Facciamo circolare un'idea diversa....della politica.

giovedì 30 luglio 2009

Intervento in aula sul Decreto “anti crisi”


Assemblea – 22 luglio 2009 Discussione del disegno di legge di conversione n. 2561- (Link diretto al video ) A. ROBERTO OCCHIUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, i miei colleghi di gruppo, che sono intervenuti prima di me nella discussione sulle linee generali, hanno rappresentato con dovizia di particolari anche l’attività che il gruppo ha svolto nella Commissione, partecipando alla discussione con un atteggiamento che - lo riconosceranno anche i relatori - è stato assai costruttivo: abbiamo proposto i nostri emendamenti, li abbiamo discussi.Abbiamo evitato di tenere un atteggiamento ostruzionistico, pur contestando le modalità e i tempi di discussione di questo decreto, in qualche modo ravvisando il pericolo che vi fosse una lesione delle prerogative delle Commissioni e dell’Assemblea. Proprio per questo, abbiamo cercato di aiutare la discussione, partecipando attivamente, mai con l’obiettivo di rallentare il voto finale sul provvedimento. E nel corso della discussione ci siamo anche assunti oneri che spesso le opposizioni fanno a meno di assumersi.Ad esempio, non abbiamo chiesto, come hanno fatto altri, che si ritirassero previsioni come quella sulle pensioni, che anche noi giudichiamo insufficiente e che riteniamo essere più un segnale che quella vera riforma che occorrerebbe al Paese. Non lo abbiamo fatto perché nel corso dei mesi passati abbiamo più volte incalzato la maggioranza e il Governo a procedere su questa strada, assumendo un atteggiamento più coraggioso sui temi di politica economica e sulle riforme: perché se il Paese non fa le riforme in una fase di crisi, non consente al suo tessuto produttivo di ripartire quando la crisi finisce. Dunque, pur convinti del fatto che questa norma sulle pensioni avrebbe dovuto trovare più opportunamente luogo in un provvedimento a sé, abbiamo accolto il ravvedimento del Governo (poiché fino a qualche tempo fa dal Governo provenivano segnali diversi rispetto alla riforma delle pensioni: si diceva che essa non era necessaria né urgente). Noi che chiedevamo quella norma, ora che finalmente il Governo ha trovato il coraggio, non abbiamo chiesto di stralciarla dal provvedimento. Né abbiamo fatto le barricate su un’altra norma che certo popolare non è: quella sullo scudo fiscale. Non abbiamo fatto le barricate, come spesso l’opposizione fa, cercando di catalizzare il dissenso che produce chi governa: e sapevamo che quel dissenso avremmo potuto catalizzarlo, poiché sono tante le famiglie che combattono quotidianamente con le difficoltà economiche e che certamente non guardano con favore ad una sanatoria fiscale per chi invece le risorse non le ha investite nel Paese ma le ha portate fuori. Non abbiamo fatto le barricate perché ci siamo resi conto delle difficoltà nelle quali la nostra economia versa, e abbiamo cercato anche qui di migliorare il migliorabile, proponendo ad esempio un emendamento che prevedeva un’aliquota privilegiata per coloro che si impegnavano ad investire le risorse nella capitalizzazione delle aziende, oppure per alimentare un fondo da utilizzare per il sostegno al reddito delle famiglie o per fini sociali (ad esempio per un piano straordinario di costruzione di asili nido).In Commissione abbiamo cercato di svolgere il ruolo che deve svolgere un’opposizione responsabile.Ma la nostra opposizione responsabile è una opposizione parlamentare, che ha l’obbligo, oltre che la volontà, di affermare le prerogative del Parlamento. Ad esempio, ci è stato chiesto di votare in Commissione con un solo voto tutti gli emendamenti che avrebbero dovuto trovare poi posto nel maxiemendamento che si porrà in votazione eventualmente con la questione di fiducia; in sostanza, ci è stato chiesto di anticipare il voto di fiducia in Commissione, con una procedura che mi pare rappresenti una fattispecie assai strana (come se si chiedesse la fiducia in Commissione!…
DOMENICO SCILIPOTI. Ti prendiamo in parola!
