Facciamo circolare un'idea diversa....della politica.

giovedì 30 ottobre 2008

RISORSE ENERGETICHE RECUPERABILI DAI RIFIUTI IN ITALIA

Sono decine di tonnellate equivalenti di petrolio le quantità di energia primaria delle biomasse contenuta nei rifiuti. L'importanza di definizioni e classificazioni chiare per la loro qualificazione energetica.a cura di Angelo Gerli - ITABIA (Associazione Italiana Biomasse

Tra tutte le risorse energetiche un ruolo primario, almeno da un punto di vista quantitativo, è certamente da riconoscere a quelle potenzialmente ricavabili dai rifiuti, cioè dagli scarti derivanti dalle attività umane. La definizione esatta di rifiuto è, come è noto, oggetto di grande discussione, in particolare a livello di legislazione italiana; ancora più discussa è la "rinnovabilità" che, in linea di principio, non può essere associata all'intero insieme delle sostanze presenti nei rifiuti. Più in particolare poi andrebbe decisamente escluso dall'insieme dei "rifiuti" tutto il materiale vegetale non trattato derivante dalle attività agricole e forestali (biomasse vegetali) che, oltre a non creare impatti rilevanti sull'ambiente, conserva integralmente la caratteristica di fonte rinnovabile. A questo proposito l'attuale normativa italiana, che riprende in parte quella europea, classifica i rifiuti in:
Rifiuti solidi urbani, se legati ai consumi della popolazione
Rifiuti speciali, se derivanti da attività produttive e terziarie, incluse le attività agricole e zootecniche.
Il ruolo che i rifiuti possono assumere a fini energetici risulta evidente ove si consideri il fatto che l'energia potenzialmente ricavabile dai 29 milioni di tonnellate di rifiuti urbani che vengono prodotti annualmente in Italia è stata stimata dell'ordine di grandezza di 7 milioni di MWhe/anno, che corrispondenti a circa il 12% del fabbisogno nazionale di energia elettrica ad uso domestico. In effetti, attualmente gli impianti italiani che utilizzano rifiuti urbani per produrre energia, ne bruciano 2,2÷2,4 milioni di tonnellate all'anno, cioè circa il 7,5% dei rifiuti prodotti, si tratta di quantitativi ancora modesti se confrontati con una media europea di circa il 25%. Più difficile risulta la quantificazione dell'attuale utilizzo energetico derivante dai circa 59 milioni di tonnellate di rifiuti speciali (tabella 2) che annualmente vengono prodotti nel nostro paese; si stima tuttavia che questa cifra sia senz'altro molto significativa.

Tra tutte le risorse energetiche un ruolo primario, almeno da un punto di vista quantitativo, è certamente da riconoscere a quelle potenzialmente ricavabili dai rifiuti, cioè dagli scarti derivanti dalle attività umane. La definizione esatta di rifiuto è, come è noto, oggetto di grande discussione, in particolare a livello di legislazione italiana; ancora più discussa è la "rinnovabilità" che, in linea di principio, non può essere associata all'intero insieme delle sostanze presenti nei rifiuti. Più in particolare poi andrebbe decisamente escluso dall'insieme dei "rifiuti" tutto il materiale vegetale non trattato derivante dalle attività agricole e forestali (biomasse vegetali) che, oltre a non creare impatti rilevanti sull'ambiente, conserva integralmente la caratteristica di fonte rinnovabile. A questo proposito l'attuale normativa italiana, che riprende in parte quella europea, classifica i rifiuti in:
Rifiuti solidi urbani, se legati ai consumi della popolazione
Rifiuti speciali, se derivanti da attività produttive e terziarie, incluse le attività agricole e zootecniche.
Il ruolo che i rifiuti possono assumere a fini energetici risulta evidente ove si consideri il fatto che l'energia potenzialmente ricavabile dai 29 milioni di tonnellate di rifiuti urbani che vengono prodotti annualmente in Italia è stata stimata dell'ordine di grandezza di 7 milioni di MWhe/anno, che corrispondenti a circa il 12% del fabbisogno nazionale di energia elettrica ad uso domestico. In effetti, attualmente gli impianti italiani che utilizzano rifiuti urbani per produrre energia, ne bruciano 2,2÷2,4 milioni di tonnellate all'anno, cioè circa il 7,5% dei rifiuti prodotti, si tratta di quantitativi ancora modesti se confrontati con una media europea di circa il 25%. Più difficile risulta la quantificazione dell'attuale utilizzo energetico derivante dai circa 59 milioni di tonnellate di rifiuti speciali (tabella 2) che annualmente vengono prodotti nel nostro paese; si stima tuttavia che questa cifra sia senz'altro molto significativa.
Il risparmio energetico, in termini di riduzione dell'utilizzo di combustibili fossili, è una motivazione importante a favore del recupero energetico dei rifiuti, ma anche altre esigenze dovrebbero spingere verso questa forma di utilizzo. Il recupero energetico, opportunamente integrato col riciclaggio dei rifiuti finalizzato al recupero di materiali ancora riutilizzabili ed attuato con opportune cautele per la combustione ecologicamente compatibile, permetterebbe di ridurre l'emissione dei gas serra, ed, in generale, dei gas e degli effluenti nocivi per la salute e per l'ambiente; inoltre risulterebbe determinante allo scopo di ottenere la riduzione dei quantitativi di rifiuti destinati al deposito improduttivo, e tendenzialmente dannoso, in discarica.
In sintesi: un sapiente bilanciamento sinergico tra recupero di energia e riciclaggio dei materiali consente di ottimizzare il ciclo di trattamento dei rifiuti, minimizzandone l'impatto ambientale. L'importanza di questa centralità sarà evidenziata dalla manifestazione "Ricicla 2002", in programma a Rimini dal 6 al 9 novembre, da quest'anno affiancata da "Ricicla Energia".
Per analizzare, seppure a grandi linee, le metodologie con le quali possono essere sfruttate le risorse energetiche rinnovabili presenti nei rifiuti, facendo riferimento al contesto italiano, è opportuno considerare separatamente, per omogeneità con il quadro normativo, le situazioni inerenti i rifiuti urbani ed i rifiuti speciali.

