Facciamo circolare un'idea diversa....della politica.

sabato 21 giugno 2008

Con aria e acqua si fa la benzina

È l'energia racchiusa nell'uovo di Colombo. Si comincia prelevando l'anidride carbonica dall'aria. Poi si prende dell'acqua, e si separa l'idrogeno dall'ossigeno. A quel punto, unendo gli atomi di idrogeno con quelli di carbonio, si ottengono – come dice la parola stessa – degli idrocarburi. Non fossili, ma nuovi di zecca.Jeffrey Martin e William Kubic, due scienziati del Los Alamos National Laboratory – il centro di ricerca dove fu concepita la prima bomba atomica – non sono i primi a sognare di poter alimentare le automobili del futuro con aria e acqua. Ma la novità è che, durante un convegno in Florida, hanno annunciato di aver perfezionato l'idea con poche, strategiche innovazioni. E assicurano che quel sogno è alla portata del genere umano. «La tecnologia per produrre carburanti da quelle abbondanti materie prime è, nei fatti, già disponibile», scrivono Martin e Kubic.Ora, prima che alla portata del genere umano, sarà più facilmente alla portata degli americani. «Il nostro progetto – si legge in un comunicato di Los Alamos – favorisce la sicurezza energetica americana, perché riduce la dipendenza dalle importazioni di petrolio». È utile ricordare che la missione del laboratorio del Manhattan Project – tutt'oggi responsabile della sicurezza del deterrente nucleare americano – è la «sicurezza nazionale». Il comunicato non dice se la procedura inventata da Martin e Kubic sia stata brevettata o meno. Ma il fatto curioso è che il suo nome è stato registrato come un vero e proprio marchio di fabbrica. E, per di più, con un sapore vagamente patriottico: «Green Freedom». Inutile dire che questa benzina sintetica, in quanto fabbricata con la CO2 prelevata dall'atmosfera, avrebbe un impatto neutro sull'algebra del riscaldamento climatico. Già oggi è possibile estrarre la CO2 dall'aria, portandola a contatto con del carbonato di potassio. Ma la chiave di volta di Green Freedom sta nel passo successivo, quando la CO2 va ulteriormente separata: «Abbiamo trovato il modo di ridurre del 96% l'energia necessaria a questo passaggio, rendendo l'intero progetto economicamente sostenibile».Secondo i loro calcoli, ci vogliono 5 miliardi di dollari, per costruire un impianto capace di fabbricare 18mila barili al giorno di benzina sintetica, derivata dall'aria e dall'acqua. Senza violare nessuna legge della fisica, Green Freedom promette di essere energeticamente in attivo, nonostante – anche solo per "spaccare" le molecole di acqua – richieda notevoli quantità di energia. Non a caso si fa notare che, se funzionasse in coppia con una centrale nucleare, i costi si abbasserebbero ulteriormente.Considerando gli elevati costi iniziali, Martin e Kubic calcolano che Green Freedom «sarà economico il giorno in cui la benzina costerà 4,60 dollari al gallone». Oggi in America – complice la storica, generosa fiscalità alle pompe di benzina – il carburante costa circa 3 dollari al gallone. Dunque in Europa, dove la benzina costa più del doppio, sarebbe già economico da oggi. Di Marco Magrini
FONTE: IL SOLE24ORE.COM

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giovedì 19 giugno 2008

COS'è LA ROBIN HOOD TAX?


La Robin Hood tax è una nuova tassa che consiste in un prelievo, previsto una tantum, sugli utili che i petrolieri, le banche e le assicurazioni hanno guadagnato dall’aumento del costo del petrolio riferito alle scorte petrolifere.In particolare, gli operatori saranno obbligati a far emergere, nella gestione contabile delle scorte petrolifere, la plusvalenza; questo utile è realizzato dalla differenza tra le scorte di petrolio comprate e accantonate a prezzi più bassi e poi vendute a valore di mercato cresciuto.
Secondo le previsioni del Ministero dell’Economia e delle Finanze la Robin Hood Tax porterà nelle casse dello Stato circa 2 miliardi di euro.