ROBERTO OCCHIUTO. … riunendo in un unico voto l’espressione su tante questioni di carattere diverso.Ci è stato detto dai presidenti che vi erano dei precedenti, anche se la cosa non ci ha convinto perché non vi erano poi tanti precedenti su decreti-legge ordinari come questo; comunque, siamo convinti che non basta richiamare i precedenti per poter dire che, siccome vi è una prassi più o meno consolidata, ciò che è prassi si può fare: certo che si può fare, ma non necessariamente deve farsi perché vi sono buone pratiche e cattive prassi, ed una maggioranza che voglia essere una maggioranza di buongoverno alle cattive prassi cerca di sostituire buone pratiche.Quanti sono intervenuti prima di me hanno parlato, anche con dovizia di particolari tecnici, delle varie questioni oggetto del decreto-legge in esame. Nel mio intervento vorrei limitarmi invece a rintracciare quelle che, a mio avviso, sono le due gravi, grandi assenze di questa manovra che sono, per l’appunto, la famiglia ed il sud, il Mezzogiorno.Con riferimento alla famiglia, secondo noi, non vi è alcun intervento davvero incisivo nella direzione di sostenere il reddito delle famiglie, a meno che non si ritengano tali gli interventi sulla commissione di massimo scoperto o quelli sulla proroga degli sfratti.Non è prevista alcuna misura a sostegno del reddito (e non intendo riferirmi al quoziente familiare perché anche noi sappiamo quanto esso costerebbe così come conosciamo lo stato dei conti pubblici del Paese), mentre avremmo voluto che in questo decreto-legge fosse stato introdotto perlomeno un sistema incisivo di interventi che aiutino realmente le famiglie (non la social card né il bonus familiare o le solite cose alle quali questo Governo ci ha abituato quando si legiferava o si interveniva a sostegno della famiglia, più perseguendo un obiettivo di immagine per il Governo che cercando, invece, di conseguire un risultato che agisse davvero nella direzione di rendere più potenti, dal punto di vista del salario reale, le nostre famiglie).In questo atteggiamento, a mio giudizio, si rintraccia un vizio della politica economica del Governo, il quale non si rende conto che la famiglia è il vero ammortizzatore sociale di questo Paese, forse anche quello che funziona meglio. Ogni volta cerchiamo di trovare risorse - che è così difficile trovare - per finanziare la cassa integrazione, magari creando un fondo che sia alimentato dal Fondo sociale europeo, come è accaduto in passato, ma poi non ci rendiamo conto che in questo Paese l’ammortizzatore sociale che funziona meglio è proprio la famiglia.Quanta importanza ha avuto la famiglia in questi mesi per sostenere anche economicamente quelli che hanno perso il lavoro? E quanto si è impoverita la famiglia per svolgere questa funzione? Quanto fa risparmiare la famiglia allo Stato, alle regioni e ai comuni nell’attività di assistenza agli anziani o nell’attività di supplenza nel campo dei servizi sociali, che spesso svolge in maniera sussidiaria?A proposito degli anziani, abbiamo accolto con favore l’intenzione del Governo di correggere un errore che la maggioranza aveva compiuto nel provvedimento sulla sicurezza in relazione alle badanti, ma anche in questo caso nel corso della discussione avevamo proposto con un nostro emendamento di rimuovere la soglia del reddito, anche perché il legislatore deve avere la capacità di evitare norme che poi in qualche modo inducano quasi ad eludere la legge.Come diceva bene il collega Ciccanti, le badanti spesso assistono anziani che non hanno un reddito sufficiente per poterle regolarizzare e spesso all’interno della famiglia il figlio o la figlia aiutano la madre o il padre sostituendosi nel pagamento della badante per la mamma o per il padre.Questa norma, come diceva l’onorevole Ciccanti, per come è stata scritta, avrà l’effetto di far stipulare dei contratti simulati, perché non vi sarà la possibilità per chi non ha un reddito superiore ad una certa soglia di procedere alla regolarizzazione.Ebbene, sostenere le famiglie per noi significa occuparsi dei problemi più immediati, dei bisogni essenziali dei cittadini, ma anche investire in una risorsa straordinaria che, proprio applicando le categorie della sussidiarietà, può essere di aiuto allo Stato anche dal punto di vista del contenimento della spesa per tante attività.Come dicevo, il secondo assente in questa manovra è il Mezzogiorno. Su questo aspetto, siccome ho ascoltato anche gli altri interventi svolti prima di me, vorrei che fosse chiaro che l’atteggiamento che bisogna avere rispetto a questo problema non deve essere solo di rivendicazione degli interessi e dei diritti legittimi di una parte del Paese contro un’altra parte (altrimenti faremmo un leghismo di ritorno, di serie «B»).Chi parla del Mezzogiorno, soprattutto quando proviene dal Mezzogiorno, deve avere il coraggio di ammettere che, a volte, i danni maggiori al Mezzogiorno li ha fatti la politica del Mezzogiorno quando si è rappresentata come una politica svolta da masanielli o da quanti hanno inteso il governo locale come un modo per governare il consenso, più che i bisogni, per alimentare clientele, più che ragionare sulle prospettive