Fonte: Elaborazione su dati ENEA-Portici
Il primo impulso allo sviluppo in Italia dei sistemi di incenerimento dei rifiuti per la produzione di energia risale agli anni '70, in concomitanza con la crisi energetica e con il conflitto arabo-israeliano del '73. I piani energetici nazionali di quegli anni e la legge 915 del 1982 sulla gestione dei rifiuti contenevano precise norme per lo sviluppo delle energie cosiddette alternative, ricavabili, in particolare, dai rifiuti.
Questa impostazione centrata essenzialmente sul recupero energetico fu progressivamente superata anche per la sensibilizzazione dell'opinione pubblica a seguito di eventi come l'incidente di Seveso del 1976 che posero il problema dello smaltimento di rifiuti nocivi derivanti da impianti industriali. Da qui, l'impostazione del sistema di recupero energetico dei rifiuti non più in chiave unicamente energetica, ma con l'obiettivo di ottimizzare l'impatto ambientale derivante dall'intero ciclo di gestione dei rifiuti urbani. Ne derivano, da un lato, una particolare attenzione alle raccolte differenziate per intercettare quei flussi di rifiuti dai quali è possibile ricavare materie riutilizzabili, dall'altro lato, la tendenza a "qualificare" i rifiuti da utilizzare come combustibili, nell'intento di ridurne i volumi, salvaguardandone nel contempo il contenuto energetico.
Per quanto riguarda l'utilizzo energetico dei rifiuti solidi urbani si cerca di separare i rifiuti organici umidi da quelli secchi, che possono essere bruciati per produrre energia elettrica, o energia elettrica e calore, normalmente utilizzato in reti di teleriscaldamento. I rifiuti possono anche essere bruciati in impianti di combustione appositamente costruiti, o, più frequentemente, in impianti industriali, che bruciano contemporaneamente combustibili tradizionali e rifiuti. Attualmente in Italia risultano operativi una trentina di impianti "dedicati" a griglia mobile (i più recenti con griglie raffreddate ad acqua) o a letto fluido, ed altri tre dovrebbero entrare in funzione entro il prossimo anno per una capacità globale di combustione di 3 milioni e mezzo di tonnellate di rifiuti all'anno. Un dato indicativo dell'attenzione posta al problema della salvaguardia ambientale riguarda il costo del sistema di depurazione, dell'ordine del 50% o anche più, rispetto al costo dell'intero impianto. Tra gli impianti industriali che bruciano rifiuti urbani pretrattati, di importanza primaria sono i forni delle cementerie. La gestione dei rifiuti urbani secondo i criteri accennati si sta dimostrando utile per modificarne positivamente i risultati che ancora nel 1999 registrava l'invio in discarica del 74,4% dei rifiuti prodotti, e la percentuale rimanente suddivisa tra il 7,2% inviata in impianti "dedicati" per la produzione di energia, il 7,4% recuperato come materia od altro, l'8,1% inviato in impianti di selezione per la preparazione di compost, di frazioni secche, di CDR, il 2,9% utilizzato per la produzione di compost (dati ricavati dal "Rapporto Rifiuti 2001" di ANPA ed ONR). ".

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EUROPEE: CASINI, NOI LAVORIAMO PER ACCORDO




"La dichiarazione di Berlusconi e' stata positiva. Il presidente del Consiglio ha ascoltato non solo l'opposizione, ma anche le centinaia di esponenti del suo partito che nei consigli comunali, provinciali e regionali avevavno votato i nostri documenti". Cos'i' il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, commenta le parole del premier Berlusconi uscendo dall'assemblea dei parlamentari di Udc, Pd, Idv e Mpa riuniti, nella Sala della Regina a Montecitorio, contro la riforma della legge elettorale per le europee proposta dalla maggioranza e a difesa del voto di preferenza. "La preferenza - aggiunge - e' un fatto di liberta', che riguarda tutti i cittadini italiani. Noi lavoriamo affinche' ci sia un accordo e perche' la legge elettorale possa essere migliorata". FONTE: LA REPUBBLICA.IT

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domenica 26 ottobre 2008

COSENZA: GENTILE E TREMATERRA, APRIRE CARDIOCHIRURGIA

ASCA) - Cosenza, 22 ott - ''Bisogna definire, entro fine anno, la riorganizzazione sanitaria della Calabria portando a Cosenza almeno gli undici posti letto, previsti dal piano approvato il 2004, per cardiochirurgia''. Lo affermano, in una nota congiunta, i capigruppo in Consiglio regionale di Fi, Pino Gentile, e dell'Udc, Michele Trematerra.''Interveniamo come cosentini - dicono Gentile e Trematerra - ma fuori da ogni campanilismo: siamo lieti che Catanzaro e Reggio Calabria si siano dotati di questo servizio, ma riteniamo assurdo che una branca cosi importante per la salute manchi nella provincia che, da sola, rappresenta il 43% dell'intero territorio regionale''.''La sinistra cerca di fare maggioranza e opposizione- continuano Gentile e Trematerra- creando nel suo seno il dissenso verso se' stessa e verso tre anni e mezzo di gestione governativa, che, non solo hanno ritardato l'attuazione del servizio, ma hanno cancellato quanto di buono era stato fatto nel piano Luzzo''.''Come rappresentanti di forze responsabili - concludono Gentile e Trematerra - ci auguriamo che si possa arrivare entro al fine del 2008 all'approvazione di un atto ufficiale che sigilli la realizzazione di cardiochirurgia all'ospedale civile dell'Annunziata''.red/map/ss
(Asca)

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Napolitano ha sepolto la ferocia culturale degli ex comunisti


Onore a tutti i combattenti e i caduti di El Alamein!: queste parole, fino a pochi anni fa, se pronunciate da un politico italiano avrebbero suscitato un vespaio di polemiche di pretto "marchio antifascista". Ma ieri le ha pronunciate alte e nette, proprio ad El Alamein nel 66° anniversario, Giorgio Napolitano e ora - finalmente - tutti in Italia, anche a sinistra, le dovranno fare proprie.