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In Sicilia i democratici rischiano l'estinzione

Gaetano Mineo PALERMO In Sicilia, il centrodestra pigliatutto. Conquista le otto Province andate alle urne, strappando così le ultime roccaforti al partito di Veltroni: Siracusa, Enna e Caltanissetta. Stravince in modo particolare alle comunali di Catania e Messina.
Come inaspettate sono state le percentuali dei vincitori: dal 60 a oltre il 75% di preferenze, sfiorando in alcuni casi l'80%. In sostanza, in Sicilia si ha l'impressione di ritornare al famoso 61 a 0 del 2001, quando l'allora Casa delle libertà conquistò nell'Isola tutti i seggi del Parlamento in palio. Dunque, il centrodestra fa il pieno. E se per presidente del Senato, Renato Schifani, il risultato elettorale conferma che nel Paese «è cambiato il vento, ed è cambiato in profondità», per il coordinatore del Pd in Sicilia, Francantonio Genovese, nonché candidato sconfitto a sindaco di Messina, il dato «è sconfortante». A dire il vero, non si sono registrate tante reazioni al voto da parte degli esponenti del partito di Veltroni che, proprio in Sicilia, «rischia l'estinzione», come sottolinea lo stesso deputato alla Camera del Pd, Vladimiro Crisafulli. Al voto sono andati 147 comuni, 40 dei quali con oltre 10 mila abitanti e di cui 23 andranno al ballottaggio del 29 e 30 giugno prossimi. Protagonista, di certo è stato anche l'astensionismo che ha segnato un 9% in meno (55%) di affluenza rispetto alle politiche di aprile. Poi, una curiosità: non ce l'ha fatta al primo turno Vittorio Sgarbi a diventare sindaco di Salemi (Trapani). Il critico d'arte, appoggiato da tre liste (Udc, Dc e la lista civica «Donne e giovani di centro»), infatti, dovrá vedersela al ballottaggio con l'avversario del Pd. Ecco, invece, alcune cifre delle provinciali. A Palermo, il candidato del centrodestra ha avuto il 72,30% contro il 27,70% di quello del centrosinistra. A Catania Pdl-Udc-Mpa ha ottenuto il 77,62% rispetto al 18,6% di Pd-Pdci e Idv. Al voto sono andati 147 comuni, 40 dei quali con oltre 10 mila abitanti e di cui 23 andranno al ballottaggio del 29 e 30 giugno prossimi. Protagonista, di certo è stato anche l'astensionismo che ha segnato un 9% in meno (55%) di affluenza rispetto alle politiche di aprile. Poi, una curiosità: non ce l'ha fatta al primo turno Vittorio Sgarbi a diventare sindaco di Salemi (Trapani). Il critico d'arte, appoggiato da tre liste (Udc, Dc e la lista civica «Donne e giovani di centro»), infatti, dovrá vedersela al ballottaggio con l'avversario del Pd. Ecco, invece, alcune cifre delle provinciali. A Palermo, il candidato del centrodestra ha avuto il 72,30% contro il 27,70% di quello del centrosinistra. A Catania Pdl-Udc-Mpa ha ottenuto il 77,62% rispetto al 18,6% di Pd-Pdci e Idv. A Messina ha vinto col 76,01 Pdl-Udc-Mpa lasciando l'avversario Pd-Idv e partito socialista a quota 22% circa. A Trapani Pdl-Mpa-Udc hanno conquistato il 65,79% contro il 30,78% di Pd-Idv. E ancora: ad Agrigento ha vinto il centrodestra con il 67,88%, mentre l'opposizione non ha raggiunto il 15%. A Siracusa il centrodestra ha chiuso a quota 68,55% rispetto al 31,45% degli avversari. A Caltanissetta, il centrodestra ha superato con il 63,50% l'avversario di Pd-Idv rimasto invece a quota 29,82%. Poi c'è il «caso» Enna dove dopo 15 anni il centrodestra col 53,87% andrà a governare. In merito a una sintetica analisi politica del voto, acclarata la netta sconfitta del partito di Veltroni per il quale già in Sicilia si chiede l'azzeramento dei vertici, c'è da dire che oltre alla confermata supremazia del Partito delle libertà, indubbiamente l'asse Cuffaro-Lombardo è risultato sempre più compatto e forte in Sicilia. E così se da un lato il leader del Mpa Raffaele Lombardo, che è anche presidente della Regione Siciliana, lancia un monito al premier, osservando: «Mi auguro che Berlusconi voglia cogliere il significato di questo successo come una speranza affidata a lui», dall'altro il neo senatore dell'Udc, Salvatore Cuffaro, precisa che ìi dati delle consultazioni «sanciscono un risultato importante per l'Udc che si attesta in Sicilia oltre il 20% e si conferma forza determinante per il centrodestra nell'Isola».
FONTE:ILTEMPO.IT

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Sì del governo alla manovra triennale Berlusconi: Robin tax a scopo sociale


