
ASCA) - Cosenza, 11 mar - Il vicario generale dell'Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano, monsignor Leonardo Bonanno, ha emesso una nota in merito alla vicenda dell'Istituto Papa Giovanni XXIII di Serra d'Aiello (Cosenza) ''in relazione all'evolversi della situazione aministrativa e sanitaria, oltre che giudiziaria''. La Chiesa Cosentina, unitamente all'Arcivescovo Mons. Salvatore Nunnari, si legge nella nota, ''prende anzitutto atto, con sollievo e soddisfazione, del proscioglimento di mons. Giuseppe Agostino, deciso dal GIP di Paola, Eugenio Facciola'', e conferma l'assoluta estraneita' di mons.Agostino in tutta la vicenda. ''Pertanto alla sua persona si riconferma la stima e la vicinanza affettuosa dell'Arcidiocesi''. I medesimi sentimenti della Chiesa diocesana e del suo Vescovo, continua la nota, ''vanno al sacerdote don Francesco Perrone, che solo per qualche mese si e' trovato alla guida del Papa Giovanni, scagionato per non aver commesso alcun reato di ordine amministrativo inerente al suo incarico di Presidente''.''Nei giorni scorsi la Curia Cosentina aveva fortemente sostenuto l'iniziativa tra la Fondazione Papa Giovanni e la Societa' Fiorile srl, con affidamento a quest'ultima dei servizi e dei beni onde realizzare il risanamento dell'Istituto. Tale soluzione, condivisa da tutte le parti in causa, anche perche' l'ultima rimasta in campo, dopo anni di lavoro risultati vani, avrebbe dato inizio alla fase nuova per il Papa Giovanni, - spiega la nota - nel rispetto dei diritti dei ricoverati e dei lavoratori, fornendo agli enti Pubblici preposti, alla Regione Calabria e ai sindacati, le necessarie garanzie''. Purtroppo ''gli interventi di questi ultimi giorni con l'ipotizzato trasferimento degli ospiti dell'Istituto in altre strutture socio-sanitarie, ha bloccato, si spera provvisoriamente, l'iter della soluzione avviata dalla diocesi''.''La Chiesa cosentina - sottoliena la nota - ha subito un grandissimo danno morale e di immagine per colpa di chi, investito di fiducia, ha deviato dai principi evangelici che avevano invece motivato il sacerdote fondatore don Giulio Sesti-Osseo, avviando un'opera meritoria sul piano della carita' e su quello occupazionale per il vasto comprensorio del Tirreno cosentino. Con don Giulio sono meritevoli di grata memoria i tanti sacerdoti e laici che si sono prodigati, per oltre un trentennio di vita dell'Istituto, con disinteressato e generoso impegno nell'opera Papa Giovanni, credendovi fino in fondo''.''Per questo motivo l'Arcidiocesi, dichiarata nella richiesta di Rinvio a giudizio del Gip per la chiusura delle indagini 'parte lesa', ritiene un suo dovere irrinunciabile costituirsi parte civile nel procedimento penale avviato dalla Procura di Paola perche' chi ha sbagliato di fronte paghi il conto alla Giustizia e, se cristiano, renda conto alla propria coscienza ed alla Chiesa''.''La Chiesa non ha interesse a chiedere risarcimenti economici'', continua il comunicato e vuole contribuire per far emergere dal processo ''responsabilita' di chi, nelle diverse mansioni, si fosse reso colpevole dei reati imputati, se acclarati, individuando ruoli e responsabilita' di quanti saranno ritenuti colpevoli dei reati nel corso degli anni.Solo cosi' il clamore mediatico di questi giorni, certamente generico, discutibile e sproporzionato, lascera' il posto a fatti documentati e provati''.red/rg/alf
(Asca)
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