Il partigiano Carlo Azeglio Ciampi, per primo ruppe il tabù di el Alamein, chiudendo la damnatio memoriae di quei nostri caduti, che la pubblicistica "di sinistra e democratica" ha sempre ignorato, se non disprezzato. Oggi, l'ex comunista Giorgio Napolitano ha dato una ennesima lectio magistralis agli ex comunisti: "Le nuove generazioni devono rispetto e riconoscenza, ai caduti di El Alamein. In questo solenne scenario, che evoca vicende terribili di guerra e di morte, sentiamo profondamente come italiani e come europei il dovere della riconoscenza, della memoria e della riflessione. La sconfitta dell'Italia del 1942 non ha gettato alcuna ombra sui valori di lealtà e di eroismo dei combattenti italiani o tedeschi. I veri sconfitti, anche sulle sabbie di El Alamein, furono i disegni di aggressione e di dominio, fondati persino su aberranti dottrine di superiorità razziale, che avevano trovato nel nazismo hitleriano l'espressione più virulenta e conseguente". Napolitano ha poi addirittura esaltato l'eredità morale dei caduti di el Alamein", rompendo con coraggio un altro tabù della sinistra: "Nella partecipazione dei nostri soldati alle missioni internazionali, sono convinto che si esprima quella stessa carica di lealtà, di coraggio e di umanità che contraddistinse tutti i nostri Corpi e reparti a El Alamein ." Per comprendere quanto questo sia dissonante con la cultura degli ex Pci, basta ricordare il libello, distribuito durante il congresso del Lingotto del 2000 -Veltroni segretario- in cui i Ds di Londra protestavano scandalizzati per la decisione delle autorità inglesi di spostare nel cimitero italiano le salme di 8 soldati italiani morti prigionieri, sepolte sino ad allora a fianco di Ss: "hanno tradito non sono degni di riposare su suolo italiano". Gli 8, peraltro, non erano neanche stati repubblichini, perché erano stati catturati prima dell'8 settembre, in Sicilia. Ma quegli ex comunisti li consideravano tanto indegni di pietas, da negare loro sepoltura su suolo italiano. Una ferocia culturale degli ex Pci che - finalmente - Napolitano ha chiuso e sepolto, si spera per sempre. FONTE:ILTEMPO.IT

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lunedì 20 ottobre 2008

Intanto la sinistra in Calabria rinuncia a una centrale a «emissioni zero» Addio a 1.200 posti di lavoro

di Felice Manti
Milano Mentre la sinistra nazionale tuona contro il «no» del governo al pacchetto Ue sul clima, i dirigenti locali buttano alle ortiche la possibilità di riqualificare un’area ferma da quasi 40 anni, ridurre le emissioni dei gas serra senza rinunciare a un cospicuo surplus energetico con zero costi per lo Stato.Succede in Calabria, regno del governatore Pd Agazio Loiero. Che qualche settimana fa ha detto «no» a una centrale a carbone «pulito», a emissione zero come le «sorelle» di Civitavecchia e Porto Tolle, che avrebbe potuto creare centinaia di posti di lavoro e riqualificare l’area industriale dell’ex Liquichimica, in provincia di Reggio Calabria. Il «niet» è dello scorso 29 agosto. «Senza se e senza ma», tenne a precisare Loiero, perché a suo avviso «il saldo energetico della Calabria è già positivo» e perché «quella centrale è in contrasto con lo sviluppo di quell’area e con il Piano energetico regionale».Il progetto era stato presentato nei mesi scorsi dalla società Sei, controllata da Rätia Energie, Hera, Foster Wheeler Italiana e Apri Sviluppo. L’investimento previsto era di quasi un miliardo di euro, esclusivamente privato, con una ricaduta occupazionale che secondo la Sei sarebbe stata di circa «800 unità in corso di realizzazione e di 400 a regime di produzione». Ma dopo il «no» la società ha chiesto la sospensione delle procedure per il rilascio del Via, la valutazione di impatto ambientale necessaria per dare il via libera ai lavori. E tutto si è fermato. Gongolano i «no» alla centrale, con in testa Legambiente che parla di scampato pericolo per le emissioni di 7,5 tonnellate di Co2, mentre i «sì» arricciano il naso. La ex Liquichimica, fabbrica dismessa da quasi quarant’anni, è uno dei simboli di questa terra. Costruita nel lontano 1974 grazie all’allora famoso «pacchetto Colombo» per il rilancio industriale del Mezzogiorno, la fabbrica doveva produrre bioproteine sintetiche: fieno artificiale per bovini. Ma non è mai entrata in funzione perché pochi giorni dopo la fine dei lavori il ministero della Sanità disse che quelle bioproteine erano dannose per la salute degli animali.Secondo un’inchiesta della Dda di Reggio Calabria a metà anni Novanta, dietro il fallimento della Liquichimica c’era un complotto ordito dalla ’ndrangheta, che non voleva la fabbrica perché «quelle imprese erano estranee a quelli delle consorterie mafiose presenti sul territorio». E per farlo, secondo i pm, arrivò persino a uccidere uno degli ingegneri del progetto, Giovanni Romano, morto in uno strano incidente stradale nel 1976.Qualche mese prima si era anche capito il perché. Poco al largo del porto industriale realizzato nella centrale venne scoperta una nave carica di esplosivo. Era la «Laura C.», lunga 150 metri per 20mila tonnellate di stazza, affondata nel 1943 con il suo carico di tritolo, che l’acqua avrebbe aiutato a conservare, ma «dimenticata» per anni. Finché la polizia non scoprì quelle settecento tonnellate che la ’ndrangheta aveva utilizzato per i suoi attentati e che avrebbe «girato» a Cosa nostra per compiere gli attentati del ’92 e ’93 a Palermo, Roma e Firenze.felice.manti@ilgiornale.it - FONTE: ILGIORNALE.IT