Roma - Via libera del cdm alla manovra economica triennale e ai provvedimenti collegati con un consiglio dei ministri lampo durato solamente 40 minuti. Per il 2009 intervento 13 miliardi, nel 2010 e 2011 di 7,1 e 14,6. L' innovativo intervento su banche, petrolieri e assicurazioni avranno "destinazione sociale", detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al termine del Cdm, nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi. "Abbiamo chiesto ai singoli ministri dei sacrifici". Il premier ha confermato poi che il pareggio di bilancio sarà raggiunto entro il 2011."E' stato un mese di lavoro molto duro da parte della presidenza del Consiglio e del ministro Tremonti, di cui siamo orgogliosi".
"Semplificazione storica" Per le imprese e i cittadini arriverà una "semplificazione storica", ha spiegato il premier, una semplificazione che "darà alle imprese e agli imprenditori la possibilità di applicarsi allo sviluppo delle proprie imprese".
Tremonti "Chiediamo a tutti di fare un piccolo passo indietro per fare tutti un grande passo avanti": lo ha detto il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, spiegando a cosa punta la manovra. E ha annunciato che il governo creerà un Fondo di sostegno alle persone anziane e deboli "per acquisti di prodotti di base alimentari ed energetici".
Federalismo fiscale "Facciamo il federalismo fiscale, la vera riforma...". Per il governo è un punto fermo, come ha ribadito il ministro dell'economia sottolineando le motivazioni che hanno portato ad anticipare la manovra per lasciare la possibilità di discutere il federalismo nella sessione autunnale. Oltre alla delega su questa materia ci sarà una delega anche per Roma capitale e una per il Codice delle autonomie. "Rotto il tabù delle discussioni interminabili" La manovra economica varata oggi oltre alle novità tecniche ne presenta anche altre da non sottovalutare: a cominciare dalla fine elle "vecchie finanziarie fatte di discussioni interminabili", ha detto Tremonti, a proposito del via libera record della manovra da parte del cdm. "Prima - ha ricordato - si cominciava a discutere a maggio e si finiva a dicembre. Poi arrivava la trimestrale di cassa a marzo e dopo appena due mesi di pausa si ricominciava col Dpef. Da oggi si cambia".
Robin tax con Ires al 33% La tassa sui petrolieri agirà "sulle scorte di magazzino, sull'entità dei diritti minerari e anche con un'addizionale. Riportiamo dal 27 al 33% le aziende che operano in questo settore" ha precisato Tremonti aggiungendo che "togliamo l'agevolazione che era stata graziosamente concessa dal governo Prodi". L'aliquota abbassata al 27% dal precedente governo è quella dell'Ires.
"Moratti? darà meno soldi a Mourinho..." "Vorrà dire che ridurranno l'ingaggio a Mourinho, tanto l'Inter è sempre forte". Così Tremonti liquida con una battuta la richiesta di un commento rispetto alla contrarietà dei petrolieri.
Card anziani La 'card' per gli anziani sarà "anonima" e sarà "consegnata alla posta insieme alla pensione", ha detto il ministro dell'Economia, ricordando una precedente esperienza in voga nell'America degli anni '70. ''E' un fondo che stiamo cercando e sarà destinato all'acquisto da parte dei pensionati minimi dei prodotti alimentari e allo sconto per la bolletta elettrica. Stiamo definendo un sistema per il quale con una carta prepagata una persona possa acquistare in assoluta riservatezza beni alimentari scontati. E' solo l'inizio, ma è meglio questo che niente". La carta - ha aggiunto Tremonti - "sarà consegnata alle poste quando si riceverà la pensione". FONTE: IL GIORNALE.IT

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lunedì 9 giugno 2008

PRO LOCO: il presidente Magli smentisce l'apparente gesto di reponsabilità

A distanza di qualche settimana dalla rassegnazione delle sue dimissioni, il Presidente uscente della locale Pro-Loco, Venanzio Magli sembra aver già smentito l’apparente gesto di responsabilità compiuto. Ad oggi infatti il tesseramento ancora non è stato indetto. In questo modo Magli, pregiudica in modo irreversibile la programmazione estiva già compromessa. Ancora non ci è chiaro il motivo dell’atteggiamento disfattista del Presidente dimissionario che sembra non avere per nulla a cuore la nostra piccola comunità. La sua attività di presidente che è durata svariati anni non fa registrare nulla di positivo a parte una festa organizzata in due edizioni a Bosco Faeto, ciò nonostante sembra non aver nessuna intenzione di restituire ad Aiello un’istituzione importante per lo sviluppo culturale, sociale e turistico come la Pro-Loco. Visto che alcune testate giornalistiche hanno precisato che la causa di inattività dell’associazione in tutti questi anni non è da imputare solo al presidente, ma a tutto il direttivo, vogliamo evidenziare che le responsabilità di ogni ulteriore ritardo nel rilancio dell’associazione vanno ricercate esclusivamente nella persona di Venanzio Magli, a cui spetta il compito di convocare l’assemblea. L’appello che noi gli rivolgiamo è quello di mettere da parte i rancori e di avviare al più presto il tesseramento in modo da salvare il salvabile e da mettere fine ad una situazione vergognosa che ora sta diventando ridicola. Un appello và anche al sindaco Perri perché s’impegni a spronare gli organi di controllo e supervisione dell’associazione, al presidente regionale UNPLI Domenico Bloise e a quello provinciale Ceresia, ai quali chiediamo trasparenza mediante la pubblicazione degli atti della sede di Aiello a cominciare dallo statuto.

