sabato 27 giugno 2009
Aiello Calabro. Solidarietà al candidato a sindaco Bruni per gli atti di violenza subiti
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AGGREDITI per una domanda al convegno del PD
Domenica 24 maggio 09 a Pomigliano dArco in un comizio del Pd, una domanda diretta ad Andrea Cozzolino, Assessore regionale e candidato alle europee, sul tema della moralità come argomento di battaglia politica, scatena l'aggressione a danno dei due giovani intervistatori pomiglianesi. ...
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sabato 20 giugno 2009
Riscoprire don STURZO: 1901 profeta del Federalismo
Nel pensiero del sacerdote di Caltagirone la regione è un corno essenziale e inevitabile all'interno di un pensiero politico liberale e liberista, una conseguenza naturale di quell'antistatismo che porta Sturzo a criticare duramente il sinistrismo economico della Dc del dopoguerra. È questo stesso approccio funzionale che spinge Sturzo nel 1959 a biasimare le prime esperienze regionali degli statuti speciali, colpevoli di riprodurre gli stessi mali dello statalismo creando enti, gestioni fuori bilancio e clientele, prevaricando le prerogative di comuni e province e, soprattutto, venendo meno a quella funzione di controllo su tutte le spese realizzate sul territorio col denaro pubblico. Sturzo capisce già allora che, nonostante organi elettivi propri, le regioni rischiano di restare un ente delegato dello stato, destinato a soffrire, come lo stato, della partitocrazia. Nella sua concezione politica, invece, la semplificazione amministrativa e legislativa sono elementi portanti in un disegno regionale dello stato, il cui obiettivo finale consiste nella sana gestione del denaro pubblico attraverso il controllo locale delle risorse e della leva fiscale. È questo uno dei punti più attuali del pensiero di Sturzo che riconosce la necessità di un federalismo fiscale, come passaggio indispensabile per assecondare lo sviluppo delle differenti realtà regionali. «È razionale e giusto, scrive nel 1901 sul Sole del mezzogiorno, che le regioni italiane abbiano finanza propria e propria amministrazione, secondo le diverse esigenze di ciascuna, e che la loro attività corrisponda alle loro forze, senza che queste forze vengano esaurite o sfruttate a vantaggio di altre regioni e a danno proprio". Un federalismo spinto quello sturziano che non nega tuttavia il principio di nazionalità che deve portare le regioni ad aiutarsi reciprocamente. Tanto è rigoroso nel promuovere l'efficacia amministrativa delle autonomie locali, tanto è puntuale infatti nel ribadire la necessità di un'unità che colleghi economicamente le regioni e dia unità legislativa, giudiziaria e militare al Paese.
Sturzo intuisce però come soltanto il rapporto stretto tra amministratori e amministrati, realizzato nelle istituzioni locali, sia in grado di garantire un controllo e una migliore trasparenza nella spesa pubblica e quindi un livello più alto di democraticità delle scelte politiche. Da liberista non esita perciò a scagliarsi contro il capitalismo di stato che finanzia e sostiene le imprese nei settori più disparati col denaro pubblico, alterando in questo modo lo sviluppo di una forte e sana iniziativa privata. Lo stato è infatti l'istituzione più lontana dai cittadini, cui tutti sentono di poter chiedere senza percepire nell'immediato le ripercussioni di una politica spendereccia; per lo stesso motivo lo stato è il centro di potere, dove meglio possono annidarsi le pratiche partitocratiche e le grandi lobby economiche. Prima di tanti Sturzo prevede insomma le conseguenze nefaste dell'assistenzialismo, la voragine del debito pubblico, la politica inflazionistica. Il decentramento amministrativo e finanziario, nel suo disegno, è allora l'antidoto agli sprechi persi nei meandri dei ministeri, ai buoni propositi, puntualmente disattesi, dei politici meridionali di fare fronte comune in Parlamento nell'interesse del sud.
Una lezione, questa di don Sturzo, che conserva quindi un'attualità impressionante.