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sabato 18 ottobre 2008

Vivaio Tardo: Persiste la discarica abusiva


AIELLO CALABRO – è passato molto tempo ormai da quando mesi fa abbiamo denunciato la presenza di una discarica abusiva lungo la strada che porta a vivaio Tardo. Purtroppo ancora una volta siamo rimasti delusi dalle istituzioni locali.Infatti non solo la nostra denuncia non ha avuto alcun seguito, ma i nostri amministratori non si sono nemmeno degnati di dare delle spiegazioni a riguardo. Ricordiamo che l’abuso in questione riguarda una ex discarica chiusa che è tornata ad essere deposito abusivo di immondizia di ogni genere. Come se non bastasse, la rete che dovrebbe impedire l’accesso alla stessa è danneggiata in più punti. La zona in questione, come se non bastasse, è interessata dal pascolo, che potrebbe venire contaminato con eventuali sostanze tossiche presenti nell’aria in questione. Il nostro appello è ancora rivolto agli amministratori locali perché si prodighino a risolvere il problema e perché forniscano una spiegazione a riguardo, evitando di adottare “la politica del lasciar perdere” come è stato fatto fino ad ora.

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mercoledì 15 ottobre 2008

Elezioni in Canada/ Vincono i conservatori di Stephen Harper



Il primo ministro canadese uscente, Stephen Harper (NELLA FOTO), si è dichiarato vincitore nelle elezioni generali che si sono svolte ieri, con una rafforzamento del suo partito conservatore che però non potrà che formare di nuovo un governo di minoranza, per la terza volta i quattro anni. Da parte sua il leader del Partito liberale, all’opposizione, Stephane Dion, ha ammesso la sconfitta e fatto gli auguri a Harper, cui ha promesso la sua collaborazione.
"I canadesi hanno votato e pianificato così la strada futura del nostro Paese", ha detto Harper ad una fola di sostenitori festanti a Calgary, la sua città nell’Alberta. Secondo i voti finora scrutinati, i conservatori hanno ottenuto 144 dei 308 seggi nel parlamento di Ottawa, rafforzando così la loro maggioranza. Anche se sono riusciti a guadagnare la fiducia di molti canadesi come migliore opzione per guidare il Paese fuori dalla crisi economica, i conservatori hanno tuttavia bisogno dell’appoggio dell’opposizione per governare, trattandosi ancora una volta, per la terza volta di quattro anni, di un governo di maggioranza. Una sponda che i liberali gli hanno già concesso. "I canadesi mi hanno chiesto di essere il leader dell’opposizione e io mi sento onorato di accettare questa responsabilità", ha detto da parte sua il leader liberale, Dion, il cui partito nel nuovo parlamento avrebbe 77 seggi ed ha perso terreno sia nei confronti dei conservatori, sia del New Democratic Party, che tende a sinistra, ottenendo il suo peggiore risultato dal 1984. Dion ha promesso di collaborare con il premier: "Ho parlato con il primo ministro Harper e mi sono felicitato con lui, offrendogli la mia collaborazione in questi tempi difficili", ha detto. FONTE:AFFARIITALIANI.IT

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lunedì 13 ottobre 2008

Il Pd vuole la piazza L'Udc non ci sta


La crisi sta mandando in crisi l'opposizione. Non è solo un gioco di parole. È la fotografia di quanto sta accadendo nel centrosinistra in queste ore. Il Pd non molla. Anche in questa fase di estrema crisi finanziaria e di prossima crisi economica che si sta per abbattre sul nostro sistema, insiste con la piazza.


Il segretario Walter Veltroni prende una linea piuttosto tortuosa e avverte: resta la manifestazione del 25 ma dice sì al dialogo in Parlamento per fronteggiare la crisi dei mercati come atto di responsabilità verso l'Italia ma non verso Berlusconi. Quindi spiega Veltroni: oggi «stiamo vivendo la crisi più spaventosa che la nostra generazione abbia mai conosciuto. Una crisi planetaria che cambia i paradigmi fondamentali della nostra società e contagia anche l'industria e l'economia reale». Nonostante la maggiore solidità e liquidità del sistema bancario italiano, per il leader Pd «le nostre aziende vivono già nel dramma. Il governo Berlusconi non se ne è accorto». «Chi governa - aggiunge Veltroni - deve dimostrare se è o no all'altezza di una crisi di questa dimensione storica. E per ora, purtroppo, non ci siamo proprio». E conferma il corteo che si terrà tra dodici giorni: «La faremo. E sarà una manifestazione grande, popolare, di un'opposizione nazionale che ha forte contenuto di proposta e di alternativa e che vuole unire e rassicurare il Paese. Due anni fa Prodi rispettò la manifestazione della destra a Piazza San Giovanni. Ora Berlusconi faccia altrettanto e rispetti la nostra». Ma l'Udc prende subito le distanze con Francesco Pionati: «Come sarà ancora più chiaro quando arriverà a livello di economia reale, la crisi in atto sta avendo gli effetti di una guerra». Il portavoce del partito di Casini afferma: «Benissimo, dunque, la disponibilità a dialogare di Veltroni - dice Pionati - ma resta la contraddizione di una manifestazione che sembra fatta apposta per creare, al contrario, un clima di scontro. In questa fase bisogna scegliere: o si è responsabili fino in fondo, o si cavalca la piazza. La linea di Casini e quella di Di Pietro, per capirci, non sono conciliabili». E anche dall'interno del Pd si levano nuove voci critiche come quella di Pierluigi Mantini, ex Margherita: «Occorre certamente una nuova lettera di Veltroni per la manifestazione del 25 ottobre. Quella già inviata è esclusivamente contro il governo Berlusconi, ora serve una convocazione "per" il paese nella crisi internazionale, "per" le proposte del Pd». «La discontinuità - afferma Mantini - deve essere evidente, ufficiale, deve avere la forma di un messaggio unitario agli italiani. Il Pd si mette in gioco con grande responsabilità e non è il momento delle divisioni interne. Veltroni sarà interpretare le sensibilità di tutti. Deve farlo». Il Pdl fa fronte comune. Per tutti parla Daniele Capezzone: «Veltroni dovrebbe distinguersi da Di Pietro e Rifondazione. Il Pd deve decidersi e fare una scelta chiara. Stavolta il "ma anche" non è ammesso. Questo è il momento della serietà e della responsabilità». FONTE:ILTEMPO.IT