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LA DOMINAZIONE ANGIOINA DI AIELLO CALABRO

Carlo I d'Angiò, divenuto Re di Sicilia già dal 1263, aveva posto ai suoi seguaci ovunque fosse necessario di esercitare un forte potere di controllo: così, nel 1265 troviamo Guglielmo Usvardo come castellano di Ajello, comandante di una nutrita guarnigione. La rivolta contro il dominio angioino, scoppiata all'arrivo in Italia (1268) di Corradino, figlio di Federico Il, vide grandi episodi di valore, come la resistenza di Ajello e di Amantea contro Pietro Ruffo. Ma il Giustiziere Giovanni Brayda e l'Arcivescovo di Cosenza Tommaso da Lentini assoldarono un gran numero di armate e riconquistarono le città, assieme a quella di Arena, infierendo sui "traditori". I documenti dell'epoca (1269) ce ne narrano i nomi, la loro prigionia nel castello di Ajello, le feroci torture: "....extrahi ambos oculos... a radicibus... jumenti trahi et suspendi...".
E nel 1270 la guarnigione del castello era, unitamente a quella di Stilo, la più numerosa di tutta la Calabria: un castellano "scutifer', con Io stipendio giornaliero di un tarì e 4 grana (24/100 di ducato), e ben 20 "servientes", con 8 grana l'uno.Altri fedelissimi di Re Carlo venivano sistemati, in quegli anni (1271-1273), a posti di responsabilità: Lodovico de Royre e Guglielmo de Foresta (già castellano di Cosenza), entrambi capitani di guerra, furono i castellani di AjeIlo e di Pietramala, l'odierna Cleto, mentre Stefano de Paolo è mastrogiurato della città.Tutte le principali cariche erano allora distribuite ai francesi, provenzali, guelfi, e comunque a forestieri, cui si affiancavano i baroni, il clero, arrendatori (appaltatori) d'imposte ed esattori, gravando la popolazione di pesanti imposizioni ed abusi. Nel 1276, Ajello, che contava meno di 1000 abitanti, doveva pagare enormi tasse per il mantenimento delle milizie. Nel 1321 fu Giovanni, conte di Gravina, fratello di Re Roberto e nel 1421 Luigi III d'Angiò nomina capitano e castellano ad avere in feudo la città e le dipendenze di Pietramala, Lago, Savutello. Passate ad Andrea Di Sorrento, le terre, ereditate dalla figlia Antonia e dal marito Artusio Pappacoda, vennero vendute nel 1425, con l'assenso di Luigi III tramite il suo giudice e consigliere Antonio Telesio, a Giovanni Sersale, della nobile famiglia di Sorrento stabilitasi anche a Cosenza e Belvedere.
La regione visse in quei secoli un periodo difficilissimo, contrassegnato da rivolte (famosa quella dei Vespri Siciliani del 1282) contro le angherie francesi, e da guerre di questi contro gli Aragonesi.

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sabato 7 giugno 2008

Nuovo record per il petrolio, aumentano i carburanti




Oggi i futures sul greggio con scadenza a luglio hanno messo a segno il rialzo piu' forte in termini di dollari nella storia, volando fino al record assoluto a 139,12 dollari al barile, con un rialzo superiore agli 11 dollari. La chiusura sul Nymex e' stata a un valore di 138,54 dollari al barile, in rialzo di 10,75 dollari, ovvero dell'8,4%, rispetto all'ultima rilevazione di ieri. Su base settimanale, le quotazioni del greggio sono salite del 8,8 per cento.
Nonostante il balzo delle quotazioni del greggio, aumentate solo ieri di piu' di 11 dollari, non c'e' alcuna crisi petrolifera: a sostenerlo e' stato oggi il segretario americano all'Energia, Samuel Bodman, in Giappone per il vertice del G8.
Il responsabile statunitense ha detto che i forti aumenti di ieri e la chiusura record a oltre 139 al barile rappresentano uno "shock" per l'economia americana. Secondo Bodman, tuttavia, non sono necessari interventi da parte dei governi per regolamentare i mercati. Da un incontro dei ministri dell'Energia degli Otto Grandi in corso a Aomori, nel nord del Giappone, e' nato l'invito alle maggiori economie a lavorare "per la trasparenza e stabilita' del mercato globale energetico, per aumentare gli investimenti ecocompatibili, per migliorare efficienza e risparmio energetico, per diversificare il mix delle energie disponibili, per mettere in sicurezza le infrastrutture critiche, per ridurre la carenza d'energia e per rispondere ai cambiamenti climatici a favore di uno sviluppo sostenibile".
Aumentano benzina e diesel
Tornano a muoversi verso l'alto i prezzi di benzina e gasolio dopo la nuova impennata del costo del greggio. I listini dei prezzi consigliati ai gestori segnano infatti i primi movimenti al rialzo dopo la battuta d'arresto che nei giorni scorsi aveva finalmente fatto cambiare rotta alla corsa al rialzo dei carburanti.
A ritoccare all'insu' i prezzi sono in particolare Api, Ip e Shell, quest'ultima con una quotazione molto vicina al record storico di benzina e diesel di 1,527 euro al litro toccato lo scorso 28 maggio. FONTE: RAINEWS24