di sviluppo locale.Difendere davvero il Mezzogiorno significa avere il coraggio di smontare quello che è diventato un alibi formidabile per quanti ritengono che non bisogna investire più nel Mezzogiorno. L’alibi che ha costruito una politica incapace, incompetente, che non ha saputo rappresentarsi come una politica di prospettiva per le regioni del Mezzogiorno.In questo provvedimento il Mezzogiorno è assente. Se ci riferiamo alla cassa integrazione, questa opera soprattutto nel nord del Paese e, peraltro, è finanziata da quel Fondo sociale europeo che, però, è alimentato anche dalle regioni del Mezzogiorno. Riguardo la Tremonti-ter, perfino la presidente Marcegaglia durante l’audizione in Commissione ci ha detto che vi è un rapporto, forse, del 70 per cento a vantaggio delle regioni del nord rispetto alla detassazione degli investimenti. Di certo, non si tratta di provvedimenti che vanno nella direzione di incidere sui bisogni del Mezzogiorno.Ascoltavo, durante la discussione, qualche mio collega Lega e apprezzavo il senso di alcuni ragionamenti, come quello svolto del collega Polledri che richiamava il Governatore Draghi a proposito delle dichiarazioni fatte sul credito e sulle imprese.Però, Draghi è intervenuto più volte proprio per dire quello che dovrebbe essere ormai chiaro a tutti, ovvero che, se vi è una parte del Paese che può crescere di più e che può aiutare l’intero Paese a crescere meglio, se vi una parte del Paese che può concorrere di più alla crescita del prodotto interno lordo, questa è proprio il Mezzogiorno d’Italia.Certo, l’atteggiamento di chi vorrebbe difenderlo costituendo i partiti del sud non aiuta a rappresentare i bisogni reali di questa parte del Paese. Anche su questo abbiamo provato in Commissione a porre la questione. Abbiamo provato, in più di un’occasione nella discussione del testo a modificare, per esempio, l’articolo 22 del decreto-legge che riguarda la sanità e il commissariamento delle regioni che accumulano deficit.C’è in questo articolo un comma che prefigura già il commissariamento di una regione del Mezzogiorno che ha accumulato ben due miliardi di euro di deficit. Noi abbiamo chiesto quello che ci sembrava assolutamente logico, cioè che si inibisse la possibilità di nominare commissario per la sanità in quella regione chi aveva contribuito nel corso degli anni, guidando la regione, a maturare a e a consolidare quel deficit. Ci sembrava una cosa di una logicità straordinaria perché chi crea il debito e non è capace di riformare la sanità o non è capace nemmeno di fare un piano di rientro, è giusto che non venga nominato commissario.Se esiste il potere sostitutivo del Governo nazionale rispetto alle inadempienze di una regione, quel potere sostitutivo va esercitato con coraggio, e non va esercitato nominando i presidenti della regione, laddove i presidenti della regione sono stati i massimi responsabili dello sfascio della sanità. Questo significa chiedere che il Mezzogiorno venga responsabilizzato; questo significa chiedere, attraverso un’assunzione di responsabilità, un’attenzione maggiore da parte del Governo nazionale verso il Mezzogiorno.Diceva bene chi mi ha preceduto: negli ultimi sette anni il PIL del Mezzogiorno è sempre cresciuto di meno rispetto al nord del Paese, e non accadeva dal dopoguerra, benché il divario tra Mezzogiorno e nord del Paese è oggi lo stesso che c’era nel dopoguerra. Il Mezzogiorno d’Italia è l’unica parte d’Europa dove non vi è stata la convergenza verso le parti più sviluppate del Paese. Solo nel Mezzogiorno questo si è determinato. Certo, si è determinato per una scarsa attenzione, per una scarsa sensibilità, per una volontà insufficiente da parte del Governo nazionale di intervenire, e anche in questo decreto-legge si rintraccia questo limite, ma si è determinato anche per un’incapacità dei gruppi dirigenti del Mezzogiorno nel rappresentarsi come gruppi dirigenti capaci di aprire stagioni di governo diverse per questa parte del Paese.In conclusione, noi abbiamo espresso delle criticità su questo decreto-legge e le ribadiamo; si tratta secondo noi di una manovra che sembra quella di un Governo che vuole attendere che la crisi passi da sé, che vuole disporsi in una condizione di attesa perché tanto tutti gli indicatori economici dicono che in Europa e nel mondo ormai la crisi sta vivendo la sua parte finale; quindi, è un Governo che continua a non intervenire in maniera incisiva sui saldi di finanza pubblica.Così come si è verificato in tutte la altre manovre fino ad oggi approvate dal Governo e in tutte quelle licenziate dal Parlamento, in tutte le manovre