Facciamo circolare un'idea diversa....della politica.

sabato 31 gennaio 2009

Federalismo svolta storica o salto nel buio: faccia a faccia su SAT 2000 con la partecipazione dell’On. Roberto Occhiuto

SAT2000 programma MApPERO’ del 28.01.2009.
Federalismo svolta storica o salto nel buio: faccia a faccia tra dell’On.li Roberto Occhiuto e Matteo Salvini (Lega Nord).



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Alfano: «Al Senato votiamo sì alla mozione dell'Udc»

Il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha visto allargarsi il fronte dei favorevoli alla riforma della giustizia anche tramite modifiche alla Costituzione. Alla Camera, la sua relazione sullo stato della giustizia oltre all'appoggio massiccio della coalizione di governo, ha registrato «ampie disponibilità» provenienti dall'Udc e dai Radicali che quindi, dissentono, dalla posizione di chiusura del Partito Democratico.


Proprio per «valorizzare» questa "sintonia" politica con le mozioni presentate dal centrista Michele Vietti e dalla radicale Rita De Bernardini, il ministro ha dato il parere favorevole alla loro approvazione sottolineando di «apprezzare la loro disponibilità a entrare nel percorso delle riforme senza considerare questa apertura, però, come un accordo preliminare». Commentando il risultato ottenuto nell'aula di Montecitorio, Alfano ha detto che presto verrà presentata la proposta di riforma: «Faremo buon uso di questo ampio mandato, presto e bene». Una frecciata l'ha riservata al Partito democratico che - ha osservato - «dovrebbe fare una profonda riflessione perchè si è ritrovato da solo con Di Pietro, a votare contro la mia relazione, per di più nel momento in cui l'Italia dei Valori era in piazza con striscioni offensivi nei confronti del presidente della Repubblica».

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Il Pd salva Cosentino



Una mozione alla Camera per chiedere le dimissioni del sottosegretario accusato di Camorra. Bocciata per le astensioni e le fughe di molti parlamentari Pd. Ecco i nomi, uno per uno


Mercoledì scorso la Camera ha respinto una mozione (presentata da esponenti del Pd, dell'Idv e dell'Udc) per far dimettere il sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino, accusato da sei pentiti - come ha scritto "L'espresso" nelle scorse settimane - di fiancheggiare il clan camorrista dei Casalesi. Nella mozione, di cui il democratico Soro è stato primo firmatario, si ricordano le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, l'inchiesta della Procura di Napoli, i presunti patti elettorali tra l'esponente di Forza Italia e i boss di Casal di Principe. "A prescindere dall'eventuale responsabilità penale dell'onorevole Cosentino, su cui farà piena luce la magistratura", recitava la mozione, "è evidente come la sua permanenza nelle funzioni di Sottosegretario di Stato leda gravemente non solo il prestigio del Governo italiano, ma anche e soprattutto la dignità del Paese; ragioni di opportunità e di precauzione dovrebbero indurre il Governo ad evitare che una persona sottoposta ad indagini per così gravi delitti, espressivi di una collusione tra politica e sodalizi criminosi, in attesa di dimostrare la sua piena innocenza, possa continuare ad esercitare le proprie funzioni di Governo, peraltro in un ruolo così delicato, concernente tra l'altro la funzionalità del Cipe". La mozione impegnava il Governo ad invitare l'onorevole avvocato Nicola Cosentino a rassegnare le dimissioni da Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. La mozione non è passata perché, se la maggioranza di centrodestra ha difeso compatta il sottosegretario, molti esponenti del Partito democratico si sono astenuti, mentre altri hanno preferito uscire dall'aula e non votare. Tra l'altro, date le molte assenze nelle file del Pdl, se il Pd avesse votato compattamente per la sua mozione questa avrebbe avuto ottime possibilità di passare. Spicca in modo particolare l'assenza dal voto del segretario del Pd Walter Veltroni, che in un'intervista a L'espresso aveva chiesto le dimissioni di Cosentino. In 22 erano assenti, altri sette risultavano in missione. Alcuni dei presenti sono addirittura rientrati subito dopo la bocciatura, e hanno ripreso a votare altre risoluzioni. Nella lista qui sotto - diffusa Sinistra democratica - i parlamentari Pd, che con il loro voto contrario, la loro astensione o la loro assenza hanno determinato l'esito della votazione. Hanno votato contro gli onorevoli: Capano e Sposetti. Si sono astenuti gli onorevoli: Bachelet, Cuperlo, Parisi, La Forgia, Bernardini, Madia, Mantini, Maran, Boccia, Capodicasa, Concia, Coscioni, Ferrari, Giachetti, Ginefra, Marini, Mecacci, Recchia, Sarubbi, Schirru, Tempestini, Turco Maurizio, Vannucci, Viola, Zamparutti Zunino. Non hanno partecipato al voto, nonostante in giornata fossero presenti in aula, gli onorevoli: Tenaglia (ministro ombra della giustizia), Calearo, Fioroni, Gasbarra, Lanzilotta, Letta Enrico, Morassut ,Bobba, Sereni, Vassallo, Merloni, Boffa, Bonavitacola, Bressa, Bucchino, Carra, Castagnetti, Corsini,Cuomo, D'Antona, De Pasquale, De Torre, Fadda, Ferranti, Fiano, Fiorio, Genovese, Giacomelli, Giovannelli, Gozi, Losacco, Lovelli, Lulli, Marantelli, Margiotta, Mosca, Murer, Narducci, Pedoto, Piccolo, Rosato, Russo, Samperi, Scarpetti, Servodio, Testa, Vaccaro, Vassallo, Vernetti, Vico. Erano assenti gli onorevoli: Veltroni, Bersani, Colannino, D'Alema, Lusetti, Melandri, Pistelli, Touad, Ventura, Gentiloni, Beltrandi, Calvisi, Cenni, Colombo Furio, Damiano, Gaglione, Luongo, Lusetti, Marroccu, Melis, Motta, Portas, Tullo, Calipari.Risultavano "in missione" gli onorevoli: Fassino, Migliavacca, Bindi, Albonetti, Barbi, Farina, Rigoni.
(30 gennaio 2009) FONTE: L'ESPRESSO

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venerdì 30 gennaio 2009

Se Aiello restasse isolata?

