PRESIDENTE. L’onorevole Occhiuto ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-00698 concernente intendimenti del Governo in merito ad interventi di recupero e di ricerca delle navi con carichi di rifiuti tossici affondate al largo delle coste calabresi (vedi l’allegato A - Interrogazioni a risposta immediata).
Signor Presidente, alcune settimane fa la stampa nazionale ha dato grande enfasi al ritrovamento del relitto di una nave affondata nel Mar Tirreno calabrese.Il ritrovamento di questa nave, realizzato grazie all’impegno della procura di Paola e dell’assessorato regionale all’ambiente, e gli accertamenti effettuati su alcune altre zone dove c’è una straordinaria incidenza di patologie tumorali sembrerebbero dare riscontro alle denunce che Legambiente ha presentato più volte, la prima tanti anni fa, in ordine all’affondamento doloso di addirittura una trentina di navi nel Mediterraneo contenenti rifiuti radioattivi o altamente inquinanti.
PRESIDENTE. La prego di concludere.
ROBERTO OCCHIUTO. Da allora non c’è stata alcuna presa di posizione da parte del Governo e del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e con questa interrogazione vogliamo chiedere al Governo quali siano le ragioni di questo ritardo e cosa voglia fare in ordine a questo relitto, ma anche alle altre navi che potrebbero giacere nei fondali del Mediterraneo.
PRESIDENTE. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, Stefania Prestigiacomo, ha facoltà di rispondere. STEFANIA PRESTIGIACOMO, Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. Signor Presidente, ringrazio l’onorevole interrogante ma, purtroppo, devo smentirlo in ordine a ciò che il Governo sta già facendo in riferimento a questa vicenda.La questione della nave - la cosiddetta nave dei veleni - si inserisce nell’azione più generale che il Governo porta avanti nel contrasto alla criminalità organizzata nel settore ambientale. Proprio questa mattina - ho il piacere di annunziarlo qui in Parlamento - ho sottoscritto, a nome del Governo, con la Direzione nazionale antimafia e con il procuratore Grasso, un Protocollo di intesa che rafforza la cooperazione e la collaborazione tra i carabinieri del NOE e il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e la Direzione nazionale antimafia, proprio per il contrasto nei confronti delle organizzazioni mafiose nel traffico illecito dei rifiuti.Per questa ragione il Ministero ha seguito, sin dalle prime battute, la vicenda della nave dei veleni, mettendosi immediatamente a disposizione della procura di Paola, che prima seguiva l’inchiesta, e poi della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Non vi è mai stata, in alcun momento, sottovalutazione del problema né vi è stato mai alcun momento di tiepidezza nei confronti di una situazione che giustamente, per come è apparsa nei media, desta allarme sociale anche perché è stata molto amplificata rispetto a quello che ad oggi è dato sapere con certezza. Immediatamente dopo la scoperta del relitto al largo di Cetraro il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ha istituito una task force con rappresentanti del Ministero, dei Carabinieri per la tutela dell’ambiente, dell’ISPRA, del reparto marino della guardia costiera e partecipata anche da rappresentanti della Presidenza del Consiglio. La task force ha coordinato le attività in mare e in terra attraverso i mezzi della capitaneria di porto e dell’ISPRA. Il 17 settembre la task force si è recata direttamente in Calabria e con il procuratore di Paola si è concordata una comune strategia di intervento tanto che la procura, per quanto attiene agli accertamenti sulla terraferma, ha incaricato il Ministero di individuare le diverse fonti di inquinamento nelle quattro aree ricadenti nei comuni di Aiello Calabro e di Serra d’Aiello, di programmare ed effettuare interventi urgenti di messa in sicurezza e di fornire valutazioni di eventuali profili di danno ambientale.Per quanto riguarda, invece, gli accertamenti a mare, è evidente che in questo caso la prima esigenza è, innanzitutto, quello di verificare qual è questa nave che si trova nei fondali e cosa