DOMENICO SCILIPOTI. Ti prendiamo in parola!
ROBERTO OCCHIUTO. … riunendo in un unico voto l’espressione su tante questioni di carattere diverso.Ci è stato detto dai presidenti che vi erano dei precedenti, anche se la cosa non ci ha convinto perché non vi erano poi tanti precedenti su decreti-legge ordinari come questo; comunque, siamo convinti che non basta richiamare i precedenti per poter dire che, siccome vi è una prassi più o meno consolidata, ciò che è prassi si può fare: certo che si può fare, ma non necessariamente deve farsi perché vi sono buone pratiche e cattive prassi, ed una maggioranza che voglia essere una maggioranza di buongoverno alle cattive prassi cerca di sostituire buone pratiche.Quanti sono intervenuti prima di me hanno parlato, anche con dovizia di particolari tecnici, delle varie questioni oggetto del decreto-legge in esame. Nel mio intervento vorrei limitarmi invece a rintracciare quelle che, a mio avviso, sono le due gravi, grandi assenze di questa manovra che sono, per l’appunto, la famiglia ed il sud, il Mezzogiorno.Con riferimento alla famiglia, secondo noi, non vi è alcun intervento davvero incisivo nella direzione di sostenere il reddito delle famiglie, a meno che non si ritengano tali gli interventi sulla commissione di massimo scoperto o quelli sulla proroga degli sfratti.Non è prevista alcuna misura a sostegno del reddito (e non intendo riferirmi al quoziente familiare perché anche noi sappiamo quanto esso costerebbe così come conosciamo lo stato dei conti pubblici del Paese), mentre avremmo voluto che in questo decreto-legge fosse stato introdotto perlomeno un sistema incisivo di interventi che aiutino realmente le famiglie (non la social card né il bonus familiare o le solite cose alle quali questo Governo ci ha abituato quando si legiferava o si interveniva a sostegno della famiglia, più perseguendo un obiettivo di immagine per il Governo che cercando, invece, di conseguire un risultato che agisse davvero nella direzione di rendere più potenti, dal punto di vista del salario reale, le nostre famiglie).In questo atteggiamento, a mio giudizio, si rintraccia un vizio della politica economica del Governo, il quale non si rende conto che la famiglia è il vero ammortizzatore sociale di questo Paese, forse anche quello che funziona meglio. Ogni volta cerchiamo di trovare risorse - che è così difficile trovare - per finanziare la cassa integrazione, magari creando un fondo che sia alimentato dal Fondo sociale europeo, come è accaduto in passato, ma poi non ci rendiamo conto che in questo Paese l’ammortizzatore sociale che funziona meglio è proprio la famiglia.Quanta importanza ha avuto la famiglia in questi mesi per sostenere anche economicamente quelli che hanno perso il lavoro? E quanto si è impoverita la famiglia per svolgere questa funzione? Quanto fa risparmiare la famiglia allo Stato, alle regioni e ai comuni nell’attività di assistenza agli anziani o nell’attività di supplenza nel campo dei servizi sociali, che spesso svolge in maniera sussidiaria?A proposito degli anziani, abbiamo accolto con favore l’intenzione del Governo di correggere un errore che la maggioranza aveva compiuto nel provvedimento sulla sicurezza in relazione alle badanti, ma anche in questo caso nel corso della discussione avevamo proposto con un nostro emendamento di rimuovere la soglia del reddito, anche perché il legislatore deve avere la capacità di evitare norme che poi in qualche modo inducano quasi ad eludere la legge.Come diceva bene il collega Ciccanti, le badanti spesso assistono anziani che non hanno un reddito sufficiente per poterle regolarizzare e spesso all’interno della famiglia il figlio o la figlia aiutano la madre o il padre sostituendosi nel pagamento della badante per la mamma o per il padre.Questa norma, come diceva l’onorevole Ciccanti, per come è stata scritta, avrà l’effetto di far stipulare dei contratti simulati, perché non vi sarà la possibilità per chi non ha un reddito superiore ad una certa soglia di procedere alla regolarizzazione.Ebbene, sostenere le famiglie per noi significa occuparsi dei problemi più immediati, dei bisogni essenziali dei cittadini, ma anche investire in una risorsa straordinaria che, proprio applicando le categorie della sussidiarietà, può essere di aiuto allo Stato anche dal punto di vista del contenimento della spesa per tante attività.Come dicevo, il secondo assente in questa manovra è il Mezzogiorno. Su questo aspetto, siccome ho ascoltato anche gli altri interventi svolti prima di me, vorrei che fosse chiaro che l’atteggiamento che bisogna avere rispetto a questo problema non deve essere solo di rivendicazione degli interessi e dei diritti legittimi di una parte del Paese contro un’altra parte (altrimenti faremmo un leghismo di ritorno, di serie «B»).Chi parla del