Scritto da Staff Amantea.Net

Non è certo un inverno facile per Aiello Calabro ed i suoi abitanti. Se non fosse per la Provincia di Cosenza il centro tirrenico andrebbe incontro a problemi seri. Parliamo, ovviamente, di viabilità. Già nei mesi scorsi, infatti, Aiello assistette a diverse frane su alcune strade provinciali che dal centro tirrenico si irradiano a sud, nord, est e ovest. Quella strada, che poi penalizzò soprattutto quattro contrade, è ancora chiusa. Sono arrivati i fondi regionali ma i lavori potranno iniziare quando il tempo sarà più clemente. Oggi si è temuto il peggio per gli Aiellesi. L’Oliva è stato
talmente in piena da far temere il peggio per la Sp 53, la provinciale è più utilizzata dagli Aiellesi, quella che permette di raggiungere la statale 18. Quattro escavatori sono entrati in azione per scongiurare altri danni da parte della piena e soprattutto l’interruzione della strada. Il problema peggiore si è verificato, però, proprio sulla provinciale “Fondovalle Oliva” dove la piena del fiume ha eroso gli argini ed ha inondato la stessa strada.

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Aiello Calabro. Parcheggio sul terreno franoso

Scritto da b.p. - Il Quotidiano della Calabria 28/01/2009

AIELLO CALABRO – La frana sul parcheggio pubblico, verificatasi la sera del 16 gennaio scorso, e che solo per un caso fortuito non ha provocato una tragedia, è diventata argomento di discussione tra la
popolazione. Non poteva non generare nemmeno un intervento di natura politica che si è tradotto in una interrogazione a risposta scritta che Alleanza di Progresso ha appena rivolto al sindaco Gaspare Perri. Nel documento, l’opposi - zione consiliare chiede di sapere, in buona sostanza, se da parte dell’attuale amministrazione, in questo caso specifico, sia stato fatto tutto il possibile per non mettere a repentaglio la sicurezza e l’incolumità dei cittadini. La questione, d’altronde, era già stata sollevata un paio di anni fa nella seduta di Consiglio comunale in cui si decise la costruzione del parcheggio. In quell’occasione, ricordano i consiglieri di minoranza, AdP chiese di verificare le condizioni del terreno sul quale sarebbe dovuto sorgere il parcheggio, terreno peraltro ritenuto franoso dagli ex proprietari che si opponevano all’esproprio. Su queste premesse, AdP chiede dei chiarimenti al sindaco. In particolare i componenti del movimento politico chiedono: «cosa è stato fatto per verificare l’even - tualità di rischi di frane sul terreno dove è poi stato costruito il parcheggio?; è vero che al Comune è stata protocollata una letteradiffida sulle responsabilità di eventuali frane in località “Calvario”?; con quali fondi verranno effettuati i lavori di consolidamento del costone roccioso che è crollato?; ci sono responsabilità che possono essere addebitate alla ditta che ha eseguito i lavori?; e nel caso, così come è previsto dalla normativa vigente, cosa intende fare l’ammi - nistrazione comunale per rivalersi dei danni subiti sulla ditta che ha eseguito i lavori?”.

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domenica 25 gennaio 2009

SP51 CHIUSA DA UNA FRANA. Comune e Provinvia chiamati in causa

AIELLO CALABRO – è più di un mese ormai che la SP 51 che collega Aiello Calabro con il comune di Cleto è chiusa a causa di una frana, causando un disagio non indifferente per la popolazione Aiellese, soprattutto per quei cittadini che abitano nelle frazioni di Bocca Ceraso e Cannavali e che pertanto sono costretti a transitare tale via per raggiungere le proprie abitazioni. Siamo di fronte ad una situazione vergognosa. Non è concepibile che una arteria di collegamento così importante come la SP 51 resti chiusa per così tanto tempo a causa di una frana. Perché non si interviene per metterla in sicurezza e riaprirla alla viabilità? Cosa si aspetta per intervenire? I cittadini sono esasperati e meritano delle risposte da parte delle istituzioni. I nostro appello è rivolto all’Amministrazione Provinciale di Cosenza a cui compete la manutenzione di tale strada perché si prodighi per risolvere questo grave problema. Il nostro appello è esteso agli amministratori locali che per niente si sono interessati alla questione, che malgrado sia di competenza della Provincia, interessa in primo luogo i cittadini Aiellesi.

