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domenica 14 giugno 2009

Elezioni iraniane: vittoria di Ahmadinejad, sconfitta della democrazia


L’inaspettata schiacciante vittoria del presidente uscente Ahmadinejad, dopo che le aspettative della vigilia e l’altissima affluenza alle urne avevano fatto immaginare quantomeno un serrato testa a testa fra lui ed il candidato riformista Mousavi, solleva dubbi sul regolare svolgimento delle elezioni – riferisce il giornalista Teymoor Nabili




TEHERAN - Alle tre del mattino di sabato (ora locale), era chiaro che le speranze dell’ “esercito verde” dell’Iran (i sostenitori di Mousavi (N.d.T.) ), insieme alle anticipazioni della stampa internazionale, erano completamente naufragate.
A non esser chiaro era invece quello che è accaduto nelle poche ore fra la chiusura delle operazioni di voto e l’annuncio dei risultati iniziali; in che modo un’enorme ondata emotiva era completamente svanita di fronte alle urne elettorali.
Si era trattato soltanto di un fallimento della stampa mondiale, divenuta vittima inconsapevole di un’abile campagna di “marketing”, o lasciatasi dominare dalle sue stesse preferenze e dai suoi stessi pregiudizi?
O si è trattato di qualcos’altro?
Ripercorrere lo svolgersi degli eventi potrebbe aiutarci a fare un po’ di luce sull’accaduto.
Un’elevata affluenza
Fin dall’apertura dei seggi, venerdì mattina, la lunghezza delle code suggeriva che qualcosa di insolito era in atto.
Mentre il Consiglio dei Guardiani, in serata, cominciava a parlare di un’affluenza intorno al 70%, molte persone concludevano che anche questa cifra rappresentava una stima fatta intenzionalmente al ribasso.
Essendosi le opinioni di molti radicate nella convinzione che un’alta percentuale di voto avrebbe significato una vittoria dei riformisti, lo stato d’animo fra i giornalisti riuniti al ministero dell’interno – fra strade bloccate, accessi non consentiti, e scontri con la polizia – era di attesa e confusione. Sarebbe accaduto che, ancora una volta, un outsider avrebbe vinto al primo turno?
Circolavano voci secondo cui Mir Hossein Mousavi, il principale sfidante riformista, avrebbe tenuto una conferenza stampa venerdì notte, quando, intorno alle 11 di sera, alla sala stampa del ministero fu detto che si attendeva una dichiarazione di Kamran Daneshjou, il presidente della commissione elettorale.
Non ci si attendeva nulla di diverso da informazioni di carattere generale, e forse qualche accenno all’andamento dello spoglio; si riteneva che fosse troppo presto per qualsiasi risultato definitivo.
Dichiarazioni in conflitto
Ma Daneshjou non apparve. Invece un brusio si diffuse nella sala. L’Agenzia di Notizie della Repubblica Islamica (IRNA) aveva una nuova notizia da prima pagina: Ahmadinejad era in netto vantaggio nelle zone rurali.
L’IRNA è un’agenzia controllata dal governo, ed alcuni mezzi di informazione locali erano scettici sulla notizia. Ma il fronte favorevole ad Ahmadinejad fu sollevato in particolare dall’annuncio che Rafsanjan, la città natale di Akbar Hashemi Rafsanjani, un ex presidente (ed acerrimo nemico dell’attuale presidente (N.d.T.) ), aveva votato per il 90% a favore di Ahmadinejad.
I sostenitori dell’attuale presidente cominciavano ad assaporare la portata simbolica di un così pesante rifiuto dell’elettorato nei confronti degli orientamenti dell’arci-nemico di Ahmadinejad.
Pochi minuti più tardi, giunse la notizia che Mousavi aveva tenuto una conferenza stampa per annunciare la propria netta vittoria.
Un membro di spicco della squadra di Mousavi mi rivelò che i loro osservatori ai seggi erano certi che la tendenza fosse nettamente favorevole al loro candidato.
Poco più tardi, alle 11:50, apparve Daneshjou. Ci fu detto che non ci sarebbero state domande. Egli dichiarò che lo spoglio, che fino a quel momento riguardava 8.000 sezioni, per un numero pari a circa 5 milioni di voti, indicava Ahmadinejad in testa con il 69% dei voti e lo sfidante Mousavi con meno del 30%.
Non molto più tardi, il fronte di Ahmadinejad non solo dichiarava apertamente la vittoria, ma poneva questa rivendicazione in termini storici: questa vittoria aveva cancellato il record che aveva spazzato via Mohammad Khatami, il precedente riformatore, al potere nel 1997, ed aveva riconfermato Ahmadinejad, un “principalista” (i “principalisti” sono la corrente conservatrice più intransigente, alla quale appartiene Ahmadinejad (N.d.T.) ), come il leader più popolare nella storia della Repubblica Islamica.
Lo spoglio delle schede nei singoli distretti era ancora incompleto, ma alcuni risultati suscitavano perplessità.
Ahmadinejad vittorioso
Sembra che Ahmadinejad abbia ottenuto una facile vittoria nella città nord-occidentale di Tabriz. Tabriz è il cuore dell’Azerbaigian orientale, e gli azeri sono fra i gruppi etnici più chiusi del paese, che invariabilmente votano su base etnica.
Alle elezioni presidenziali del 2005, Mohsen Mehralizadeh era un candidato quasi sconosciuto. Egli giunse settimo e ultimo, eppure ottenne la maggioranza del voto azero nelle province dell’Azerbaigian. E Mir Hossein Mousavi è un azero di Tabriz.
Altrove, Mehdi Karroubi non è riuscito a vincere nella sua provincia natale, il Lorestan; nel Khuzestan, ci si aspettava che Mohsen Rezai, un rampollo locale, avrebbe preso almeno due milioni di voti. Ma egli non è riuscito a raggiungere un milione di voti neanche nell’intero paese.
E ad ogni aggiornamento dello spoglio, la percentuale di Ahmadinejad non si spostava da una quota stabile tra il 66 e il 69%, indipendentemente dai distretti a cui si faceva riferimento.
Dopo le 3 del mattino sul ministero dell’interno è scesa la quiete della notte. Fuori, per le strade alcuni gruppi di giovani festeggiavano. Ma non erano certo il 69% degli iraniani.
Teymoor Nabili è un noto giornalista televisivo, vincitore dell’Asian TV Awards nel 2005; prima di passare ad Al Jazeera English ha lavorato per la CNBC Asia

FONTE: MEDARABNEWS

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