contiene. A questo scopo, la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, che ha preso in mano l’inchiesta per la parte a mare, ci ha incaricato di fare queste verifiche e in questo momento sta partendo una nave da Cipro, una nave della SAIPEM società del gruppo ENI, che si è offerta gratuitamente di effettuare queste verifiche innanzitutto per capire se si tratta del mercantile Kunsky, nave utilizzata per il trasporto di rifiuti radioattivi dalla ‘ndrangheta e affondata nel 1992. Subito dopo, se questa sarà la nave e se vi saranno i fusti, disporremo, così come ci ha chiesto la Direzione distrettuale antimafia, il recupero dei barili. Compiremo tale operazione, ovviamente, con la massima sicurezza. Stiamo già verificando quali sono le società, a livello nazionale o internazionale, in grado di assicurare che questo recupero verrà fatto in sicurezza e poi, alla luce di quello che si accerterà, valuteremo cosa fare del relitto, vale a dire se convenga tirare su il relitto o metterlo in sicurezza nei fondali. Tuttavia, queste sono valutazioni di ordine tecnico che verranno successivamente.Pertanto, il Governo è stato tempestivo e ha fatto tutto quello che si poteva fare. Certamente non possiamo inseguire notizie che arrivano da gruppi assicurativi inglesi che fanno presente di avere avuto notizie di affondamenti di circa 30 navi nel mare Mediterraneo né possiamo andare in giro a cercare navi nei fondali del Mediterraneo. È chiaro che se questa notizia si verificherà fondata - quella del Kunsky - allora valuteremo, anche in accordo con la procura, quale sarà il da farsi.
PRESIDENTE. L’onorevole Occhiuto ha facoltà di replicare.
ROBERTO OCCHIUTO. Signor Presidente, ringrazio il Ministro, se non altro perché le sue sono le uniche parole del Governo, da qualche settimana, in ordine a questa vicenda. Le assicuro, signor Ministro, che le popolazioni coinvolte stanno vivendo queste settimane con un forte senso di abbandono da parte delle istituzioni, soprattutto da parte di quelle nazionali e dal Governo.Infatti, la regione ha contribuito al rilevamento di questo relitto.Quindi, non posso ritenermi soddisfatto della risposta del Ministro, anche perché mi pare manchi un vero e proprio piano, che invece sarebbe necessario, per caratterizzare la natura del contenuto dei fusti che sarebbero giacenti in mare nelle stive della nave e per individuare come rimuovere e come ritrovare soprattutto le altre navi.Questa vicenda ha reso di colpo credibile un pentito che è sempre stato ritenuto non credibile, un pentito che ha dichiarato di aver direttamente partecipato all’affondamento di queste navi. Occorre, soprattutto, un piano per bonificare i siti dove questi rifiuti sono stati addirittura interrati.Non posso credere, e concludo, che non ci sia sottovalutazione da parte del Governo quando il Ministro dice che questa vicenda è stata molto amplificata. Questa vicenda è una questione nazionale perché il mare è di competenza nazionale, perché vede coinvolti in qualche modo, secondo le indagini che più procure hanno svolto, i servizi segreti, perché richiama anche altre indagini su omicidi eccellenti come quello di Ilaria Alpi o del capitano De Grazia.Inoltre i rifiuti, per quanto siano stati smaltiti con il colpevole contributo della ‘ndrangheta - e questo dimostra che la mafia fa schifo dovunque, ma forse ancor di più in Calabria -, sono rifiuti che calabresi non sono.
PRESIDENTE. La prego di concludere.
ROBERTO OCCHIUTO. Concludo chiedendo al Ministro di voler dire al Presidente del Consiglio che ci auguriamo su questa vicenda la stessa determinazione che il Governo ha avuto in ordine ad altre vicende come quella delle macerie dell’Abruzzo o dei rifiuti di Napoli. Questi rifiuti smaltiti in mare o sotto terra in Calabria forse non sono così maleodoranti, forse non sono così esteticamente brutti, però le assicuro che sono più nocivi, perché sono i rifiuti sui quali sono stati costruiti, come a Crotone, degli asili e delle scuole. Sono rifiuti che uccidono, che forse non emanano cattivo odore, ma che meriterebbero un impegno più deciso, più convinto e più concreto da parte del Governo.