Mezzogiorno, soprattutto quando proviene dal Mezzogiorno, deve avere il coraggio di ammettere che, a volte, i danni maggiori al Mezzogiorno li ha fatti la politica del Mezzogiorno quando si è rappresentata come una politica svolta da masanielli o da quanti hanno inteso il governo locale come un modo per governare il consenso, più che i bisogni, per alimentare clientele, più che ragionare sulle prospettive di sviluppo locale.Difendere davvero il Mezzogiorno significa avere il coraggio di smontare quello che è diventato un alibi formidabile per quanti ritengono che non bisogna investire più nel Mezzogiorno. L’alibi che ha costruito una politica incapace, incompetente, che non ha saputo rappresentarsi come una politica di prospettiva per le regioni del Mezzogiorno.In questo provvedimento il Mezzogiorno è assente. Se ci riferiamo alla cassa integrazione, questa opera soprattutto nel nord del Paese e, peraltro, è finanziata da quel Fondo sociale europeo che, però, è alimentato anche dalle regioni del Mezzogiorno. Riguardo la Tremonti-ter, perfino la presidente Marcegaglia durante l’audizione in Commissione ci ha detto che vi è un rapporto, forse, del 70 per cento a vantaggio delle regioni del nord rispetto alla detassazione degli investimenti. Di certo, non si tratta di provvedimenti che vanno nella direzione di incidere sui bisogni del Mezzogiorno.Ascoltavo, durante la discussione, qualche mio collega Lega e apprezzavo il senso di alcuni ragionamenti, come quello svolto del collega Polledri che richiamava il Governatore Draghi a proposito delle dichiarazioni fatte sul credito e sulle imprese.Però, Draghi è intervenuto più volte proprio per dire quello che dovrebbe essere ormai chiaro a tutti, ovvero che, se vi è una parte del Paese che può crescere di più e che può aiutare l’intero Paese a crescere meglio, se vi una parte del Paese che può concorrere di più alla crescita del prodotto interno lordo, questa è proprio il Mezzogiorno d’Italia.Certo, l’atteggiamento di chi vorrebbe difenderlo costituendo i partiti del sud non aiuta a rappresentare i bisogni reali di questa parte del Paese. Anche su questo abbiamo provato in Commissione a porre la questione. Abbiamo provato, in più di un’occasione nella discussione del testo a modificare, per esempio, l’articolo 22 del decreto-legge che riguarda la sanità e il commissariamento delle regioni che accumulano deficit.C’è in questo articolo un comma che prefigura già il commissariamento di una regione del Mezzogiorno che ha accumulato ben due miliardi di euro di deficit. Noi abbiamo chiesto quello che ci sembrava assolutamente logico, cioè che si inibisse la possibilità di nominare commissario per la sanità in quella regione chi aveva contribuito nel corso degli anni, guidando la regione, a maturare a e a consolidare quel deficit. Ci sembrava una cosa di una logicità straordinaria perché chi crea il debito e non è capace di riformare la sanità o non è capace nemmeno di fare un piano di rientro, è giusto che non venga nominato commissario.Se esiste il potere sostitutivo del Governo nazionale rispetto alle inadempienze di una regione, quel potere sostitutivo va esercitato con coraggio, e non va esercitato nominando i presidenti della regione, laddove i presidenti della regione sono stati i massimi responsabili dello sfascio della sanità. Questo significa chiedere che il Mezzogiorno venga responsabilizzato; questo significa chiedere, attraverso un’assunzione di responsabilità, un’attenzione maggiore da parte del Governo nazionale verso il Mezzogiorno.Diceva bene chi mi ha preceduto: negli ultimi sette anni il PIL del Mezzogiorno è sempre cresciuto di meno rispetto al nord del Paese, e non accadeva dal dopoguerra, benché il divario tra Mezzogiorno e nord del Paese è oggi lo stesso che c’era nel dopoguerra. Il Mezzogiorno d’Italia è l’unica parte d’Europa dove non vi è stata la convergenza verso le parti più sviluppate del Paese. Solo nel Mezzogiorno questo si è determinato. Certo, si è determinato per una scarsa attenzione, per una scarsa sensibilità, per una volontà insufficiente da parte del Governo nazionale di intervenire, e anche in questo decreto-legge si rintraccia questo limite, ma si è determinato anche per un’incapacità dei gruppi dirigenti del Mezzogiorno nel rappresentarsi come gruppi dirigenti capaci di aprire stagioni di governo diverse per questa parte del Paese.In conclusione, noi abbiamo espresso delle criticità su questo decreto-legge e le ribadiamo; si tratta secondo noi di una manovra che sembra quella di un Governo che vuole attendere che la crisi passi da sé, che vuole disporsi in una condizione di attesa perché tanto tutti gli indicatori economici dicono che in Europa e nel mondo ormai la crisi sta vivendo la sua parte finale; quindi, è un Governo che continua a non intervenire in maniera incisiva