volte a finanziare gli interventi cosiddetti anticrisi, l’Italia ha speso complessivamente soltanto lo 0,2 per cento del prodotto interno lordo, mentre la Germania ha speso l’1,6, e persino l’Arabia Saudita ha speso il 3,3.A differenza però degli altri interventi, che pure erano chiamati anticrisi, quelli fatti dalla manovra triennale in poi nell’ultimo anno, in questo intervento manca qualsiasi attenzione verso le questioni strategiche, verso le questioni strutturali, che sono propedeutiche in qualche modo allo sviluppo, verso le questioni che bisogna affrontare per rilanciare lo sviluppo e preparare il Paese a ripartire quando ci saranno le condizioni per la ripartenza.Infatti, il tema oggi, non è solo o non è più solo quello di comprendere come fronteggiare la crisi. Noi siamo convinti, come molti altri (anche nel dibattito di oggi è emerso), che la crisi morderà ancora, nonostante gli indicatori che provengono dagli altri Paesi, nonostante qualche timido segnale che proviene anche dal nostro Paese, e che dopo l’estate molte piccole aziende italiane non riapriranno i battenti, e che i dati sull’occupazione saranno ancora più preoccupanti in autunno.Proprio oggi il CNEL stima un aumento dei disoccupati nel 2009 compreso tra i 270 mila e i 460 mila, con un tasso di disoccupazione che sfiorerebbe il 9 per cento. Ancora, sempre il CNEL ci dice che a pagare di più sarebbero i lavoratori autonomi, il cui numero diminuisce, e i precari, i lavoratori a termine che alla scadenza del loro contratto non lo hanno visto rinnovato.Negli anni passati noi abbiamo difeso la flessibilità del lavoro, ma chi difende come noi la flessibilità del lavoro deve avere poi il coraggio di prevedere che la flessibilità del lavoro sia difesa anche quando in situazioni di crisi la parte di lavoro che è più in difficoltà e in pericolo è il lavoro flessibile e precario.La crisi volge al termine ma vi sarà una coda dolorosa per tante aziende, per molti lavoratori e per moltissime famiglie. A me pare che, da un lato, non vi sia questo sforzo straordinario che sarebbe richiesto dalla straordinarietà della congiuntura e, d’altro lato - questo forse è il tema principale - non vi sia neanche l’attenzione a preparare il nostro sistema produttivo alla nuova partenza quando tra qualche mese vi sarà negli altri Paesi.Per la prima volta in questo decreto-legge rispetto agli altri non vi è niente che riguardi le infrastrutture; non vi è nulla sulla spesa in conto capitale per l’ammodernamento del Paese e delle sue parti che vanno maggiormente ammodernate. Non vi è nulla sugli investimenti in ricerca e sviluppo che pure la Confindustria ha chiesto insistentemente nelle settimane passate, domandando che fosse ripristinato il credito d’imposta per gli investimenti in sviluppo e ricerca. A nostro avviso, questi sono i provvedimenti che dovrebbe emanare un Governo che voglia avere l’ambizione di preparare il tessuto produttivo del nostro Paese a correre quando si potrà correre.Queste sono le criticità di una manovra che anche noi riteniamo minimalista. Ci dispiace che, ancora una volta, con questa manovra si prosegua come si è fatto nel corso dell’ultimo anno. La nostra preoccupazione, infine, è che la politica economica di questo Governo non abbia la capacità di arginare la crisi, ponendo in essere interventi che a volte hanno più il senso della creatività che il senso della soluzione dei problemi.Qualcuno nella discussione sulle linee generali ha richiamato i limiti dell’articolo 14 sulle riserve auree della Banca d’Italia. Tuttavia, credo che nessuno abbia detto che, se quell’articolo, soprattutto nella formulazione iniziale, fosse stato scritto da un altro Ministro dell’economia diverso da Tremonti, questo Ministro dell’economia sarebbe stato ricoperto di ridicolo. Tremonti ha anche la capacità di compiere errori e, tuttavia, di evitare che questi errori abbiano lo stesso effetto che avrebbero per altri.Noi ci lamentiamo soprattutto del fatto che fino ad oggi questo Governo e la sua politica economica non hanno avuto la capacità di pensare alla prospettiva del Paese. Si sono trincerati dietro la difesa dei saldi senza peraltro nemmeno ottenere gli obiettivi auspicati a causa della congiuntura economica, ma soprattutto non hanno avuto la capacità di individuare nelle scelte di politica economica gli atteggiamenti che sarebbero più appropriati per preparare il nostro Paese a riprendere la corsa quando questa crisi sarà davvero finita (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro e di deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori). FONTE:ROBERTO CCHIUTO.IT