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Vola il petrolio, a picco le borse


Il petrolio ha superato ieri i 139 dollari al barile, per poi chiudere poi a 138,44. In 24 ore il greggio ha guadagnato 10,75 dollari a New York, l'aumento giornaliero più elevato di sempre.
Petrolio e disoccupazione affondano Wall Street e alimentano i timori di una recessione americana. Il Dow Jones chiude la seduta lasciando sul terreno il 3,27% a 12.192,47 punti (-411,98 punti), il Nasdaq arretra del 2,96% a 2.474,56 punti, mentre lo S&P 500 cala del 3,14% a 1.359,96 punti.
A spingere i listini in territorio negativo fin dall'apertura è stato il dato sulla disoccupazione, salita a maggio al 5,5%, dal 5,0% di aprile, superando nettamente il 5,1% previsto dagli economisti. Si tratta del maggior rialzo mensile dal febbraio 1986: il livello raggiunto dalla disoccupazione americana risulta cosi il più alto in oltre 3 anni e mezzo, da ottobre 2004. La situazione degli indici è poi andata peggiorando con il petrolio a passo di record: dopo aver infranto quota 137 e 138, le quotazioni del greggio si sono spinte fino a 139,12 dollari, il nuovo record storico. In una sola seduta, l'oro nero è balzato di 10,75 dollari, segnando così il maggior rialzo giornaliero.
La fiammata delle quotazioni petrolifere penalizza le compagnie aeree: Northwest cede l'8,93% a 7,34 dollari, Continentale perde l'8,75% a 13,87 dollari, mentre Delta arretra del 7,89% a 6,30 dollari. In pesante flessione anche i finanziari, con Citigroup che perde il 5,47% a 20,06 dollari, Washington Mutual il 12,54% a 7,83 dollari. Ancora sotto pressione Lehman Brothers, -4,61% a 32,29 dollari. Male gli automobilistici: Ford -5,63% a 6,04 dollari e Gm -4,87% a 16,22 dollari. Soffrono anche i titoli retail, con Wal Mart in calo del 2,39% a 58,87 dollari.
FONTE: RAINEWS24

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BIOHEAT: UN PROGETTO EUROPEO CON L'ENEA PER PROMUOVERE IL RISCALDAMENTO A LEGNA


Negli ultimi venti anni le caldaie a legna hanno subito una notevole evoluzione tecnologica, passando dai vecchi sistemi a caricamento manuale alle più sofisticate caldaie moderne dotate di caricamento automatico e dispositivi di controllo della combustione. Questi nuovi sistemi sono in grado di soddisfare totalmente il fabbisogno delle unità abitative con rendimenti termici che possono superare il 90%. Le moderne caldaie bruciano combustibili legnosi di alta qualità, come il cippato di legna o i pellets (pastiglie di segatura compressa), con emissioni atmosferiche paragonabili a quelle dei sistemi tradizionali a gasolio o metano.
Un elenco dei fornitori di caldaie e del combustibile legnoso è disponibile nel sito internet http://www.bioheat.info/, realizzato nell'ambito del progetto BIOHEAT (Ilsolea360gradi, n. 2/2002), finanziato dal Programma europeo ALTENER. Il sito internet è nato con l'idea di diventare il punto di riferimento del settore del "riscaldamento a legna" a livello europeo; infatti è realizzato in undici diverse lingue, contiene un elenco di installatori e fornitori di caldaie, di distributori di combustibili legnosi, di riferimenti dei più importanti consulenti energetici in ogni paese, oltre ad una panoramica di esempi di impianti realizzati con successo. Nell'ambito dello stesso progetto, sono inoltre previsti diversi seminari e visite d'impianti di riscaldamento a biomassa. L'obiettivo è di far decollare anche in Italia l'utilizzo di questa tecnologia, che nel nord Europa si avvia a divenire lo standard di riferimento. Oltre al vantaggio ambientale e di sostenibilità energetica, questi impianti, grazie all'attuale sistema fiscale, risultano economicamente molto convenienti nel nostro paese: a parità di calore fornito, i combustibili legnosi costano circa la metà di quelli fossili. Il costo dell'investimento iniziale, generalmente maggiore, viene quindi rapidamente ammortizzato.
L'ENEA mette a disposizione gratuitamente tre pubblicazioni realizzate per promuovere il riscaldamento a legna ed indirizzate, rispettivamente alle amministrazioni pubbliche, ai consulenti e ai progettisti. Esse sono disponibili sul sito internet http://www.enea.it/ (pubblicazioni on line) oppure possono essere richieste all'indirizzo segnalato in basso. L'ENEA ha istituito, inoltre, una linea telefonica dedicata per avere informazioni sull'argomento e una prima consulenza tecnica (studio di prefattibilità) su progetti specifici, allo scopo di favorire sul territorio nazionale la diffusione di questi sistemi di riscaldamento.