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Le famiglie emergenti aiellesi tra il 1500 ed il 1600

Nel 1523 i protagonisti della vita cittadina furono le famiglie nobili dei “ De Jannuccio” , Di Malta, Liguori, Gallo, Amato, Borazio, ed altre. Nel 1558 divenne castellano lo spagnolo Don Geronimo de Fonseca, ed il maniero venne descritto nel 1565 come “ de più principali di tutto il regno” anche se l’importanza strategica delle fortificazioni andava diminuendo sia militarmente, sia per la non convenienza politica da parte del potere centrale nel mantenere tali strutture.
Nel 1560 un atto del 12 luglio ci dice che il feudo era passato al Regio Tesoriere Ascanio Amonti, e che la vedova Elionora Sambiase lo avrebbe venduto a Don Fabrizio Pignatelli, marchese di Cerchiara.
Un atro documento del 1574 vede come contessa di Ajello Donna Diana Ventimiglia, erede dei Siscar, finchè nello stesso anno la contea passò nelle mani della nobile famiglia dei CyboMalaspina, di Massa, a seguito dell’acquisto per 38.000 ducati dal Principe Alberico.
Quest’ultimo aveva inviato nel 1575, secondo il Solimena, Francesco, un esponente della famiglia Al magro di Massa, come castellano, e tale carica fu ricoperta dai suoi discendenti fino alla fine del 1600.
Dal 1575 fin oltre il 1590 fu governatore del marchesato di Ajello Giuseppe Stefanazzi de Massa Lubrensis Sarzanens, mentre nel 1578 Franco Farsetti divenne Castellano e Giulio Guercio Sindaco.
All’epoca era presente una forte guarnigione, composta da soldati spagnoli, comandati dal capitano Marco Antonio Passalacqua fino al 1584. I documenti di quegli anni mostrarono un intreccio di interessi che gravitarono intorno Ustatoli: se da un lato il principe Cybo era ormai “il padrone” delle terre, vi era ancora un Siscar, Don Fabio, barone della terra del Savuto, che vantava diritti fiscali.
Seguirono altri Siscar. Diego, i figli di Lucrezia, ed ancora nel 1657 un D. Antonio, “Conte di Ajello”.
Tra il 1567 ed il 1573 il Segretario reale Giovanni De Soto avrebbe acquistato il feudo, e nel 1565 ne avrebbe fatto stimare le entrate, che furono accertate allora in oltre 77.000 ducati.
Nel 1584 Giovan Paolo Muraca fu sindaco dei nobili, ed Alfonso Giannuzzi vice conte dell’Ustatoli.
Nel 1588 il vescovo della Diocesi dispose l’ordinazione di numerosi sacerdoti: ricordiamo che Ajello era sempre stato, cnche, uno dei più importanti centri religiosi del territorio, con un convento, un monastero, ttre parrocchie e più di quattro chiese.

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domenica 12 ottobre 2008

Il Papa: «Basta violenze contro i cristiani


Benedetto XVI: «Esorto gli autori a rinunciare a queste azioni e a unirsi nella costruzione della civilizzazione dell'amore»


CITTA' DEL VATICANO - «Gli autori delle violenze di questi mesi contro i cristiani rinuncino alle loro azioni e si uniscano ai loro fratelli e sorelle per costruire la civilizzazione dell'amore». È questo l'appello lanciato dal Papa in merito alle violenze che stanno scuotendo l'India. Benedetto XVI ha parlato del problema all'Angelus ripercorrendo il profilo dei quattro nuovi santi canonizzati fra i quali la prima santa indiana, Alfonsa dell'Immacolata concezione. Dopo aver ricordato le virtù di perseveranza, pazienza e fortitudine nelle avversità della santa originaria dell'India, il Pontefice ha affermato: «Come i cristiani dell'India devono ringraziare Dio per la loro prima figlia indiana ad essere presentata alla pubblica venerazione, io gli assicuro le mie preghiere in questi tempi difficili. Raccomandando alle cure provvidenziali di Dio onnipotente coloro che si sono impegnati nella pace e nella riconciliazione, io esorto gli autori delle violenze a rinunciare a queste azioni e a unirsi con i loro fratelli e sorelle a lavorare insieme nella costruzione della civilizzazione dell'amore». CONGO E IRAQ - Benedetto XVI ha anche rivolto il suo pensiero alle «popolazioni del Nord Kivu, nella Repubblica democratica del Congo», dove da fine agosto sono ripresi gli scontri. Benedetto XVI poi parlato delle «violenze contro i cristiani in Iraq e in India, che ricordo quotidianamente al Signore». FONTE: CORRIERE DELLA SERA.IT

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giovedì 9 ottobre 2008

AVVISO

La raccolta firme per il reinserimento del voto di preferenza presso la camera dei deputati che doveva tenersi in Piazza Municipio giorno 12 ottobre è stata rimandata a data da stabilire

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mercoledì 8 ottobre 2008

Il movimento giovanile dell'Udc di Aiello torna a riunirsi


Aiello Calabro- Dopo la breve parentesi estiva, nella serata di ieri siamo tornati a riunirci in modo ufficiale presso l’ex pretura. Nel corso dell’incontro si è discusso delle varie problematiche che affliggono il nostro paese e dell’eventuale possibilità di risoluzione. Durante la serata si sono inoltre stabilite le date per la realizzazione di alcune iniziative, come quella prevista per domenica prossima che ci vedrà impegnati in Piazza Municipio a raccogliere le firme per il reinserimento del voto di preferenza per l’elezione della camera dei deputati. Infine si è a lungo dibattuto sulla linea politica da adottare in vista delle prossime elezioni amministrative locali.