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giovedì 23 luglio 2009

Diretta rai 3 - Question Time su situazione Alitalia di Roberto Occhiuto

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Regione: capigruppo opposizione sostengono la battaglia di Occhiuto





‘L’iniziativa dell’on. Roberto Occhiuto e dell’Udc, che ha chiesto che l’eventuale ‘commissariamento della sanita’ non venga affidato ai governatori, e’ estremamente positiva e condivisibile sul piano politico e rafforza il progetto di osmosi siglato a Cosenza il 13 giugno scorso’. E’ quanto sostengono, in una nota, i capigruppo del centrodestra alla Regione, Pino Gentile (Fi), Alberto Sarra (An), Francesco Galati (Nuovo Psi), Gabriele Limido (La Destra), Gianpaolo Chiappetta (Popolari e Liberali verso il Pdl) e Giovanni Nucera (Liberaldemocratici). (Liberaldemocratici).

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lunedì 13 luglio 2009

Pd, Grillo si candida alle primarie "Offro un'alternativa al nulla"


Una sinistra senza programmi, inciucista, radicata solo nello sfruttamento delle amministrazioni locali.



GENOVA - E' "una cosa serissima. Mi iscrivo al partito e raccoglierò tutte le 2000 firme". Altro che boutade da comico. Beppe Grillo prima lo annuncia sul suo blog. E poi lo conferma: la decisione di candidarsi alle primarie del Partito democratico non è affatto una provocazione. Ma una scelta politica ben precisa. Vuole essere il quarto candidato dopo Dario Franceschini, Pierluigi Bersani e Ignazio Marino: "Partecipo per rifondare un movimento che ha tolto ogni speranza di opposizione a questo Paese, per offrire un'alternativa al nulla", scrive Grillo sul suo blog. Tutto il Pd gli chiude la porta. Fassino: "Non è una cosa seria". Laconico Marino: "E' una buona notizia, abbiamo un tesserato in più". "Dopo Berlinguer il vuoto". L'annuncio è stato diffuso da alcuni suoi sostenitori anche su Facebook e sta raccogliendo già adesioni e commenti. "Il 25 ottobre ci saranno le primarie del 'Pdmenoelle'. Voterà - scrive tra le altre cose Grillo - ogni potenziale elettore. Chi otterrà più voti potrà diventare il successore di gente del calibro di Franceschini, Fassino e Veltroni. Io mi candiderò. Dalla morte di Enrico Berlinguer nella sinistra c'è il vuoto. Un vuoto di idee, di proposte, di coraggio, di uomini. Una sinistra senza programmi, inciucista, radicata solo nello sfruttamento delle amministrazioni locali. Muta di fronte alla militarizzazione di Vicenza e all'introduzione delle centrali nucleari. Alfiere di inceneritori e della privatizzazione dell'acqua. Un mostro politico, nato dalla sinistra e finito in Vaticano". Il programma. Sul suo sito Grillo parla anche del programma. "Sarà quello dei Comuni a Cinque Stelle a livello nazionale, la restituzione della dignità alla Repubblica con l'applicazione delle leggi popolari di 'Parlamento Pulito' e un'informazione libera con il ritiro delle concessioni televisive di Stato ad ogni soggetto politico, a