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domenica 14 giugno 2009
BATTAGLIA UDC
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Elezioni iraniane: vittoria di Ahmadinejad, sconfitta della democrazia
A non esser chiaro era invece quello che è accaduto nelle poche ore fra la chiusura delle operazioni di voto e l’annuncio dei risultati iniziali; in che modo un’enorme ondata emotiva era completamente svanita di fronte alle urne elettorali.
Si era trattato soltanto di un fallimento della stampa mondiale, divenuta vittima inconsapevole di un’abile campagna di “marketing”, o lasciatasi dominare dalle sue stesse preferenze e dai suoi stessi pregiudizi?
O si è trattato di qualcos’altro?
Ripercorrere lo svolgersi degli eventi potrebbe aiutarci a fare un po’ di luce sull’accaduto.
Un’elevata affluenza
Fin dall’apertura dei seggi, venerdì mattina, la lunghezza delle code suggeriva che qualcosa di insolito era in atto.
Mentre il Consiglio dei Guardiani, in serata, cominciava a parlare di un’affluenza intorno al 70%, molte persone concludevano che anche questa cifra rappresentava una stima fatta intenzionalmente al ribasso.
Essendosi le opinioni di molti radicate nella convinzione che un’alta percentuale di voto avrebbe significato una vittoria dei riformisti, lo stato d’animo fra i giornalisti riuniti al ministero dell’interno – fra strade bloccate, accessi non consentiti, e scontri con la polizia – era di attesa e confusione. Sarebbe accaduto che, ancora una volta, un outsider avrebbe vinto al primo turno?
Circolavano voci secondo cui Mir Hossein Mousavi, il principale sfidante riformista, avrebbe tenuto una conferenza stampa venerdì notte, quando, intorno alle 11 di sera, alla sala stampa del ministero fu detto che si attendeva una dichiarazione di Kamran Daneshjou, il presidente della commissione elettorale.
Non ci si attendeva nulla di diverso da informazioni di carattere generale, e forse qualche accenno all’andamento dello spoglio; si riteneva che fosse troppo presto per qualsiasi risultato definitivo.
Dichiarazioni in conflitto
Ma Daneshjou non apparve. Invece un brusio si diffuse nella sala. L’Agenzia di Notizie della Repubblica Islamica (IRNA) aveva una nuova notizia da prima pagina: Ahmadinejad era in netto vantaggio nelle zone rurali.
L’IRNA è un’agenzia controllata dal governo, ed alcuni mezzi di informazione locali erano scettici sulla notizia. Ma il fronte favorevole ad Ahmadinejad fu sollevato in particolare dall’annuncio che Rafsanjan, la città natale di Akbar Hashemi Rafsanjani, un ex presidente (ed acerrimo nemico dell’attuale presidente (N.d.T.) ), aveva votato per il 90% a favore di Ahmadinejad.
I sostenitori dell’attuale presidente cominciavano ad assaporare la portata simbolica di un così pesante rifiuto dell’elettorato nei confronti degli orientamenti dell’arci-nemico di Ahmadinejad.
Pochi minuti più tardi, giunse la notizia che Mousavi aveva tenuto una conferenza stampa per annunciare la propria netta vittoria.
Un membro di spicco della squadra di Mousavi mi rivelò che i loro osservatori ai seggi erano certi che la tendenza fosse nettamente favorevole al loro candidato.
Poco più tardi, alle 11:50, apparve Daneshjou. Ci fu detto che non ci sarebbero state domande. Egli dichiarò che lo spoglio, che fino a quel momento riguardava 8.000 sezioni, per un numero pari a circa 5 milioni di voti, indicava Ahmadinejad in testa con il 69% dei voti e lo sfidante Mousavi con meno del 30%.