sui saldi di finanza pubblica.Così come si è verificato in tutte la altre manovre fino ad oggi approvate dal Governo e in tutte quelle licenziate dal Parlamento, in tutte le manovre volte a finanziare gli interventi cosiddetti anticrisi, l’Italia ha speso complessivamente soltanto lo 0,2 per cento del prodotto interno lordo, mentre la Germania ha speso l’1,6, e persino l’Arabia Saudita ha speso il 3,3.A differenza però degli altri interventi, che pure erano chiamati anticrisi, quelli fatti dalla manovra triennale in poi nell’ultimo anno, in questo intervento manca qualsiasi attenzione verso le questioni strategiche, verso le questioni strutturali, che sono propedeutiche in qualche modo allo sviluppo, verso le questioni che bisogna affrontare per rilanciare lo sviluppo e preparare il Paese a ripartire quando ci saranno le condizioni per la ripartenza.Infatti, il tema oggi, non è solo o non è più solo quello di comprendere come fronteggiare la crisi. Noi siamo convinti, come molti altri (anche nel dibattito di oggi è emerso), che la crisi morderà ancora, nonostante gli indicatori che provengono dagli altri Paesi, nonostante qualche timido segnale che proviene anche dal nostro Paese, e che dopo l’estate molte piccole aziende italiane non riapriranno i battenti, e che i dati sull’occupazione saranno ancora più preoccupanti in autunno.Proprio oggi il CNEL stima un aumento dei disoccupati nel 2009 compreso tra i 270 mila e i 460 mila, con un tasso di disoccupazione che sfiorerebbe il 9 per cento. Ancora, sempre il CNEL ci dice che a pagare di più sarebbero i lavoratori autonomi, il cui numero diminuisce, e i precari, i lavoratori a termine che alla scadenza del loro contratto non lo hanno visto rinnovato.Negli anni passati noi abbiamo difeso la flessibilità del lavoro, ma chi difende come noi la flessibilità del lavoro deve avere poi il coraggio di prevedere che la flessibilità del lavoro sia difesa anche quando in situazioni di crisi la parte di lavoro che è più in difficoltà e in pericolo è il lavoro flessibile e precario.La crisi volge al termine ma vi sarà una coda dolorosa per tante aziende, per molti lavoratori e per moltissime famiglie. A me pare che, da un lato, non vi sia questo sforzo straordinario che sarebbe richiesto dalla straordinarietà della congiuntura e, d’altro lato - questo forse è il tema principale - non vi sia neanche l’attenzione a preparare il nostro sistema produttivo alla nuova partenza quando tra qualche mese vi sarà negli altri Paesi.Per la prima volta in questo decreto-legge rispetto agli altri non vi è niente che riguardi le infrastrutture; non vi è nulla sulla spesa in conto capitale per l’ammodernamento del Paese e delle sue parti che vanno maggiormente ammodernate. Non vi è nulla sugli investimenti in ricerca e sviluppo che pure la Confindustria ha chiesto insistentemente nelle settimane passate, domandando che fosse ripristinato il credito d’imposta per gli investimenti in sviluppo e ricerca. A nostro avviso, questi sono i provvedimenti che dovrebbe emanare un Governo che voglia avere l’ambizione di preparare il tessuto produttivo del nostro Paese a correre quando si potrà correre.Queste sono le criticità di una manovra che anche noi riteniamo minimalista. Ci dispiace che, ancora una volta, con questa manovra si prosegua come si è fatto nel corso dell’ultimo anno. La nostra preoccupazione, infine, è che la politica economica di questo Governo non abbia la capacità di arginare la crisi, ponendo in essere interventi che a volte hanno più il senso della creatività che il senso della soluzione dei problemi.Qualcuno nella discussione sulle linee generali ha richiamato i limiti dell’articolo 14 sulle riserve auree della Banca d’Italia. Tuttavia, credo che nessuno abbia detto che, se quell’articolo, soprattutto nella formulazione iniziale, fosse stato scritto da un altro Ministro dell’economia diverso da Tremonti, questo Ministro dell’economia sarebbe stato ricoperto di ridicolo. Tremonti ha anche la capacità di compiere errori e, tuttavia, di evitare che questi errori abbiano lo stesso effetto che avrebbero per altri.Noi ci lamentiamo soprattutto del fatto che fino ad oggi questo Governo e la sua politica economica non hanno avuto la capacità di pensare alla prospettiva del Paese. Si sono trincerati dietro la difesa dei saldi senza peraltro nemmeno ottenere gli obiettivi auspicati a causa della congiuntura economica, ma soprattutto non hanno avuto la capacità di individuare nelle scelte di politica economica gli atteggiamenti che sarebbero più appropriati per preparare il nostro Paese a riprendere la corsa quando questa crisi sarà davvero finita (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro e di deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori). FONTE:ROBERTO CCHIUTO.IT