Per informazioni su pubblicazioni e progetto: ENEAtel. 06 30483482 Responsabile: Ing. Luca Castellazzie-mail: luca.castellazzi@casaccia.enea.it

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lunedì 2 giugno 2008

BOSCO FAETO: l'area picnic riversa in uno stato di abbandono

Bosco Faeto, l’unica attrazione naturale del Comune di Aiello Calabro, meta ogni anno di molti turisti necessita di interventi urgenti. L’area pic-nic infatti è in condizioni disastrose. I tavoli in legno sono rovinati, le staccionate di sicurezza sono marcite, costituendo un pericolo per grandi e piccoli. Le griglie sono assenti così come i giochi per i bambini. Come se non bastasse, l’area sta diventando una pattumiera, cosa che ormai nel comune di Aiello Calabro sta diventando normalità, per cui occorre ripulire la zona dai rifiuti. L’estate si avvicina, pertanto bisogna intervenire con estrema urgenza per ridare ad Aiello l’unica attrazione turistica che gli resta. Cogliamo l’occasione per ricordare che la discarica di pneumatici usurati aspetta ancora di essere smaltita, così come la discarica che si trova lungo la strada che porta al vivaio Tardo. Che intenzioni hanno i nostri amministratori a riguardo? Un incendio potrebbe aggravare ancora di più una situazione già delicata. Un appello và al primo cittadini perché metta in atto un politica seria per la salvaguardia dell’ambiente, volta soprattutto a sensibilizzare la comunità verso queste gravi problematiche che spesso vengono sottovalutate attraverso interventi concreti, cominciando magari proprio dallo smaltimento delle gomme di Bosco Faeto.

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2 giugno, un italiano su tre non sa cos’è

L’identità nazionale conta solo per il 45% dei cittadini
Domani è il 2 giugno, festa della Repubblica. Ma il 29% degli italiani dichiara di essere all’oscuro di cosa sia successo il 2 giugno. Forse non è solo questione di ignoranza, ma anche, più in generale, di scarsa appartenenza. Solo il 45% degli intervistati considera rilevante l’identità italiana, rispetto, per esempio, a quella europea. Domani, 2 giugno, si celebra come ogni anno la Festa della Repubblica. Malgrado se ne parli sui media, molti italiani non sanno in realtà quale sia il motivo del festeggiamento (e del conseguente giorno di vacanza): quasi un terzo, il 29%, dichiara infatti di essere all’oscuro di cosa sia successo il 2 giugno e a quale anno di preciso ci si riferisca (il 2 giugno 1946 si tenne il referendum tra monarchia e repubblica: gli italiani scelsero la repubblica, ndr.). Colpisce il fatto che tra questi cittadini meno consapevoli della ricorrenza si rilevi, oltre che una prevedibile maggiore diffusione di persone con basso titolo di studio e spesso disinteressate a qualsiasi tematica politica e sociale, anche la presenza di numerosissimi giovani al di sotto dei 24 anni, specie residenti al sud. Tra i quali vi sono dunque molti studenti che ignorano il motivo del giorno di sospensione delle loro attività scolastiche. Un altro segnale, forse, della sempre minor conoscenza della nostra storia tra le nuove generazioni. Il che potrebbe suggerire agli insegnanti di dedicare qualche minuto per spiegare il senso e l’attualità della ricorrenza. Ma l’esistenza di una così relativamente limitata (e comunque insufficiente) informazione sul merito della festa del 2 giugno può dipendere anche da motivi di carattere più generale, legati al sentimento di appartenenza al nostro paese. Occorre ricordare al riguardo che proprio l’identità e l’orgoglio nazionale mobilitano (ed emozionano) sempre meno gli italiani. Se ne ha una prova indiretta dalle risposte dei cittadini al quesito sul legame maggiormente sentito tra quelli comunale, provinciale, regionale, italiano o europeo. Solo il 45% degli intervistati—vale a dire significativamente meno della metà — dichiara che, dovendo scegliere tra queste diverse identità, la più rilevante è quella nazionale, l’italiana. Gli altri distribuiscono la loro priorità in contesti diversi: la maggior parte (22%) si sente legata soprattutto al comune in cui abita e una quota minore (12%) dichiara di identificarsi di più con la propria regione o con l’Europa intera. Anche in questo caso, si sentono più «italiane» le persone meno giovani, mentre l’opposto accade per le generazioni più recenti. C’è inoltre una, forse scontata, notevole differenziazione in relazione all'orientamento politico: il sentimento di appartenenza all’Italia appare assai meno accentuato (38%) tra gli elettori della sinistra e del centrosinistra, anche perché specie tra costoro si diffonde inmisura maggiore (giungendo al 18%) il senso di identità con l’Europa. Ma l’elemento più indicativo dello stato attuale del sentimento di identità nazionale è la drastica diminuzione nel tempo della sua diffusione. Quattro anni fa, nel 2004, era ancora la maggioranza, seppur di poco (52%), a privilegiare, tra le diverse possibili identità territoriali, soprattutto quella italiana. L’anno scorso questo stesso atteggiamento coinvolgeva esattamente il 50%. Oggi, come si è detto, siamo scesi al 45%. Il trend costituisce un ulteriore indicatore dell'estendersi del più generale senso di sfiducia degli italiani nei confronti del loro paese. E, in certi casi, delle sue istituzioni. AUTORE: RENATO MANNHEIMER Tratto da : corriere della sera.it