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Senza tregua, Borse ancora a picco


Raffiche di sospensioni a Piazza Affari


Altra giornata da panico sulle Borse europee, sulla scia dei nuovi tonfi di Wall Street e di Tokyo. Incombono i timori di recessione, con la crisi del credito che dilaga. E neppure gli interventi messi in atto dai vari governi a protezione del sistema bancario riescono a rassicurare gli investitori. Ora si parla di un G8 straordinario. Bush ne ha discusso con i leader dell'Ue, Berlusconi, Brown e Sarkozy. Intanto a Milano affondano tutti i titoli dell'SP/Mib. Raffiche di sospensioni al ribasso su molti titoli del paniere. Unicredit arriva a cedere oltre il 10%.
11.50 - Stasera alla 20 Consiglio dei Ministri straordinario sul decreto anti-crisi Una riunione straordinaria del Consiglio dei Ministri è stata convocata per stasera alle ore 20. All'ordine del giorno l'esame del decreto legge su "misure urgenti per garantire la stabilità delle banche e del risparmio". Lo rende noto un comunicato di Palazzo Chigi, sottolineando che il Cdm segue "la riunione Ecofin di lunedì e martedì , in coordinamento con altri governi europei". 11.29 - La Banca d'Inghilterra inietta denaroLa banca centrale inglese immette sul mercato 12,49 miliardi di sterline con asta a una settimana, un ammontare inferiore ai 30 miliardi di ieri. 11.24 - La Grecia garantisce i depositi fino a 100mila euroDopo la decisione dei Ministri dell'Economia e delle Finanze di portare il limite minimo di garanzia dei depositi bancari nell'Unione Europea da 20mila a 50mila euro, il Ministro greco dell'Economia e delle Finanze, Giorgios Alogoskoufis, ha annunciato che il governo presenterà presto in Parlamento una nuova legge per garantire i depositi in Grecia fino a 100mila euro e per la durata di tre anni. In Italia questa garanzia esiste da tempo e ieri anche la Spagna ha elevato il tetto da 20mila a 100mila euro.11.00 - Sui listini è sempre buferaProsegue la tempesta in Piazza Affari, che risale lievemente dai minimi con il Mibtel in calo del 6,25% a 17.812 punti e l'SP/Mib del 6,48% a 23.622 punti. Oltre alla sospensione per eccesso di ribasso di Impregilo, che segna un calo teorico di oltre il 16% e Fastweb (-9,91% il teorico), si segnalano le persistenti vendite su Unicredit (-9,1% a 2,54 euro), sul filo del rasoio verso una nuova sospensione, e di Telecom (-8,35% a 0,85 euro). Difficoltà anche per Eni (-6,28% a 15,86 euro) e Fiat (-4,92% a 6,99 euro), mentre Intesa Sanpaolo lascia sul campo il 6,49% a 3,27 euro.10.40 - Tremonti: "Il risparmio è al sicuro"Dall'Europa arriva ''un messaggio di sicurezza sulle banche: saranno tenute in piedi. E sul risparmio: sarà difeso. Questo è molto importante per evitare effetti negativi. Alla fine l'Europa si è mossa bene''. Così, ai microfoni del Gr1, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Interrogato sulla proposta di un fondo di garanzia europeo, sul modello americano, che sembra non aver incontrato i favori di alcuni partner europei, il ministro ha risposto che ''c'è un'idea europea, abbastanza equivalente. Comunque - ha ripetuto - si salvano le banche, intervengono i governi se necessario; si salva il risparmio, lo tutela il governo, se necessario. Dalle mia parti si dice: piuttosto che niente, meglio piuttosto. E' un buon piuttosto''. 10.27 - Unicredit a picco: -10%. Non bastano le parole dell'a.d. Profumo Non bastano a risollevare le sorti del titolo Unicredit in Borsa le rassicurazioni al mercato dell'amministratore delegato Alessandro Profumo. Stamattina a Londra, in una conferenza organizzata da Merrill Lynch, ha ribadito che le prenotazioni delle obbligazioni "cashes" sono già state completate, assicurando il successo del prossimo aumento di capitale; inoltre ha detto di essere in contatto con investitori istituzionali per la cessione, a fine anno, della partecipazione nel gruppo Generali, ripetendo però anche l'ammissione di avere inizialmente sottovalutato gli effetti della bufera finanziaria internazionale. Il titolo ha reagito scendendo ancora: all'inizio, senza neanche riuscire a far prezzo e successivamente perdendo terreno fino a un minimo inferiore a 2,5 euro per azione, in ribasso del 10%. 10.08 Peggiorano i listini europeiPeggiorano i listini europei. Londra con l'indice Ftse-100 in calo del 7,35% nonostante il piano a sostegno del sistema finanziario varato dal governo. Profondo rosso a Amsterdam e Bruxelles con gli indici che sprofondano di oltre l'8%. A Parigi l'indice Cac-40 cede il 7,20% e il Dax di Francoforte crolla del 7,66%. Ribassi di quasi il 6% a Madrid e Zurigo. 10.00 - Milano in picchiata Peggiora l'andamento della Borsa, penalizzata dalla riammissione di alcuni fra i titoli principali inizialmente sospesi per eccesso di ribasso. Il Mibtel è in calo del 7,34%, la flessione più marcata del vecchio continente, per effetto di vendite prevalenti su tutti i settori. Particolarmente cedenti i bancari, con Unicredit che, riammessa alle contrattazioni, segna un calo di oltre l'8%, mentre Intesa Sanpaolo perde il 4,85% e la Bpm il 6,52%. Offerta prevalente anche nel comparto energetico, con i petroliferi particolarmente danneggiati dai nuovi ribassi del prezzo del greggio: Eni scende del 5,27% e Saipem, fra i titoli sospesi in apertura, è trattata a prezzi in calo del 10,71%. Impregilo perde il 16,22%, mentre fra i telefonici Tiscali scende del 17,92% anche dopo la precisazione della società che non ha ricevuto comunicazioni ufficiali del calo di quota da parte di Renato Soru. Telecom Italia, dopo la lettera ai dipendenti dell'a.d. Franco Bernabè, con la quale ha dichiarato che "per quanto burrascosa sia la situazione dei mercati, Telecom Italia è in grado di reggere la tempesta dalla quale, sono convinto, uscirà rafforzata", scende invece del 6,9%. 09.10 - Avvio in pesante calo a Piazza AffariSi prospetta un'altra giornata da brivido sulle Borse europee, zavorrate dalla chiusura pesante di Wall Street e dal crollo di Tokyo (-9,8%). A Milano gli indici hanno avviato le contrattazioni in pesante ribasso. Il Mibtel perde il 3,9% a 17.115 punti, l'SP/Mib il 3,9% a 22.698, l'All Stars il 3,4% a 9.361 punti. Raffica di sospensioni già in apertura: Unicredit, congelata a -10%, Unipol (-7% teorico), Saipem (-7,8% teorico), Tenaris (-10,5 teorico), Prysmian (-10,2% teorico) e Impregilo (teorico). FONTE:TGCOM.MEDIASET.IT