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lunedì 19 gennaio 2009

Appello ai "LIBERI e FORTI" di Don Luigi Sturzo. 18 gennaio 1919


A tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria, senza pregiudizi né preconcetti, facciamo appello perché uniti insieme propugnano nella loro interezza gli ideali di giustizia e libertà. E mentre i rappresentanti delle Nazioni vincitrici si riuniscono per preparare le basi di una pace giusta e durevole, i partiti politici di ogni paese debbono contribuire a rafforzare quelle tendenze e quei principi che varranno ad allontanare ogni pericolo di nuove guerre, a dare un assetto stabile alle Nazioni, ad attuare gli ideali di giustizia sociale e migliorare le condizioni generali, del lavoro, a sviluppare le enrgie spirituali e materiali di tutti i paesi uniti nel vincolo solenne della "Società delle Nazioni". E come non è giusto compromettere i vantaggi della vittoria conquistata con immensi sacrifici fatti per la difesa dei diritti dei popoli e per le più elevate idealità civili, così è imprescindibile dovere di sane democrazie e di governi popolari trovare il reale equilibrio dei diritti nazionali con i supremi interessi internazionali e le perenni ragioni del pacifico progresso della società. Perciò sosteniamo il programma politico-morale patrimonio delle genti cristiane, ricordato prima da parola angusta e oggi propugnato da Wilson come elemento fondamentale del futuro assetto mondiale, e rigettiamo gli imperialismi che creano i popoli dominatori e maturano le violente riscosse: perciò domandiamo che la Società delle Nazioni riconosca le giuste aspirazioni nazionali, affretti l'avvento del disarmo universale, abolisca il segreto dei trattati, attui la libertà dei mari, propugni nei rapporti internazionali la legislazione sociale, la uguaglianza del lavoro, le libertà religiose contro ogni oppressione di setta, abbia la forza della sanzione e i mezzi per la tutela dei diritti dei popoli deboli contro le tendenze sopraffatrici dei forti. Al migliore avvenire della nostra Italia - sicura nei suoi confini e nei mari che la circondano - che per virtù dei suoi figli, nei sacrifici della guerra ha con la vittoria compiuta la sua unità e rinsaldta la coscienza nazionale, dedichiamo ogni nostra attività con fervore d'entusiasmi e con fermezza di illuminati propositi. Ad uno Stato accentratore tendente a limitare e regolare ogni potere organico e ogni attività civica e individuale, vogliamo sul terreno costituzionale sostituire uno Stato veramente popolare, che riconosca i limiti della sua attività, che rispetti i nuclei e gli organismi naturali - la famiglia, le classi, i Comuni - che rispetti la personalità individuale e incoraggi le iniziative private. E perché lo Stato sia la più sincera espressione del volere popolare, domandiamo la riforma dell'Istituto Parlamentare sulla base della rappresentanza proporzionale, non escluso il voto delle donne, e il Senato elettivo, come rappresentanza direttiva degli organismi nazionali, accademici, amministrativi e sindacali: vogliamo la riforma della burocrazia e degli ordinamenti giudiziari e la semplificazione della legislazione, invochiamo il riconoscimento giuridico delle classi, l'autonomia comunale, la riforma degli Enti Provinciali e il più largo decentramento nelle unità regionali. Ma sarebbero queste vane riforme senza il contenuto se non reclamassimo, come anima della nuova Società, il vero senso di libertà, rispondente alla maturità civile del nostro popolo e al più alto sviluppo delle sue energie: libertà religiosa, non solo agl'individui ma anche alla Chiesa, per la esplicazione della sua missione spirituale nel mondo; libertà di insegnamento, senza monopoli statali; libertà alle organizzazioni di classe, senza preferenze e privilegi di parte; libertà comunale e locale secondo le gloriose tradizioni italiche. Questo ideale di libertà non tende a disorganizzare lo Stato ma è essenzialmente organico nel rinnovamento delle energie e delle attività, che debbono trovare al centro la coordinazione, la valorizzazione, la difesa e lo sviluppo progressivo. Energie, che debbono comporsi a nuclei vitali che potranno fermare o modificare le correnti disgregatrici, le agitazioni promosse in nome di una sistematica lotta di classe e della rivoluzione anarchica e attingere dall'anima popolare gli elementi di conservazione e di progresso, dando valore all'autorità come forza ed esponente insieme della sovranità popolare e della collaborazione sociale. Le necessarie e urgenti rifrome nel campo della previdenza e della assistenza sociale, nella legislazione del lavoro, nella formazione e tutela della piccola proprietà devono tendere alla elevazione delle classi lavoratrici, mentre l'incremento delle forze economiche del Paese, l'aumento della produzione, la salda ed equa sistemazione dei regimi doganali, la riforma tributaria, lo sviluppo della marina mercantile, la soluzione del problema del Mezzogiorno, la colonizzazione interna del latifondo, la riorganizzazione scolastica e la lotta contro l'analfabetismo varranno a far superare la crisi del dopo-guerra e a tesoreggiare i frutti legittimi e auspicati della vittoria. Ci presentiamo nella vita politica con la nostra bandiera morale e sociale, inspirandoci ai saldi principii del Cristianesimo che consacrò la grande missione civilizzatrice dell'Italia; missione che anche oggi, nel nuovo assetto dei popoli, deve rifulgere di fronte ai tentativi di nuovi imperialismi di fronte a sconvolgimenti anarchici di grandi Imperi caduti, di fronte a democrazie socialiste che tentano la materializzazione di ogni identità, di fronte a vecchi liberalismi settari, che nella forza dell'organismo statale centralizzato resistono alle nuove correnti affrancatrici. A tutti gli uomini moralmente liberi e socialmente evoluti, a quanti nell'amore alla patria sanno congiungere il giusto senso dei diritti e degl'interessi nazionali con un sano internazionalismo, a quanti apprezzano e rispettano le virtù morali del nostro popolo, a nome del Partito Popolare Italiano facciamo appello e domandiamo l'adesione al nostro Programma. Roma, lì 18 gennaio 1919 LA COMMISSIONE PROVVISORIAOn. Avv. Giovanni Bertini - Avv. Giovanni Bertone - Stefano Gavazzoni - Rag. Achille Grandi - Conte Giovanni Grosoli - On. Dr. Giovanni Longinotti - On. Avv. Prof. Angelo Mauri - Avv. Umberto Merlin - On. Avv. Giulio Rodinò - Conte Avv. Carlo Santucci - Prof. D. Luigi Sturzo, Segretario Politico.