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2 giugno 1946: nasce la repubblica


Il 2 giugno 1946 gli italiani votano il referendum popolare per decidere tra repubblica e monarchia. Il 54,3% degli elettori sceglie la repubblica, con un margine di appena 2 milioni di voti, decretando la fine della monarchia e l’esilio dei Savoia. Viene eletta anche un’Assemblea Costituente, con il compito di eleggere il capo provvisorio dello stato e scrivere la nuova carta costituzionale. Nel frattempo riprende la normale dialettica tra le forze politiche, vecchie e nuove, con la contrapposizione, in linea con quanto sta accadendo a livello internazionale, tra i partiti di sinistra e quelli cattolici e librali. Finita la guerra, dunque, l’Italia si incammina lentamente verso la ricostruzione, che è sia materiale – città, case, impianti industriali e infrastrutture stradali e ferroviarie distrutte dai combattimenti e dai bombardamenti aerei – sia istituzionale, dopo venti anni di fascismo.
Con la destituzione e l’arresto di Benito Mussolini il 25 luglio 1943 – come già detto – il re Vittorio Emanuele III affida al maresciallo Pietro Badoglio l’incarico di formare il nuovo governo. L’esecutivo Badoglio resta in carica fino al 22 aprile 1944, quando sarà sostituito da un nuovo governo guidato dallo stesso Badoglio, ma che avrà vita breve. Il 4 giugno 1944, infatti, gli alleati entrano a Roma e il giorno seguente Badoglio rassegna le dimissioni, per poi riottenere l’incarico dal luogotenente. Il Cln – nato ufficialmente a Roma, nei palazzi del Vaticano, il 9 settembre 1943, e composto dai rappresentanti di tutti i partiti antifascisti che si vanno riorganizzando (DC, Pd’A, PDL, PSIUP, PCd’I) – protesta, sia perché la nomina è stata effettuata dal luogotenente, sia perché Badoglio è personaggio troppo compromesso col passato regime. Il Cln ottiene così la nomina del proprio presidente, il demolaburista Bonomi (con l’assenso americano e l’opposizione inglese). Il nuovo governo, al quale partecipano tutti i partiti antifascisti è reso possibile anche dalla cosiddetta svolta di Salerno, con la quale il leader comunista Palmiro Togliatti propone di rinviare la soluzione della questione istituzionale – quale futuro per la monarchia? – a vantaggio della soluzione di governi di unità nazionale per fronteggiare le esigenze del momento, la fine della guerra e l’avvio della ricostruzione. Tra i partiti del Cln naturalmente non mancano contrasti e divergenze di vedute e già durante la fase dei governi di unità nazionale si cominciano a mettere a punto gli strumenti per la successiva, inevitabile, lotta per la conquista del potere. Il 2 giugno 1946, oltre al referendum istituzionale tra monarchia e repubblica, gli elettori votano anche per eleggere l’Assemblea Costituente, che dovrà ridisegnare l’impianto istituzionale italiano. È la prima occasione – dopo il voto per le amministrative – che le forze politiche post-fasciste hanno di "contare" il proprio seguito tra gli elettori: DC 35,2%, PSI 20,7%, PCI 20,6%, UDN 6,5%, Uomo Qualunque 5,3%, PRI 4,3%, Blocco nazionale delle libertà 2,5%, Pd’A 1,1%.Le elezioni del 2 giugno 1946 decretano di fatto la fine del ruolo del Cln e la ripresa del normale confronto tra le forze politiche (anche se l’unità dei partiti antifascisti prosegue formalmente fino al maggio del 1947). Il primo verdetto delle urne è la doppia sconfitta del PCI, che non centra né l’obiettivo di ottenere la maggioranza del blocco delle sinistre sui partiti di centro-destra, né quello di avere più voti del PSI. La DC, d’altro canto, deve fare i conti con la sorprendente affermazione dell’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini (che sfiora la maggioranza assoluta in molte zone del centro-sud), a testimonianza del fatto che molti cattolici non si riconoscono ancora nel partito di De Gasperi. I governi di unità nazionale, figli della Resistenza, durano fino al maggio del 1947, quando il quarto esecutivo guidato da De Gasperi – dopo due governi Bonomi (18 giugno-12 dicembre 1944 e 12 dicembre 1944-19 giugno 1945), un governo Parri (20 giugno – 24 novembre 1945, frutto del "vento del nord", cioè dell’irruzione sulla scena politica nazionale delle forze del Cln-Alta Italia, dopo la liberazione dell’Italia settentrionale) e tre governi guidati dal leader democristiano – inaugura la stagione del centrismo (DC, PLI, PRI e il PSDI di Saragat nato dalla scissione in seno al PSI di Nenni), con l’esclusione del PCI e del PSI dalla guida del paese. Inizia così la fase della rigida contrapposizione tra DC e PCI – più in generale, tra comunismo e anticomunismo – anche in conseguenza di quanto sta accadendo a livello internazionale, con l’inizio della Guerra Fredda; ma siamo anche alla vigilia del "miracolo economico", che trasformerà profondamente l’economia e la società italiana. FONTE:romacivica.net (www.storiaXXIsecolo.it )
Nella foto: Il ministro dell'Interno Giuseppe Romita legge i risultati del referendum istituzionale del 2 giugno 1946 (Publifoto, Milano)