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giovedì 2 ottobre 2008

cos'è un dissociatore molecolare?


Di recente è stato scoperto in Islanda, nella cittadina di Husavik, un impianto di smaltimento dei rifiuti solidi, urbani e non, funzionante tramite la dissociazione molecolare. l'impianto non incenerisce i rifiuti stessi in quanto opera con troppo poco ossigeno e a temperature non superiori a 400 gradi, contro i circa 1300 gradi degli inceneritori, e sarebbe in grado di produrre più energia di quest'ultimi, infatti trasforma in energia ben il 97% della sostanza organica, contro il 70% scarso degli inceneritori, e il gas prodotto dall'impianto può essere utilizzato direttamente per produrre energia, ma anche essere dissociato ulteriormente per produrre idrogeno. Inoltre i suoi costi di realizzazione sono più bassi e soprattutto non risulta avere conseguenze negative sull'ambiente: non rilascia in atmosfera sostanze inquinanti e consuma di meno, perché le temperature con cui vengono trattati i rifiuti sono di oltre due terzi inferiori a quelle degli inceneritori. A questo si aggiunga un produzione del 30% di energia in più a parità di prodotto smaltito. Inoltre, siccome l'impianto lavora a basse temperature, non c'è produzione di diossine e non si trasportano le polveri insieme ai fumi. Tutti gli altri inquinanti, come i composti dello zolfo, gli ossidi di azoto, il monossido di carbonio, diminuiscono fino alla metà o a un terzo, mentre quelli pesanti si riducono del 50% Questa tecnologia esclude la trasformazione dei metalli, che quindi vengono recuperati dopo il trattamento esattamente come sono stati immessi. FONTE:http://www.procivmarzi.altervista.org/dissociatore_molecolare/Dissociatore%20molecolare.htm

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Savuto: NO all’industria della mondezza

UN DISSOCIATORE MOLECOLARE NELLA VALLE DEL SAVUTO
Con qualche settimana di ritardo, riprendiamo il nostro percorso, soffermandoci sugli aspetti più salienti che hanno caratterizzato e continuano a caratterizzare la vita sociale economica e politica del nostro comprensorio. In quest’ultimo periodo le pagine dei giornali locali hanno dato risalto alla proposta avanzata dai Sindaci del Savuto di concretizzare sul territorio un Impianto per lo smaltimento dei rifiuti.
Tale impianto, denominato “dissociatore molecolare”, ritenuto di ultima generazione, dovrebbe sorgere nel Comune di Marzi. Il Sindaco Rodolfo Aiello avrebbe offerto la disponibilità ad ospitare sul proprio territorio il “dissociatore molecolare”. La conferenza dei Sindaci, stando alle notizie riportate dalla stampa, avrebbe già espresso parere favorevole per cui, entro breve scadenza, dovrebbero essere avviate le procedure per ottenere i relativi finanziamenti dell’opera. Perché molti non condividono la scelta di realizzare sul territorio del Savuto un simile impianto e avversano qualsiasi iniziativa tendente a trasformare la Valle del Savuto in un immondezzaio? Anzitutto è veramente anacronistico che i Sindaci della zona alzino il dito e rivendichino oggi un impianto di smaltimento dei rifiuti. Molti di questi amministratori locali, solo qualche anno addietro, protestarono vibratamente, insieme a cittadini, rappresentanti delle varie forze politiche e delle varie associazioni ambientaliste, contro l’ipotesi di costruire un “selezionatore rifiuti” a Piano Lago, in una zona delimitata sul territorio di Figline Vegliaturo. Tutti ricordano le dure proteste portate avanti da cittadini e Sindaci per evitare che a Piano Lago e nel Savuto sorgesse l’ “industria della mondezza”. La stessa protesta non placò gli animi, nemmeno quando qualcuno propose di spostare l’impianto da Piano Lago ad Altilia. In questo Comune fu individuato perfino il sito: vicino l’imbocco dell’autostrada per agevolare il percorso degli automezzi utilizzati al trasporto dei rifiuti. Anche in questa circostanza, si mobilitarono le “coscienze democratiche” per difendere il territorio da iniziative ritenute fortemente contrastanti con le vocazioni ambientali e paesaggistiche del “ Savuto”. Ma perché - si chiedono in molti - quando si parla del Savuto, l’attenzione deve essere rivolta all’industria della mondezza e quando si discute di realizzare la metropolitana leggera, di area urbana, di ospedale ecc., l’attenzione viene indirizzata esclusivamente verso il nord della Città di Cosenza? Perché quando si individuano risorse culturali, gli sguardi vengono rivolti puntualmente altrove? Il territorio del “Savuto” non è un sub territorio, è semplicemente un territorio a Sud da Cosenza, che vuole rinascere e riscattarsi da un passato poco glorioso, che vuole essere rispettato per le risorse che esso esprime , che non piega la testa di fronte a delle scelte imposte dal potere , ritenute dai più non rispondenti alle esigenze della zona. I Sindaci, che sono le “sentinelle del territorio”, svolgano questo ruolo con determinazione e ascoltino la gente prima di assumere provvedimenti ed iniziative che non aiutano a migliorare l’immagine del territorio, già duramente provato a causa di scelte spesso improvvisate ed inadeguate alla sua vocazione territoriale.
fonte: ecodellavalle.it

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mercoledì 1 ottobre 2008

CONSULENZE: AIELLO CALABRO COMUNE INADEMPIENTE?!