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sabato 17 gennaio 2009

UNO SFORZO MAGGIORE IN COMPETENZA di Robero Occhiuto

ROBERTO OCCHIUTO DEPUTATO UDC SCRIVE AL QUOTIDIANO DELLA CALABRIA




CARO, direttore, sto seguendo con interesse e curiosità il dibattito sul futuro della Calabria che il suo giornale sta animando.
Temo, però che gli apprezzabili sforzi di analisi ed i tanti positivi frammenti di un meridionalismo moderno, possano rimanere un getto d’inchiostro sulle colonne di un quotidiano.
Dimostrano, ancora una volta, che in CALABRIA ci sono delle buone idee e che esistono anche pezzi di società e di classe dirigente animati da ottime intenzioni e da condivisibili speranze, ma che le loro intenzioni e speranze rimangono, loro malgrado, relegate al livello della discussione teorica: una discussione che la politica ed il resto della società e delle classi dirigenti calabresi giudica persino apprezzabile, così come si giudica, però, un buon argomento di conversazione.
Dico questo, non certo per pessimismo, ma perché, giunti a questo punto, è indispensabile partire da una visione realistica delle cose.
Sperimento ogni giorno, nella mia funzione, i limiti di un falso bipolarismo che in Calabria costituisce le alternative di Governo solo sugli errori di che ha governato prima o sugli equilibri di Palazzo. Sono un parlamentare, che ha però anche la responsabilità di decidere a quale alleanze far partecipare il suo partito che è cosciente del fatto che il ruolo dell’UDC potrebbe essere determinante nell’assegnare la vittoria, alle prossime elezioni in Calabria, ad uno o all’altro schieramento. Eppure, le alleanze ci vengono richieste da singoli candidati, sulla base di argomenti che appartengono più al Risiko della politica cha alla prospettiva della Regione.
E’ come se non ci si rendesse ancora conto che è finita l’epoca nella quale ai gruppi dirigenti del Sud si guardava con una certa accondiscendenza. La gravità della crisi, l’impossibilità di reperire risorse per interventi anticiclici, la necessità di mantenere invariati i saldi di bilancio ed il rapporto tra deficit e Pil per non pregiudicare la collocazione dei titoli di Stato che finanziano il debito, rendendo non più tollerabili le vecchie pratiche e gli schemi tradizionale della politica meridionale.
Ai suoi dirigenti politici è richiesto uno sforzo maggiore in termini di competenza in materia di politica economica e di sviluppo locale.
O ci sarà una rottura profonda con il passato o non ci sarà futuro. Il Mezzogiorno vive la sua stagione peggiore e più difficile. La Calabria in particolare, aveva già nel 2007 un Prodotto interno lordo che diminuiva mentre cresceva nel resto del Paese, ora pagherà, insieme al resto del Mezzogiorno, il prezzo più alto della crisi.
La diminuzione del Pil nelle regioni del Sud è stimata al doppio di quella del Centro-Nord, sia per il 2008 che per il 2009. Con l’aggravante che, quando il clima economico ricomincerà ad essere più favorevole nel Paese e miglioreranno le aspettative, nel Centro-Nord, a causa del maggiore reddito disponibile per le famiglie, ci sarà potenzialmente un maggiore spazio per la ripresa dei consumi che invece sarà assente al Sud.
Peggio sarà per la Calabria, a meno che la politica non trovi il coraggio di riqualificare la spesa pubblica regionale con quelle riforme della sanità, degli enti strumentali, dell’apparato burocratico e del precariato alle quali non ha mai messo seriamente mano, e la società calabrese, nel suo insieme, dimostri realmente di voler dai suoi politici questo tipo di coraggio.
Tutto ciò mentre prendiamo atto che il Mezzogiorno non fa più opinione nella comunità nazionale ed è percepito quasi come un luogo perduto ed irrecuperabile.
Perciò, il Governo nazionale, pervaso da una cultura che predilige i sondaggi e le scelte demografiche alla responsabilità dell’azione politica può attingere alle risorse della Calabria e della Sicilia e dei fondi Fas senza che ciò sia avvertito come uno scandaloso trasferimento di risorse dal Sud al Nord del Paese.
Tra l’altro, per l’opinione pubblica, secondo me anche per quella calabrese, è giusto non finanziare il Mezzogiorno, perché tanto quelle risorse non produrrebbero sviluppo e buona politica.
Si costruisce in questo modo, uno straordinario alibi per costringere i cittadini del Mezzogiorno a pagare, per la seconda volta, le inefficienze storiche dei loro amministratori.
E’ un alibi che non dobbiamo alimentare a nostra volta, perciò è urgente che si modifichi il regime di incentivi alle imprese, privilegiando i contributi in conto interesse ed incentivando sul credito d’imposta, ma non si assuma che al Mezzogiorno non debbano più andare risorse o che i finanziamenti del Sud provochino, quasi fatalmente, corruzione e sprechi.
Anzi proprio il federalismo fiscale, ha come suo presupposto l’ampliamento della base fiscale nei territori in ritardo di sviluppo e, dunque, la spesa per investimenti nel Mezzogiorno è propedeutica a realizzare questo obbiettivo per consentire un Federalismo sostenibile nel Paese.
In sostanza, senza colmare il deficit di infrastrutture necessarie allo sviluppo del Sud, non può esserci federalismo fiscale, perché alcuni territori non sarebbero strutturalmente il grado di finanziare con i loro tributi le proprie spese.
Personalmente non giudico il Federalismo una priorità per il Paese, anzi credo che sia un rischio altissimo per il Mezzogiorno. Credo, però, che possa rappresentare anche un’opportunità per la Calabria. E non solo perché, come spesso si dice, concorrerebbe a responsabilizzare gli amministratori locali. Sono infatti convinto che gli amministratori locali si possano responsabilizzare solo modificando il meccanismo della legittimazione politica che in alcuni territori conduce a premiare elettoralmente chi distribuisce più risorse clientelari: una differenza tra il Veneto e la Calabria e che se in Veneto un direttore generale di un ‘Asl che produce 50 milioni di deficit viene rimosso e non può più svolgere la sua funzione, mentre in Calabria se lo stesso direttore generale si candidasse alle elezioni, con molta probabilità, sarebbe tra i primi eletti.
Sono del parere, invece, che il Federalismo fiscale possa essere un’opportunità per la Calabria, se una Regione meglio governata sapesse chiedere, in cambio della sua attuazione, qualcosa di realmente importante e strategico che potrebbe essere, così come hanno intelligentemente evidenziato Rubettino ed i giovani industriali, un regime di fiscalità di vantaggio per la Calabria, da conseguirsi attraverso un negozio con L’Unione Europea. A quel punto, il Governo e la Lega, pur di realizzare lo spot del federalismo, riscoprirebbero sensibilità verso i problemi della nostra regione e quindi anche un intervento così costoso diventerebbe praticabile.
Occorrerebbe,però, una coscienza comune nella politica e nella società calabrese che non sembra esserci ancora. La debolezza del tessuto economico, associata alla ineguatezza delle politiche, hanno consolidato nel Mezzogiorno una società fragile, permeabile alla violenza della criminalità organizzata; e che, poiché non ha fiducia nelle possibilità delle Istituzioni, si limita a selezionare i propri gruppi dirigenti più in ragione dei particolarismi che questi alimentano che per ciò che possono fare nell’interesse generale.
Eppure ci sono tante risorse ed intelligenze: vocazioni territoriali inespresse, la più alta percentuale di giovani laureati, una varietà di piccole associazioni e di movimenti di ispirazione cattolica a difesa della legalità.
Si tratta però di tante monadi, con le quali la politica deve avere coraggio di misurarsi in maniera innovativa, aiutandole ad organizzarsi per riaccendere la speranza nel cambiamento. Perché il Mezzogiorno la parte dell’Italia che può crescere di più e che costituisce una straordinaria opportunità per tutto il Paese. Altri Paesi in Europa, che – prima e meglio del nostro- hanno investito sui territori in deficit di sviluppo, hanno realizzato poi incrementi significativi del loro Pil. Ciò perché in un’economia globale non ci si può permettere di correre con una gamba più corta dell’altra.
A noi che svolgiamo una funzione politica, spetta la responsabilità di avvertire i rischi e le opportunità per il Paese e per la Calabria, purchè non si ritenga che ogni cosa sia possibile cambiando soltanto il colore degli amministratori. Governare la Calabria è stato difficile per il centro sinistra ( che pure aveva un diffuso tessuto di quadri dirigenti intermedi formatisi nei governi locali, nelle scuole di partito nel sindacato, nelle associazioni) e rischia di essere ancora più difficile per il centro destra di cui al momento non si conosce ne l’elaborazione teorica ne i punti di forza.

ROBERTO OCCHIUTO
DEPUTATO UDC


Fomte: quotidiano della Calabria

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venerdì 16 gennaio 2009

Una bambina che voleva dipingere la pace


In guerra, in tutte le guerre del mondo, in quelle che ci sono state,che ci sono e che, purtroppo, ci saranno, le vittime più innocenti estrazianti sono sempre i bambini. Bambini uccisi, feriti, mutilati, che perdono genitori, parenti, casa, scuola, sogni, speranza. A Gaza, in Africa, in Asia ,in tutte le parti del mondo gli sguardi dei bambini persi nell'incubo dlla guerra sono sempre gli stessi :occhioni spalancati per l'orrore e la paura, occhi che hanno visto cose che alla loro età non avrebbero mai dovuto nemmeno immaginare, sguardi che ci perseguitano e ci fanno sentire impotenti, sguardi di bambini che vorremmo stringere forte, consolare ,e non sappiamo come.Una bambina israeliana di 12 anni, T.Sarek scrisse questa poesia,un ingenuo e toccante appello alla pace. Sono passati anni e nulla è cambiato, nessuno ha ascoltato, il rumore del mondo è troppo forte perla flebile voce dei bambini: Ascoltiamola adesso, ascoltiamo le sue parole leggere che nascondono le grida di dolore e disperazione di tanti bambini, le loro lacrime, la loro paura, aiutiamoli a dipingerela pace.