partire da Silvio Berlusconi". "Temi troppo duri - conclude Grillo sul suo blog - per le delicate orecchie di un Rutelli e di un Chiamparino. Ci sono milioni di elettori del 'PDmenoelle' che vorrebbero avere un 'PDcinquestelle'. Con questo apparato non hanno alcuna speranza. Il 'PDmenoelle' è l'assicurazione sulla vita di Berlusconi, è arrivato il momento di non rinnovare più la polizza. Arrivederci al 25 ottobre!". Il "bad Pd". L'annuncio sul blog trova conferma nelle parole dello stesso Grillo. Che spiega: "Facciamo il 'bad Pd' e il 'good Pd', come le bad company e le good company, come l'Alitalia. Mi sono deciso perché ci sono tantissimi giovani che condividono le cose che faccio, le proposte e le idee che porto avanti, anche la Debora Serracchiani ha spiegato che era d'accordo con me su un sacco di cose, anche se poi non se ne è più parlato". "Voglio andare al congresso - insiste - a parlare ai giovani del Pd, spiegare loro le nostre proposte e capire se le condividono: sono le idee delle energie rinnovabili, della mobilità eco-compatibile, del wi-fi libero e gratuito, della raccolta differenziata porta a porta. Sono idee, non ideologie". Le reazioni. L'area organizzazione del Pd rilascia un comunicato "tecnico", specificando che il candidato deve essere iscritto al partito. Dalla Festa del Pd di Roma è duro Piero Fassino: "Grillo non è iscritto al Pd e lo ha attaccato di continuo. La sua candidatura è un boutade un po' provocatoria e non c'è alcuna ragione per considerarla una cosa seria. Bisogna vedere se noi accettiamo la sua iscrizione al partito e non penso che si possa accettare. Per correre per la segreteria non basta l'iscrizione, perchè qualsiasi associazione al mondo non accetta chi aderisce in modo strumentale ma ritiene che ogni adesione debba essere vera e sincera ai valori e allo finalità del Partito. Per me la cosa finisce qua". Mario Adinolfi, in corsa alle primarie anche questa volta, dichiara: "Ben venga Grillo, se fa politica. I burocrati non impediscano la sua candidatura". Marco Travaglio definisce la candidatura "la notizia più divertente del decennio". "Quando ci provarono Di Pietro o Pannella, i dirigenti del Pd trovarono non so quale geroglifico per escluderli". Giorgio Merlo (Pd) si chiede ironicamente se Grillo "farà comizi gratuiti o a pagamento". Per il leader dell'Idv Antonio Di Pietro "La candidatura di Grillo a segretario del Pd è una gran bella notizia. Così anche noi dell'Italia dei Valori potremo avere interlocutori ai quali non fa schifo dialogare con la nostra forza politica, salvo poi cercare voti al momento delle elezioni come pretendono i notabili del Pd". Mentre Fausto Raciti, presidente nazionale dei giovani Pd, parafrasando "un motto molto in voga nel '68", si rivolge a Grillo annunciando che "uno sbadiglio lo seppellirà".

FONTE:LAREPUBBLICA.IT

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sabato 11 luglio 2009

Stupratore Roma, Marino attacca"Nel Pd enorme questione morale"