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domenica 1 giugno 2008

La panspermia: una nuova teoria sull'origine della vita


di: Donata Allegri
La Panspermia è la teoria secondo la quale la vita sulla Terra sarebbe arrivata dallo spazio. Secondo questa teoria i semi della vita viaggiano all'interno di comete o meteoriti diffondendosi fra i pianeti. Di qui il termine panspermia ossia "semi dappertutto". Fino a circa 3,8 miliardi di anni fa la Terra, come gli altri corpi celesti, venne bombardata da una pioggia di meteoriti e di asteroidi.
Secondo la teoria della panspermia, sopravvissero solo gli organismi abituati alle alte temperature. Da questi batteri "termofili" discenderebbe tutta la vita che oggi popola il nostro pianeta. L'ipotesi della panspermia già abbandonata in passato è tornata in auge dopo la scoperta, alcuni anni fa, del famoso meteorite proveniente da Marte e ritrovato in Antartide, con impronte simili a quelle fossili lasciate da alcuni batteri in altre rocce terrestri. Alcuni scienziati indiani hanno voluto rispondere ad alcune domande interessanti: fino a quale quota si estende la biosfera? Ci sono microrganismi che vivono fino a 40 chilometri di quota? Il progetto atto a rispondere a queste domande è stato organizzato da vari istituti ed è stato diretto da Jayant Narlikar, della Inter University Centre for Astronomy and Astrophysics di Pune. Inoltre, nel 2002, è stato inviato un pallone tra i 20 e i 41 chilometri di altezza per raccogliere alcuni campioni sterili nella stratosfera; i campioni sono stati analizzati da Chandra Wickramasinghe dell'Università di Cardiff. L'analisi dei campioni sterili ha permesso di individuare due tipi di batteri e un fungo anche alle quote più alte. Si stima che la quantità di materiale biologico che cade sulla Terra sia di circa una tonnellata di microrganismi al giorno. Ë stato impossibile far crescere in laboratorio i batteri raccolti nella stratosfera, che sono risultati molto simili ad altri che vivono sulla superficie. Gli scienziati non hanno ritenuti validi questi risultati ritenendo possibile una contaminazione nel momento in cui i campioni sono stati riportati sulla superficie. I risultati della ricerca sono stati pubblicati dalla rivista "FEMS Letters".
Istituzioni scientifiche citate nell'articolo:
Inter University Centre for Astronomy and Astrophysics Cardiff University

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