HO DIPINTO LA PACE


Avevo una scatola di colori

brillanti, decisi, vivi.

Avevo una scatola di colori,

alcuni caldi,altri molto freddi.

Non avevo il rosso

per il sangue dei feriti.

Non avevo il nero

per il pianto degli orfani.

Non avevo il bianco

per le mani e il volto dei morti.

Non avevo il giallo

per la sabbia ardente,

ma avevo l'arancio

per la gioia della vita,

e il verde per i germogli e i nidi,

e il celeste dei chiari cieli splendenti,

e il rosa per i sogni e il riposo.

Mi sono seduta e ho dipinto la pace.

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Napolitano in Calabria, a Lamezia Terme la seconda tappa


Folla attende il capo dello Stato lungo il corso della cittadina


Lamezia Terme, 15 gen. (Apcom) - E' Lamezia Terme la seconda tappa del primo giorno di visita in Calabria del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Una folla è pronta a dargli il benvenuto: sui marciapiedi transennati di corso Numistrano, numerosi i ragazzi delle scuole con le bandiere tricolore in mano, mentre polizia e carabinieri controllano la situazione. Il presidente Napolitano arriverà qui alle 15.30, percorrerà pochi metri a piedi verso il chiostro di San Domenico. Qui è stata allestita, per l'occasione, una mostra di volumi del Cinquecento. Si tratta dei primi libri stampati in quell'epoca con note autografe del filosofo Tommaso Campanella; ci sono alcuni volumi aristotelici, commentari e un codice giustinianeo. Ad illustrare le stampe rinascimentali a Giorgio Napolitano sarà un professore di storia greca dell'università della Calabria, Giovanna De Sensi Sestito.

FONTE: VIRGILIO NOTIZIE

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Global Service, indagato Di Pietro jr



I pm: "Atto dovuto". Il leader Idv oltre tre ore in Procura: "Ho chiesto che si vada avanti con le indagini su tutti i fatti, compresi quelli che riguardano Cristiano"

di Dario Del Porto


NAPOLI - Il nome Cristiano Di Pietro entra nell´inchiesta sugli appalti della Procura di Napoli. Non più come interlocutore delle telefonate intercettate all´ex provveditore alle Opere pubbliche di Campania e Molise, Mario Mautone, agli arresti domiciliari dal 17 dicembre scorso, ma come indagato. Un atto dovuto, alla luce delle notizie di reato contenute in una lunga informativa redatta dalla Dia di Napoli nel febbraio di un anno fa. Ma anche un passaggio dell´indagine sul quale Di Pietro senior, ex ministro delle Infrastrutture e leader dell´Italia dei Valori, sentito ieri come teste dai magistrati napoletani per oltre tre ore, invita gli inquirenti ad andare avanti: «Ho chiesto alla Procura - ha detto Antonio Di Pietro a conclusione del faccia a faccia con i pm - di indagare senza alcun riguardo per nessuno perché non deve esservi, e non vogliamo che ci sia, alcuna riserva nei confronti di parenti o esponenti di partito. Ho chiesto che si indaghi su tutti i fatti, compresi quelli che riguardano mio figlio. Abbiamo interesse che ci sia un´indagine perché si possano differenziare comportamenti corretti da quelli scorretti, altrimenti si fa di tutta un´erba un fascio». A chi gli chiedeva di una possibile iscrizione del figlio Cristiano nel registro degli indagati, Di Pietro ha replicato: «Non ne ho idea. A prescindere se lo sia o no, le conseguenze sono le stesse, bisogna indagare. Chi come me ha messo in piedi attività per contrastare la corruzione, se c´è una telefonata che riguarda un familiare ha interesse che si faccia chiaro», ha detto. Poi però ha evidenziato: «L´indagine qui, alla fine, non riguarda mio figlio, ma vicende gravissime. Non trasformate uno stuzzicadente in una trave». L´ex ministro è arrivato in Procura alle 16. Ad attenderlo, i pm Vincenzo D´Onofrio, Raffaello Falcone e Pierpaolo Filippelli e il procuratore aggiunto Franco Roberti. La legge concede al genitore la possibilità di non rendere dichiarazioni in caso di indagini che coinvolgano i figli. Ma prima ancora che i pm potessero ricordargli questa facoltà, Di Pietro ha detto: «Parliamo di tutto, non ho alcun problema». E l´audizione è andata avanti fin quasi alle 19. Il leader dell´Idv ha fornito spiegazioni apparse convincenti agli inquirenti. Innanzitutto su uno dei nodi dell´indagine, la decisione con la quale nell´estate 2007 l´allora ministro delle Infrastrutture trasferì Mautone a Roma. Scelta influenzata secondo gli investigatori anche dalla fuga di notizie che aveva caratterizzato la primissima fase dell´inchiesta. Di Pietro invece ha negato questa circostanza affermando che i trasferimenti riguardarono non solo Mautone, ma molti altri dirigenti e furono disposti all´esito di accertamenti del ministero, non per una "soffiata". «Ho messo a disposizione carte e documenti - ha sottolineato - che trovano riscontro nella lettura incrociata delle intercettazioni».
FONTE: LAREPUBBLICA.IT
(16 gennaio 2009)

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lunedì 12 gennaio 2009

CALABRIA: TREMATTERRA (UDC), VERIFICARE SITUAZIONE DIPENDENTI ZANFINI


(ASCA) - Cosenza, 12 gen - Il capogruppo dell'Udc alle Regione Calabria, Michele Trematerra, intende verificare con l'assessore regionale al bilancio, Demetrio Naccari Carlizzi, la situazione dell'impresa di trasporto Zanfini Tours, i cui dipendenti non percepiscono lo stipendio da diversi mesi e sono in stato di agitazione.''Dobbiamo verificare una serie di cose - afferma Trematerra- atteso che lo stato di agitazione, promosso dai dipendenti (che esprimono un diritto insopprimibile) provoca enormi disagi alla popolazione acrese, sia quella studentesca che quella normale.Di contro - continua Trematerra - sembra che l'impresa abbia gravi problemi economici e, pertanto, e' opportuno ragionare insieme alla Regione per individuare una soluzione positiva della vicenda La crisi occupazionale - dice Trematerra- coinvolge tutti i centri della Calabria, ma quando va a investire aziende consolidate desta ulteriore preoccupazione. Dobbiamo tutti insieme capire e rimuovere gli ostacoli ( pagamenti ritardati della pubblica amministrazione , etc.), che mettono in ginocchio l'economia locale e che non contribuiscono a contenere gli effetti di una crisi che e' gia' mondiale e globale''.red/res/rob
(Asca)

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domenica 11 gennaio 2009

Crisi,Brunetta provoca impiegati PA


"Privilegiati, tirino fuori l'Italia"