FONTE: LA REPUBBLICA.IT

ROMA - Torna l'attenzione sulla questione morale nel centrosinistra dopo l'arresto di Luigi Bianchini, già coordinatore di un circolo del Pd di Roma e accusato di essere l'autore di diversi stupri nella capitale. E' Ignazio Marino, candidato alle primarie del partito, a sollevare pesanti obiezioni sui criteri di selezione dei dirigenti locali. Obiezioni che non piacciono a Dario Franceschini: "Da segretario ho il dovere di respingerle. Offende migliaia di iscritti". "Nel Pd enorme questione morale". "Trovo davvero incredibile - osserva Marino - che un criminale che già tredici anni fa era stato coinvolto in odiosi reati di violenza sessuale possa essere arrivato a coordinare un circolo del Pd". Questo proverebbe "che nel Pd abbiamo una questione morale grande come una montagna, che non può essere ignorata né sottovalutata". "Coordinatori imposti dalle logiche delle correnti". Il senatore si interroga sui criteri con cui vengono individuati i coordinatori dei circoli. "E' chiaro che non sono scelti liberamente ma imposti - dice - per rispondere agli equilibri delle correnti e senza nemmeno sapere chi siano queste persone, che cosa hanno fatto nella loro vita, se siano davvero in grado di guidare un circolo, anche dal punto di vista morale. Ma cosa dobbiamo ancora aspettarci?". "Applicare rigide regole". "Da presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul Servizio sanitario nazionale del Senato - continua Marino - ho preteso già un anno fa che tutti i possibili consulenti che offrivano la loro collaborazione presentassero il certificato del casellario giudiziario, e ho imposto un controllo ferreo per evitare il rischio di inserire nella squadra nomi che non fossero specchiati. Oggi, nel formare la squadra per le primarie, applico le stesse rigide regole". "Stesso rigore in Campania". Le considerazioni sull'arresto di Bianchini forniscono a Marino l'occasione per esprimere preoccupazione anche su un altro aspetto che riguarda "il tesseramento gonfiato di Napoli e della Campania": "Mi rivolgo agli altri candidati alla posizione di segretario del Pd, non accettiamo una gara con i trucchi e le furbizie. Mi auguro che Franceschini e Bersani dichiarino, come faccio io, di rifiutare il sostegno di persone o gruppi che non siano sinceramente interessati a costruire un nuovo partito e che abbiamo preso la tessera del Pd in maniera non legittima". Franceschini: "Parole da respingere". Respinge le parole di Marino il segretario del partito, Dario Franceschini. Perché "una cosa è il dibattito congressuale tra candidati e anche la comprensibile tentazione di far accendere i riflettori. Un'altra è utilizzare un episodio oscuro e terribile, il caso di una persona con una doppia vita, invisibile a tutti quelli che lo hanno frequentato nel lavoro e nelle amicizie, per parlare di questione morale nel Pd". Le parole di Marino, inoltre, secondo Franceschini, "offendono migliaia di coordinatori di circolo e di quadri del partito, centinaia di migliaia di iscritti. Persone che credono in una battaglia civile e politica, che si impegnano ogni giorno con entusiasmo e che non meritano di essere trascinate in una presunta questione morale, originata da una drammatica storia individuale". Bersani: "Neanche il peggiore avversario...". Si dice "davvero dispiaciuto per le dichiarazioni" di Marino Pier Luigi Bersani, l'altro candidato - con l'attuale segretario Francescjhini - alle primarie per la guida del Pd. "Cose del genere - commenta - non le pensa di noi il nostro peggiore avversario". Contesta le parole di Marino anche l'ex presidente della Provincia di Milano, il diessino Filippo Penati: "Chi si candida alla segreteria deve costruire e non distruggere, e non dovrebbe usare in maniera strumentale casi drammatici come questo, facendo assurdi accostamenti con la questione morale". Gli fa eco la vicepresidente della Camera, Rosy Bindi: "Marino si presenta come il campione della laicità, in realtà è solo il campione della strumentalizzazione. Non serve altro per dimostrare che non ha né il cuore né l'intelligenza per dirigere un grande partito come il Pd". "Non facciamoci male con le nostre mani" dice il vicepresidente dei senatori Pd, Luigi Zanda, il quale sottolinea che l'uomo arrestato "conduceva evidentemente una doppia vita, e aveva ingannato decine e decine di persone con le quali aveva contatti quotidiani", e afferma di non poter condividere "la conclusione del mio amico Ignazio Marino che da questo arresto deduce la presenza nel Pd di una questione morale grande come una montagna".

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Talarico (UDC) su Loiero e parti sociali: “I cittadini vogliono azioni concrete e non dichiarazioni, “trionfalistiche e roboanti”.


Reggio Calabria 11.07.2009.“Più che patti di concertazione, contro gli effetti devastanti della crisi economica i cittadini, i professionisti, gli imprenditori e le famiglie calabresi si aspettano da tanto, troppo tempo, decisioni operative, interventi, azioni concrete”.



