Il botta e risposta tra l'Udc di Casini e il Pdl non accenna ad abbandonare la cronaca di queste calde giornate agostane. Il «mai dire mai» con il quale Pier Ferdinando Casini chiude un'intervista rilasciata a Qn lasciando uno spiraglio all'ipotesi che in futuro l'Udc possa ritrovarsi nuovamente alleato di Berlusconi e Fini, lascia soddisfatto Gianfranco Rotondi, ministro per l'Attuazione del programma e leader della Democrazia cristiana per le autonomie che proprio ieri lo aveva invitato a «tenere aperto un dialogo con la maggioranza».
L'invito non era strumentale ma l'ho pensato ascoltando Forlani al funerale di Gava. La nostra generazione - continua Rotondi - rischia di aver fatto molta cronaca e nessuna storia e ritengo che è tempo di realizzare qualcosa di bello per la politica italiana». I toni usati da Rotondi, a quanto sembra usuali tra i vecchi amici della Balena bianca, si sono modificati immediatamente quando è arrivato il rifiuto dell'Udc ad entrare a far parte del Pdl. Il grande partito di centrodesta ha cambiato atteggiamento affidando la replica al portavoce di Forza Italia Daniele Capezzone: «Casini scelga, o prima di lui sceglieranno il Pdl i suoi elettori. Non c'è più spazio per illusioni terziste». «La mia impressione - afferma Capezzone - è che, a partire dal dibattito parlamentare sull'agenda autunnale, l'Udc e il suo leader Pier Ferdinando Casini farebbero bene a rimettersi nell'ordine di idee di scegliere l'intesa con il Pdl, partito che sarà capace di puntare al 50%+1 dei voti, e di rappresentare (unendo liberali, moderati, laici, cattolici) la forza in grado di assicurare la governabilità per lustri». A preferire un dialogo più diplomatico e rispettoso alle minacce di Capezzone è Osvaldo Napoli, vice capogruppo del Pdl alla Camera: «il Partito della libertà è nato nel fuoco della battaglia elettorale con battesimo, dunque, in piena regola per una forza che si è imposta all'attenzione degli italiani come un partito nuovo che può allargarsi in Parlamento e il libero confronto, invocato dal leader dell'Udc, si trova nel dna del Pdl. Eviterei di accendere polemiche o dispute improprie sul numero di delegati cattolici presenti nel partito che si propone di essere, come insegnava Alcide De Gasperi, un partito "dì cattolici" e non "dei cattolici". Il governo guidato da Silvio Berlusconi va giudicato nei fatti: valuti Casini come si sta muovendo il ministro della Pubblica Istruzione o il ministro delle Pari Opportunità o ancora il ministro dello Sviluppo e dell'Economia. Se la sua apertura al dialogo non è un semplice espediente, il confronto si può aprire fin da adesso sulle cose concrete». Non muoverà invece alcun appello per convincere il leader democristiano a sedere tra i banchi della maggioranza o addirittura come responsabile di un qualsiasi dicastero il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri: «Io penso che non debba esserci nessun inseguimento nei confronti di Casini che per due anni ha criticato il progetto del Pdl. Con l'Udc siamo alleati a livello locale e sul piano dei valori e dei contenuti ci sono molte che ci uniscono rispetto alle differenze, ma io resto convinto che il Pdl sia partito con il piede giusto e ribadisco che non bisogna andare all'inseguimento di nessuno».
Fonte:IL TEMPO.IT








