denunciato per danneggiamento il responsabile unico del procedimento e i tre direttori dei lavori.
I firmatari del manifesto pubblico sostengono che l’iter del progetto di restauro e la gestione politica e amministrativa dello stesso hanno portato a gravi danni al monumento e alla figura di Gioacchino da Fiore, che Dante Alighieri definisce «di spirito profetico dotato» nel Paradiso della Divina Commedia.
A favore dell’Abbazia florense si erano pronunciati Marcello Veneziani, Vittorio Sgarbi, Salvatore Borsellino, Gianni Vattimo, Luigi De Magistris, Cosimo Damiano Fonseca, Mauro Minervino, Beppe Grillo e Rosanna Scopelliti.
La Regione Calabria ha sospeso il finanziamento europeo in questione e il presidente del consiglio comunale di San Giovanni in Fiore ha negato un consiglio sull’argomento richiesto dalla minoranza.
Per questi motivi, scrivono i firmatari del manifesto, «il sindaco e la giunta rimettano il mandato». Napoli e Laratta sono del parere che i responsabili debbano pagare. La parlamentare del Pdl, in un comunicato stampa, ha condannato «l’atteggiamento pilatesco» del comune calabrese; mentre Mario Oliverio, presidente della Provincia di Cosenza originario di San Giovanni in Fiore, ha recentemente dichiarato alla stampa di non sapere nulla della vicenda dell’Abbazia florense.
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Calabria, Abbazia florense: si dimettano sindaco di San Giovanni in Fiore, governatore regionale e vertici delle Soprintendenze
Paride Leporace, direttore di "Il Quotidiano della Basilicata"
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