"Ai dipendenti della Pubblica amministrazione io dico: pensateci voi a far uscire l'Italia dalla crisi. C'è una riserva inutilizzata del 30, 40, 50% di produttività". Renato Brunetta si rivolge così ai lavoratori del settore pubblico: essi, ha osservato il ministro, "non rischiano né cassa integrazione né disoccupazione a differenza dei lavoratori privati. Se c'è questo privilegio, questo privilegio deve trasformarsi in responsabilità"."L'Italia che produce è in affanno - osserva il ministro parlando a Roccaraso a 'Neveazzurra' - e la Pubblica amministrazione che fino a ieri era la palla al piede io la voglio provocare". Per Brunetta "servono più servizi, meno tempi, meno costi. La pubblica amministrazione deve essere il traino dell'economia. Ora inizia la fase due del mio lavoro: serve l'orgoglio della Pubblica amministrazione per portare l'Italia fuori dalla crisi. C'è questa grande occasione. Io agirò con il bastone e la carota. Se l'Italia cresce di più ci sono più risorse per tutti".
"Se uno ora fa il professore, il burocrate, l'impiegato al catasto si vergogna di dire quello che fa. - ha aggiunto il ministro - Se invece dice al figlio faccio il tornitore alla Ferrari lo dice con il sorriso, con orgoglio e dignità. L'impiegato no. Io vorrei che la nostra burocrazia fosse come la Ferrari. Perché non può?''. Il ministro della Pubblica Amministrazione, nel corso del dibattito a 'Neveazzurra', ha poi osservato: "Noi dobbiamo uscire dalla crisi con un Paese diverso. Adesso che siamo in una crisi globale c'è questa grande occasione: dobbiamo instillare il senso di responsabilita con un bastone. E la carota è l'orgoglio". fonte:TGCOM

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Lavoro, un'Italia a due facce


Più della metà dei dipendenti privati non ha diritto alla cassa


FABIO POZZO



Impiegati, operai, magazzinieri, autisti, camerieri, commessi. Tanti volti di un unico volto: quello di lavoratore invisibile, non perchè privo di contratto, quanto senza sicurezze. È l’Italia bifronte del lavoro. Giano, perché più della metà dei dipendenti del settore privato è priva di sostegno al reddito (leggi cassa integrazione ordinaria o straordinaria), nel malaugurato caso in cui l’azienda decidesse di licenziare. Uomini, donne, padri e madri di famiglia che «se da un giorno all’altro se ne stanno a casa nessuno se ne accorge», è la definizione di Giuseppe Bertolussi, il segretario della Cgia di Mestre, l’associazione degli artigiani e delle piccole imprese che ha fotografato questo esercito di «disarmati». Sì, un esercito. Su 17.649.700 lavoratori dipendenti, tolti quelli del pubblico impiego (3.630.600), sono 14.019.200 quelli che ricoprono un’occupazione stabile presso aziende private. E tra questi, il 50,9%, vale a dire 7 milioni 141 mila 300, sono senza ammortizzatori sociali. Privi di garanzie e copertura salariale. Senza «rete», insomma. A fronte dell’altro 49,1%, ovvero 6.877.900 lavoratori che possono accedere alla cig. Che non è condizione augurabile per nessuno, ma che rappresenta comunque una «fiammella» per tenere calda l’esistenza. Nella classifica dei «senza ombrello», spicca per numeri assoluti il settore dei servizi: 2.336.400 individui, pari al 16,7% del totale. Subito dopo viene quello del commercio (14%), con 1.968.000 lavoratori sul libro paga di aziende con meno di 200 dipendenti. Seguono i comparti dell’artigianato (889.500, per imprese con meno di 15 dipendenti, con l’esclusione però dell’edilizia, ove è previsto il ricorso alla cassa integrazione ordinaria), degli hotel e ristorazione (870.000), del credito e assicurazioni (544.400), delle comunicazioni (338.100) e dei trasporti, per aziende con meno di 15 dipendenti (194.800). Un dato preoccupante, soprattutto in questi giorni di crisi, col termometro che ha fatto segnare a dicembre un’impennata record della cassa integrazione nei settori industriale ed edile (+110% su dicembre 2007, con un boom del 525% di quella ordinaria). «Chiediamo al governo di intervenire e di mettere mano a questa materia» dice Bortolussi. «Un dato drammatico», lo definisce il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero, per il quale «deve essere allargato a tutti i lavoratori delle piccole e delle piccolissime imprese il diritto alla cassa integrazione e agli ammortizzatori sociali». La Cgia di Mestre indica una strada, che comporterebbe una spesa «minima, se non nulla» per lo Stato e che non andrebbe a «gravare di nuovi pesi le aziende in questo momento difficile». Si tratta, semplicemente, di riallocare risorse «che in gran parte già ci sono, mettendole dove oggi è più urgente e necessario». Le esperienze a cui attingere sono, secondo Bortolussi, quelle degli enti bilaterali che, «soprattutto in Veneto, Emilia Romagna, Lombardia, ma, in verità, in quasi tutta l’Italia, sono e continuano ad essere un’esperienza di successo». In molte parti della Penisola imprese artigiane e loro dipendenti, infatti, versano un contributo mensile che va a costituire un fondo comune di categoria gestito dalle parti sociali (per i metalmeccanici sono 9 euro per ciascun dipendente), il quale eroga, su richiesta, sussidi per la sospensione dal lavoro, assistenza sanitaria e famigliare. «L’idea, da perfezionare, sarebbe quella di ricapitalizzare questo fondo attingendo a vari programmi e contributi europei e, magari, con parte del ricavato della trattenuta dello 0,30% in busta paga che, attualmente, viene destinata alla formazione continua e con altri fondi da individuare». Una copertura che, insiste Ferrero, va estesa anche ai lavoratori precari. Gli ultimi, tra i lavoratori a contratto. Un altro esercito di 2.812.700 individui (a settembre 2008), pari al 12% del totale occupati, in aumento del 16,9% dal 2004. FONTE: LASTAMPA.IT