Com’è noto, ai sensi dell’art 53 del Dlgs. 165/01, le Amministrazioni Pubbliche sono state chiamate dal Ministro Brunetta a dichiarare gli incarichi affidati a Collaboratori e Consulenti esterni. Il tutto per garantire la massima trasparenza ed evitare che i vari enti affidino consulenze spesso non indispensabili e che molte volte pesano gravemente sul bilancio. Purtroppo però, non tutte le amministrazioni hanno provveduto ad inviare al Ministro la lista riportante le prestazioni affidate a collaboratori esterni. Per questo motivo il ministero ha provveduto a stilare un elenco dei comuni inadempienti, che non hanno provveduto a inviare i dati al ministero. In quest’elenco, reperibile al sito http://www.innovazionepa.gov.it/ministro/incarichi/PDF_inadempienti/COMUNI_INADEMPIENTI.pdf, compare anche il Comune di Aiello Calabro (clicca sull'immagine). Purtroppo il nostro Comune si piazza in una classifica che è tutt’altro che gratificante. Come ha dichiarato solo pochi giorni fa il Ministro Brunetta parlando a proposito delle prestazioni esterne: «Quelle non comunicate le pagheranno gli amministratori, che dovranno rimborsare le risorse spese, perché non potevano essere spese visto che non c’era trasparenza». (fonte: Provincia di Como quotidiano on line). Sembrerebbe quindi che come al solito, i cittadini dovranno farsi carico delle mancanze della nostra amministrazione, che si dimostra sempre meno efficiente. A questo punto le domande sorgono spontanee: se il comune di Aiello Calabro non ha nulla da nascondere e se come noi ci auguriamo, negli ultimi due anni, abbia utilizzato soltanto le collaborazioni esterne che erano strettamente necessarie per il corretto funzionamento della macchina comunale e che non potevano essere svolte dal personale interno, come mai l’elenco non è stato inviato al Ministro? Perché ad Aiello, a differenza di tanti altri comuni dove regna la trasparenza tutto deve restare sempre nell’ombra?

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Brunetta fa i nomi di chi nasconde i consulenti




Il 55% delle amministrazioni non ha consegnato gli elenchi chiesti dal ministro, che renderà noti gli inadempienti. Tra questi, maglia nera per la magistratura.




Dovevano rendere note tutte le consulenze. Una per una, nome per nome. E non l’hanno fatto. Al Dicastero della Funzione pubblica si sono accorti che l’operazione trasparenza lanciata dal ministero Renato Brunetta s’è fermata a metà.
Perché il 55% degli enti della Pubblica Amministrazione che sono stati sollecitati a mettere in piazza elenchi e cifre degli incarichi affidati hanno risposto picche.
O fatto gli indiani, nella maggior parte dei casi.
Motivo per cui oggi parte un’altra crociata del vulcanico ministro.
Brunetta dopo l’elenco delle amministrazioni “trasparenti”, diffonderà in rete anche la lista degli inadempienti. E sono davvero tanti. Nomi, dal ministero della Funzione pubblica, preferiscono non anticiparne. Qualche categoria si, invece. C’è l’intera magistratura, per esempio, che non ha aderito all’operazione verità.
Scorrendo l’anagrafe delle prestazioni non c’è un tribunale che abbia reso noto un nome o una cifra di un incarico affidato. E non è una cosa molto bella. Anche perché, come ricordo fonti ministeriali, la pubblicazione delle consulenze non è un capriccio del ministro, ma un obbligo di legge.


4 MILIARDI DI CONSULENZE

Le consulenze rimaste “segrete”, inoltre, non permettendo ai tecnici governativi una quantificazione del costo complessivo. Quelle venute alla luce superano il miliardo e 300 milioni di euro. Cifra che, proiettata sul monte totale delle collaborazioni esterne, sfiorerebbero i 4 miliardi di euro.
Sono tutti dati che si riferiscono al 2006. Ed è questo l’altro problema. Sempre per legge, infatti, la Pubblica Amministrazione che non assolve agli obblighi di trasparenza non può poi distribuire consulenze l’anno successivo. E quindi tutti gli incarichi assegnati nel 2007 dagli enti statali inadempienti rischiano di finire annullati.
Il 30 giugno scorso, intanto, è scaduto il termine per la diffusione delle consulenze del 2007.
E nelle prossime settimane al ministero saranno pronti a stilare un’altra classifica dei buoni e dei cattiv. E quest’ultimi, è l’intendimento di Brunetta saranno trascinati davanti alla Corte dei Conti.

DIMEZZARE GLI INCARICHI

Non è finit. Perché il ministro sta anche lavorando a una legge per ridurre il numero degli incarichi esterni. Drasticamente.
L’idea è quella di dimezzarli in modo da ottenere un forte contenimento della spesa pubblica. Nel mirino, anzitutto, le consulenze d’oro. Quelli che superano i 100 mila euri di compenso e che gravano pesantemente sul bilancio della Pubblica Amministrazione.
Nel 2006 erano 369 i “fortunati” mister Centomila. Ancora pochi giorni e sarà diffuso il dato 2007. FONTE:LIBERO data 04/07/08 pag.14

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