Signor Presidente, alcune settimane fa la stampa nazionale ha dato grande enfasi al ritrovamento del relitto di una nave affondata nel Mar Tirreno calabrese.Il ritrovamento di questa nave, realizzato grazie all’impegno della procura di Paola e dell’assessorato regionale all’ambiente, e gli accertamenti effettuati su alcune altre zone dove c’è una straordinaria incidenza di patologie tumorali sembrerebbero dare riscontro alle denunce che Legambiente ha presentato più volte, la prima tanti anni fa, in ordine all’affondamento doloso di addirittura una trentina di navi nel Mediterraneo contenenti rifiuti radioattivi o altamente inquinanti.
PRESIDENTE. La prego di concludere.
ROBERTO OCCHIUTO. Da allora non c’è stata alcuna presa di posizione da parte del Governo e del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e con questa interrogazione vogliamo chiedere al Governo quali siano le ragioni di questo ritardo e cosa voglia fare in ordine a questo relitto, ma anche alle altre navi che potrebbero giacere nei fondali del Mediterraneo.
PRESIDENTE. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, Stefania Prestigiacomo, ha facoltà di rispondere. STEFANIA PRESTIGIACOMO, Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. Signor Presidente, ringrazio l’onorevole interrogante ma, purtroppo, devo smentirlo in ordine a ciò che il Governo sta già facendo in riferimento a questa vicenda.La questione della nave - la cosiddetta nave dei veleni - si inserisce nell’azione più generale che il Governo porta avanti nel contrasto alla criminalità organizzata nel settore ambientale. Proprio questa mattina - ho il piacere di annunziarlo qui in Parlamento - ho sottoscritto, a nome del Governo, con la Direzione nazionale antimafia e con il procuratore Grasso, un Protocollo di intesa che rafforza la cooperazione e la collaborazione tra i carabinieri del NOE e il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e la Direzione nazionale antimafia, proprio per il contrasto nei confronti delle organizzazioni mafiose nel traffico illecito dei rifiuti.Per questa ragione il Ministero ha seguito, sin dalle prime battute, la vicenda della nave dei veleni, mettendosi immediatamente a disposizione della procura di Paola, che prima seguiva l’inchiesta, e poi della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Non vi è mai stata, in alcun momento, sottovalutazione del problema né vi è stato mai alcun momento di tiepidezza nei confronti di una situazione che giustamente, per come è apparsa nei media, desta allarme sociale anche perché è stata molto amplificata rispetto a quello che ad oggi è dato sapere con certezza. Immediatamente dopo la scoperta del relitto al largo di Cetraro il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ha istituito una task force con rappresentanti del Ministero, dei Carabinieri per la tutela dell’ambiente, dell’ISPRA, del reparto marino della guardia costiera e partecipata anche da rappresentanti della Presidenza del Consiglio. La task force ha coordinato le attività in mare e in terra attraverso i mezzi della capitaneria di porto e dell’ISPRA. Il 17 settembre la task force si è recata direttamente in Calabria e con il procuratore di Paola si è concordata una comune strategia di intervento tanto che la procura, per quanto attiene agli accertamenti sulla terraferma, ha incaricato il Ministero di individuare le diverse fonti di inquinamento nelle quattro aree ricadenti nei comuni di Aiello Calabro e di Serra d’Aiello, di programmare ed effettuare interventi urgenti di messa in sicurezza e di fornire valutazioni di eventuali profili di danno ambientale.Per quanto riguarda, invece, gli accertamenti a mare, è evidente che in questo caso la prima esigenza è, innanzitutto, quello di verificare qual è questa nave che si trova nei fondali e cosa contiene. A questo scopo, la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, che ha preso in mano l’inchiesta per la parte a mare, ci ha incaricato di fare queste verifiche e in questo momento