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giovedì 8 gennaio 2009

Le case popolari di Aiello restano senza inquilini

Scritto da Bruno Pino - Il Quotidiano della Calabria 07 gen 2009

L’amministrazione non emette il bando di assegnazione
AIELLO CALABRO – La questione delle case Aterp di Rione Patricello, sollevata a fine ottobre scorso, torna inevitabilmente di attualità. In quell’occasione, avevamo chiesto al sindaco Gaspare Perri, a fronte anche di segnalazioni di cittadini che temevano che le assegnazioni potessero coincidere con la campagna elettorale di primavera, se e quando gli otto appartamenti di edilizia residenziale pubblica sarebbero stati assegnati. Il sindaco Perri era stato chiaro e preciso, affermando che il bando sarebbe stato emanato, nei modi previsti dalla legge regionale 32/96, verosimilmente entro fine novembre. Ma da allora non se ne è saputo più nulla. Il bando non è stato emanato e siamo già a inizio gennaio. Ora a puntare l’attenzio - ne sui ritardi nell’emissio - ne del bando di assegnazione, è Alleanza di Progresso per Aiello, il gruppo di opposizione consiliare che in una nota stigmatizza l’immobilismo dell’amministrazione locale. «Purtroppo, ancora una volta – scrive Alleanza di Progresso per Aiello - ci troviamo dinanzi alle solite promesse da marinaio. Questa volta però si sta giocando sul bisogno delle fasce più deboli della popolazione, che necessitano urgentemente di una sistemazione stabile e adeguata, visto che ci siamo già inoltrati nell’inverno». «Non è possibile che ad Aiello – si legge ancora nel documento - si debba sempre vivere di promesse e di illusioni. Siamo di fronte ad un ritardo che non trova spiegazioni, che va ad aggravare ulteriormente le condizioni di molte famiglie che sperano e confidano nell’assegnazione di una casa. Tutto ciò non è tollerabile». «Il nostro augurio – dico - no i consiglieri di minoranza - è che per l’assegna - zione non si aspetti la campagna elettorale, e che le case Aterp non siano utilizzate per ricercare consensi, ma solo ed esclusivamente per rispondere ai bisogni e alle necessità dei cittadini».

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domenica 4 gennaio 2009

L'ONOREVOLE OCCHIUTO INTERVIENE ALLA CAMERA DEI DEPUTATI



LINK DIRETTO AL VIDEO:
http://video.camera.it/default.aspx?id_ODL=767&id_csm=137522&VideoType=&leg=&seduta=&dataora=&dateserial=

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giovedì 1 gennaio 2009

Campagna contro la guida in stato di ebrezza

TRATTO DA UNA STORIA VERA


Se hai coraggio guarda fino alla fine
FONTE: YOU TUBE. Autore: Antonio Finochiaro



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Ecco il segreto della leucemia "Così si attacca alla radice"


fonte: la Repubblica.it

ROMA - Proliferano indisturbate, immortali, rendendo spesso inguaribili i tumori. Ora il segreto della forza delle cellule staminali del cancro - radice e serbatoio infinito della malattia - è stato svelato da un gruppo di scienziati italiani, che hanno individuato in una specifica molecola quello che potrebbe diventare il bersaglio farmacologico tanto a lungo cercato per estirpare i tumori alla radice, uccidendone le cellule madri. Studiando la leucemia mieloide acuta, l'équipe guidata da Pier Giuseppe Pelicci, Direttore Scientifico del Dipartimento di Oncologia Sperimentale dell'Istituto Europeo di Oncologia, in collaborazione con le Università di Milano e Perugia, sembra aver trovato un modo per estirpare definitivamente il cancro partendo dalla sua origine. In una ricerca pubblicata su Nature, gli scienziati danno finalmente una spiegazione all'immortalità delle cellule staminali del cancro: la chiave è racchiusa in "P21", una proteina del ciclo cellulare che blocca temporaneamente la proliferazione di quel tipo di cellule e dà loro il tempo di riparare il proprio Dna prima di ripartire, ovvero prima di ricominciare a produrre altre cellule tumorali. Colpendo P21 nelle staminali delle leucemie, l'équipe di Pelicci è infatti riuscita a renderle "mortali": senza P21 le staminali hanno cominciato ad accumulare danni al genoma e quindi a morire, e con loro anche l'intero tumore.
Negli ultimi decenni l'oncologia ha fatto passi importanti, trovando farmaci risolutivi per molti tumori: il problema è che in molte neoplasie questi farmaci non bastano, il tumore torna, spesso più feroce di prima. Si è scoperto che ciò dipende dal fatto che dietro milioni di cellule tumorali che le terapie spesso riescono ad uccidere, c'è, ben nascosto, un gruppetto di cellule staminali capostipiti della malattia. Queste staminali, numericamente esigue rispetto alla massa tumorale, sono il serbatoio del cancro, e sono in grado di produrre all'infinito altre cellule malate. E non rispondono ai farmaci oncologici oggi in uso: questi farmaci, infatti, sono attivi solo contro cellule in rapida riproduzione come quelle del tumore, mentre le staminali del cancro si riproducono lentamente e sfuggono alle cure. Con la scoperta italiana il cerchio si chiude. Il gruppo di Pelicci si è accorto che la lentezza con cui le staminali del cancro si riproducono è la loro salvezza anche per un altro motivo: garantisce loro più tempo per "fare la revisione" e ripartire in quarta alimentando nuovamente il tumore. La proteina P21 in pratica fa fare loro il "pit stop" durante il quale le staminali riparano il proprio Dna. Senza questa pausa le staminali pian piano accumulerebbero danni genetici, invecchierebbero e morirebbero come tutte le cellule. "La nostra scoperta - ha commentato Pelicci - definisce un metodo per eliminare le cellule staminali del cancro: bloccare i loro sistemi di riparazione del genoma. In questo modo, infatti, le cellule staminali del cancro accumuleranno danno genomico, invecchieranno e moriranno, come fanno normalmente le cellule staminali dei nostri tessuti. Nuovi farmaci che inibiscono la riparazione del Dna stanno muovendo i primi passi della sperimentazione clinica nell'uomo. Sapremo nei prossimi 5-10 anni quanto sono importanti nella cura dei tumori".

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NAPOLITANO AL PAPA, CONDIVIDO APPELLO SU LOTTA POVERTA'