Non molto più tardi, il fronte di Ahmadinejad non solo dichiarava apertamente la vittoria, ma poneva questa rivendicazione in termini storici: questa vittoria aveva cancellato il record che aveva spazzato via Mohammad Khatami, il precedente riformatore, al potere nel 1997, ed aveva riconfermato Ahmadinejad, un “principalista” (i “principalisti” sono la corrente conservatrice più intransigente, alla quale appartiene Ahmadinejad (N.d.T.) ), come il leader più popolare nella storia della Repubblica Islamica.
Lo spoglio delle schede nei singoli distretti era ancora incompleto, ma alcuni risultati suscitavano perplessità.
Ahmadinejad vittorioso
Sembra che Ahmadinejad abbia ottenuto una facile vittoria nella città nord-occidentale di Tabriz. Tabriz è il cuore dell’Azerbaigian orientale, e gli azeri sono fra i gruppi etnici più chiusi del paese, che invariabilmente votano su base etnica.
Alle elezioni presidenziali del 2005, Mohsen Mehralizadeh era un candidato quasi sconosciuto. Egli giunse settimo e ultimo, eppure ottenne la maggioranza del voto azero nelle province dell’Azerbaigian. E Mir Hossein Mousavi è un azero di Tabriz.
Altrove, Mehdi Karroubi non è riuscito a vincere nella sua provincia natale, il Lorestan; nel Khuzestan, ci si aspettava che Mohsen Rezai, un rampollo locale, avrebbe preso almeno due milioni di voti. Ma egli non è riuscito a raggiungere un milione di voti neanche nell’intero paese.
E ad ogni aggiornamento dello spoglio, la percentuale di Ahmadinejad non si spostava da una quota stabile tra il 66 e il 69%, indipendentemente dai distretti a cui si faceva riferimento.
Dopo le 3 del mattino sul ministero dell’interno è scesa la quiete della notte. Fuori, per le strade alcuni gruppi di giovani festeggiavano. Ma non erano certo il 69% degli iraniani.
Teymoor Nabili è un noto giornalista televisivo, vincitore dell’Asian TV Awards nel 2005; prima di passare ad Al Jazeera English ha lavorato per la CNBC Asia
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venerdì 12 giugno 2009
Ballottaggio. L'UDC appoggia Gentile
Pur considerando di pregio il nostra dato elettorale, i cittadini della Provincia di Cosenza non ci hanno scelti per il ballottaggio e nel rispetto di tale decisione abbiamo il dovere di assumerci ogni responsabilità conseguente. Ho registrato, continua il Parlamentare, la volontà unanime tra i nostri dirigenti e candidati di partecipare al prossimo turno elettorale dando seguito ad un apparentamento politico e tecnico con la coalizione del candidato del centro destra. Le storie politiche, mia e dell’Udc calabrese, sono sempre state alternative alla sinistra. A Pino Gentile ho chiesto, ottenendolo, l’impegno ad acquisire tutti i punti programmatici oggetto della nostra campagna elettorale, per costruire una provincia snella, che svolga la funzione di coordinamento tra i comuni incrementando il livello della qualità dei servizi, che gestisca di meno e programmi di più. A dimostrazione di ciò, afferma Roberto Occhiuto, il candidato presidente del centro destra si è impegnato su nostra proposta a comporre una giunta con otto invece che con dodici assessori ed a riscrivere il bilancio della provincia per evitare la inutile parcellizzazione delle risorse e la concentrazione degli interventi nelle attività strategiche per lo sviluppo del territorio e davvero utili ai cittadini ed ai comuni.
Avevo promesso in campauna elettorale che il voto dato all’Udc sarebbe stato un voto utile in ogni caso, perchè se anche non mi avesse consentito di arrivare al ballottaggio avrei scelto personalmente di votare chi si fosse impegnato a realizzare i contenuti del nostro programma. E così è stato. Fonte: Roberto Occhiuto.it
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Etichette: l'onorevole Roberto Occhiuto, provincia di cosenza, udc
Roberto Occhiuto ospite di “Super Partes” - Canale 5
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Provinciali 2009, a Cosenza decisivo il partito di Casini
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