sta partendo una nave da Cipro, una nave della SAIPEM società del gruppo ENI, che si è offerta gratuitamente di effettuare queste verifiche innanzitutto per capire se si tratta del mercantile Kunsky, nave utilizzata per il trasporto di rifiuti radioattivi dalla ‘ndrangheta e affondata nel 1992. Subito dopo, se questa sarà la nave e se vi saranno i fusti, disporremo, così come ci ha chiesto la Direzione distrettuale antimafia, il recupero dei barili. Compiremo tale operazione, ovviamente, con la massima sicurezza. Stiamo già verificando quali sono le società, a livello nazionale o internazionale, in grado di assicurare che questo recupero verrà fatto in sicurezza e poi, alla luce di quello che si accerterà, valuteremo cosa fare del relitto, vale a dire se convenga tirare su il relitto o metterlo in sicurezza nei fondali. Tuttavia, queste sono valutazioni di ordine tecnico che verranno successivamente.Pertanto, il Governo è stato tempestivo e ha fatto tutto quello che si poteva fare. Certamente non possiamo inseguire notizie che arrivano da gruppi assicurativi inglesi che fanno presente di avere avuto notizie di affondamenti di circa 30 navi nel mare Mediterraneo né possiamo andare in giro a cercare navi nei fondali del Mediterraneo. È chiaro che se questa notizia si verificherà fondata - quella del Kunsky - allora valuteremo, anche in accordo con la procura, quale sarà il da farsi.
PRESIDENTE. L’onorevole Occhiuto ha facoltà di replicare.
ROBERTO OCCHIUTO. Signor Presidente, ringrazio il Ministro, se non altro perché le sue sono le uniche parole del Governo, da qualche settimana, in ordine a questa vicenda. Le assicuro, signor Ministro, che le popolazioni coinvolte stanno vivendo queste settimane con un forte senso di abbandono da parte delle istituzioni, soprattutto da parte di quelle nazionali e dal Governo.Infatti, la regione ha contribuito al rilevamento di questo relitto.Quindi, non posso ritenermi soddisfatto della risposta del Ministro, anche perché mi pare manchi un vero e proprio piano, che invece sarebbe necessario, per caratterizzare la natura del contenuto dei fusti che sarebbero giacenti in mare nelle stive della nave e per individuare come rimuovere e come ritrovare soprattutto le altre navi.Questa vicenda ha reso di colpo credibile un pentito che è sempre stato ritenuto non credibile, un pentito che ha dichiarato di aver direttamente partecipato all’affondamento di queste navi. Occorre, soprattutto, un piano per bonificare i siti dove questi rifiuti sono stati addirittura interrati.Non posso credere, e concludo, che non ci sia sottovalutazione da parte del Governo quando il Ministro dice che questa vicenda è stata molto amplificata. Questa vicenda è una questione nazionale perché il mare è di competenza nazionale, perché vede coinvolti in qualche modo, secondo le indagini che più procure hanno svolto, i servizi segreti, perché richiama anche altre indagini su omicidi eccellenti come quello di Ilaria Alpi o del capitano De Grazia.Inoltre i rifiuti, per quanto siano stati smaltiti con il colpevole contributo della ‘ndrangheta - e questo dimostra che la mafia fa schifo dovunque, ma forse ancor di più in Calabria -, sono rifiuti che calabresi non sono.
PRESIDENTE. La prego di concludere.
ROBERTO OCCHIUTO. Concludo chiedendo al Ministro di voler dire al Presidente del Consiglio che ci auguriamo su questa vicenda la stessa determinazione che il Governo ha avuto in ordine ad altre vicende come quella delle macerie dell’Abruzzo o dei rifiuti di Napoli. Questi rifiuti smaltiti in mare o sotto terra in Calabria forse non sono così maleodoranti, forse non sono così esteticamente brutti, però le assicuro che sono più nocivi, perché sono i rifiuti sui quali sono stati costruiti, come a Crotone, degli asili e delle scuole. Sono rifiuti che uccidono, che forse non emanano cattivo odore, ma che meriterebbero un impegno più deciso, più convinto e più concreto da parte del Governo.










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