ROMA - E' giusto ed "è imperativo dispiegare ogni sforzo per debellare la povertà e rimuovere la causa profonda di risentimenti e frustrazioni che troppe volte si traducono in conflitti", scrive Giorgio Napolitano a Papa Benedetto XVI, dichiarando di condividere e apprezzare l'appello del Pontefice affinché politica e diplomazia mettano al centro di ogni iniziativa la lotta alla povertà e la ricerca della pace. L'Italia, assicura, il presidente della Repubblica, farà la sua parte in occasione del G8, a marzo. "Santità, il messaggio che Ella rivolge alle donne ed agli uomini di tutto il mondo in occasione della Giornata Mondiale della Pace - scrive Napolitano nel messaggio reso noto dall'ufficio stampa del Quirinale - è dedicato quest'anno al tema della lotta alla povertà. Certo di interpretare il sentimento condiviso del popolo italiano, desidero esprimerLe il più vivo apprezzamento per la prodondità, umana vicinanza e senso di speranza che animano le parole con le quali Ella indica nell'impegno a combattere tale piaga come uno dei nodi cruciali del nostro tempo. Non vi può essere, difatti, azione politica e diplomatica volta a superare i numerosi e drammaticamente attuali conflitti che turbano la pace mondiale se non si dà prova della più forte determinazione a porre fine alla condizione di indigenza materiale e di degrado spirituale e culturale nella quale versano larghe parti della popolazione della Terra". Condivido pertanto il Suo appello affinché - aggiunge il Capo dello Stato - siano condotte politiche in grado di migliorare il livello di vita di quanti, in numero intollerabilmente elevato, rimangono ai margini dei processi di sviluppo economico. Occorre in particolare incrementare le possibilità di accesso agli strumenti educativi, per consentire una piena realizzazione delle straordinarie potenzialità di quell'infanzia nella quale riponiamo le nostre attese. Il Suo forte e autorevole richiamo è tanto più opportuno nell'attuale fase di incertezza economica, nella quale tante famiglie si interrogano sul proprio futuro e vedono messe in discussione certezze consolidate. Le Sue parole saranno un incoraggiamento prezioso per l'azione intrapresa dalla Comunità internazionale per una riforma dei meccanismi del governo dell'economia volta ad accrescere la partecipazione di quegli attori che finora ne erano rimasti esclusi ed a promuovere interventi in grado di affrontare la crisi economica e finanziaria con decisioni efficaci e condivise". "Come Ella giustamente sottolinea, il fine ultimo dell'attività economica deve essere sempre quello di promuovere la dignità dell'uomo e, proprio per questo, è imperativo dispiegare ogni sforzo per debellare la povertà e rimuovere la causa profonda di risentimenti e frustrazioni che troppe volte si traducono in conflitti. La globalizzazione può contribuire a conseguire questa finalità, purché si sia capaci di coglierne gi elementi positivi insiti nell'apertura delle nostre società e nell'accresciuta mobilità delle idee e delle persone. E' questo lo spirito che, interpretando la volontà condivisa delle forze politiche e sociali del Paese, guida l'azione internazionale dell'Italia, che - conclude Napolitano - si accinge ad assumere una speciale responsabilità nell'esercizio della Presidenza del G8. Con questi sentimenti, Santità, Le rivolgo, a nome mio personale e del popolo italiano, fervidi voti per la felice prosecuzione della Sua Missione Apostolica". FONTE: ANSA.IT

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2009: i consigli del Presidente Napolitano per superare la crisi


Nel corso del tradizionale massaggio di auguri di fine anno, Giorgio Napolitano, con toni misurati ed accenti improntati alla pacatezza, ha iniziato il suo discorso evocando la tragedia che si sta consumando in medio oriente. Per il Presidente della Repubblica, la comunità internazionale deve agire per fermare ed arrestare la spirale di odio e violenza, che sta trascinando tragicamente lo stato israeliano e una parte della Palestina in una guerra atroce e devastante, per le conseguenze terribili che ha sulle popolazioni ed i civili dei due paesi.

Napolitano ha confessato ai cittadini italiani di volere parlare con franchezza e sincerità delle difficoltà che il nostro Paese, a causa della grave crisi economica, il cui inizio è avvenuto negli Usa, si troverà a fronteggiare. Per Napolitano non bisogna temere gli effetti della crisi economica e avere paura di ciò che potrà accadere.

Il governo, secondo il presidente, ha adottato le misure necessarie per garantire la stabilità del sistema finanziario e bancario italiano, il quale è più solido rispetto a quello di altri paesi. In ogni caso, la crisi può rivelarsi l'occasione per rimuovere ed eliminare le inadeguatezze e le imperfezioni presenti nel sistema economico e sociale del nostro Paese. In tal modo si potranno avere i cambiamenti necessari per garantire una più equa distribuzione della ricchezza nazionale, riducendo il divario, che recentemente è cresciuto, tra i ceti abbienti e quelli con livelli di reddito medio basso; consentire ai giovani appartenenti alle famiglie modeste di accedere ai livelli superiori della istruzione pubblica, perché vi sia maggiore mobilità sociale e più opportunità per tutti i cittadini di sviluppare i propri talenti e le proprie inclinazioni.

Il Presidente ha ricordato la condizione di grande angoscia che attanaglia i giovani precari, il cui futuro appare incerto. Inoltre ha, con grande onestà intellettuale, posto l'accento sulle difficoltà in cui si trovano i cittadini che vivono nel meridione d'Italia, il cui livello di sviluppo è inferiore a quello delle altre regioni italiane. La crisi, i cui effetti si produrranno nell'anno che sta per avere inizio, può divenire l'occasione per ridefinire le politiche economiche, in modo da creare un nuovo modello dello sviluppo, rendendolo sostenibile e compatibile con la salvaguardia dell'ambiente. Ovviamente, secondo Napolitano, essendo le cause che hanno prodotto la crisi economica di natura internazionale, è giusto e legittimo attendersi che le autorità mondiali sappiano elaborare un nuovo sistema di regole e principi, per fermare la frenesia speculativa e dar vita ad un nuovo equilibrio mondiale sul piano finanziario, che sia fondato sulla responsabilità politica e morale.

L'Italia, per superare le difficoltà economiche che si profilano all'orizzonte, deve ritrovare uno slancio nuovo, riscoprendo il senso del destino comune, capace di unire tutti i cittadini , così come è accaduto dopo la fine della seconda guerra mondiale e negli anni difficili della lotta contro il terrorismo, che minacciava la democrazia italiana.

La lotta politica nel nostro paese non deve sfociare, per il Presidente, nella dura contrapposizione tra le opposte fazioni; è fondamentale che vi sia la ripresa del dialogo tra tutte le forze politiche per varare le riforme di cui il paese ha bisogno, metodo che deve valere sia per riformare le istituzioni sia per migliorare l'amministrazione della giustizia. La gestione della pubblica amministrazione deve essere rigorosa e rispettosa della legalità ad ogni livello per difendere i diritti dei cittadini e per avere un uso oculato ed intelligente delle risorse economiche.

Nella parte finale del suo messaggio, il Capo dello Stato ha ricordato quale deve essere il ruolo del Presidente nella nostra democrazia parlamentare, così come venne concepito durante la costituente. Il presidente è tenuto a rappresentare i valori costituzionali, pregni di significati morali e ideali, ponendosi al di fuori della lotta politica, poiché deve essere una figura istituzionale capace di unire tutti i cittadini in nome dell'interesse supremo dell'Italia.

Il messaggio del Presidente, sobrio e breve, pronunciato con la consueta eleganza stilistica, è riuscito a sintetizzare i temi principali che dominano il dibattito politico italiano ed internazionale; inoltre è sembrato molto efficace, perché rivolto a infondere fiducia e speranza nel cuore degli italiani, che soffrono per le difficoltà che vive l'Italia ed il mondo in questo periodo così cupo ed incerto.
fonte: http://www.agenziaradicale.com
GIUSEPPE TALARICO

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