E’ quanto afferma Francesco Talarico, segretario dell’UDC in Calabria e consigliere regionale a Palazzo Campanella, rispondendo alle dichiarazioni, che definisce “trionfalistiche e roboanti”, del presidente della Giunta, Agazio Loiero.
“Non so se – aggiunge Talarico – tutti i sindacalisti, gli imprenditori e i rappresentanti delle altre parti sociali si sono davvero spellati le mani nell’applaudirlo, come sostiene il governatore, e hanno fatto a gara nelle lodi e negli apprezzamenti della sua politica”. “Quel che è certo – continua l’esponente del partito di Pierferdinando Casini – è che le imprese e le famiglie calabresi esigono dalla Regione azioni di governo rapide ed efficaci. Non è più possibile dilazionare né chiamare in causa responsabilità altrui quando – denuncia Talarico – da questa giunta non viene speso neanche un euro dei fondi della nuova programmazione 2007-2013”.
“E’ ormai scaduto il tempo delle analisi e degli studi – conclude l’esponente politico dell’UDC –. Lo scaricabarile non funziona più. Chi ha responsabilità di governo deve governare. Soprattutto di questo, tra otto mesi, Loiero dovrà rendere conto agli elettori calabresi”.Reggio Calabria 11.07.2009L’Ufficio Stampa


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Se questo è un partito


FoNte: LA REPUBBLICA.IT



Due considerazioni a margine del congresso del Partito Democratico prima che avvii il suo percorso. La prima riguarda le regole, le procedure. Non sono soltanto complicate. Ma incomprensibilmente affastellate. Ammucchiano idee, tradizioni e visioni contrastanti e incoerenti. Riassumendo in breve (in base a quel che, personalmente, abbiamo compreso; non necessariamente in modo corretto). In prima battuta votano coloro che risulteranno iscritti al PD alla data del 21 luglio. A livello di circolo e di provincia, eleggeranno i delegati alla Convenzione nazionale (altro neologismo coniato per affinità alle Convention dei partiti americani, dove però si scelgono i candidati alle presidenziali). Una mega-assemblea di oltre 1000 persone che, l'11 ottobre esprimerà l'Assemblea Nazionale. Un organo più o meno della stessa misura, e quindi, possiamo immaginare, largamente coincidente con la Convenzione. La quale, inoltre, designerà i tre candidati segretari più votati. Se non dovessero esserci novità, dunque, tutti quelli che si sono fatti avanti finora. Franceschini, Bersani e Marino. I quali verranno sottoposti, a quel punto, al voto delle primarie. Che si dovrebbero svolgere il 25 ottobre. Alle primarie, però, voteranno non gli iscritti ma tutti coloro che si definiranno elettori (possibili) del PD. A questo punto, il candidato che otterrà più voti, o meglio più "delegati alle liste ad esso collegate", verrà confermato anche dall'Assemblea. A condizione che abbia ottenuto la maggioranza "assoluta" dei voti e quindi dei delegati. Altrimenti sarà l'Assemblea stessa a scegliere, mediante un ballottaggio fra i due candidati più votati. In questo caso, non mi interessa entrare nel merito del tracciato contorto disegnato dal PD per individuare il suo segretario. Piuttosto, mi sorprende, a dir poco, il mostro che disegna. Un collage - un po' sgangherato - che pretende di assemblare modelli di partito e principi di legittimità diversi. Eterogenei. Contrastanti. I congressi di sezione e di provincia, aperti agli iscritti. Richiamano il tradizionale partito di membership. Fondato, cioè, sull'appartenenza, sull'identità, sugli apparati. In qualche misura: i tradizionali partiti di massa o comunque di integrazione sociale. Comunità politiche e non solo. La Convenzione e le successive primarie allargate agli elettori (possibili) evocano, invece, apertamente, il modello americano. Anche se in modo rovesciato. Visto che negli Usa la "convention" avviene a conclusione delle primarie. E viceversa. Il ritorno all'Assemblea (subentrata alla Convenzione) nel caso che nessuno ottenga la maggioranza assoluta dei voti (e dei delegati) restituisce, infine, il ruolo decisivo agli iscritti. O meglio: ai gruppi dirigenti da loro espressi. E dunque: al partito d'apparato. Dove i gruppi dirigenti prevalgono sugli iscritti oltre che sulla società. Tanto che possono mettersi d'accordo fino a rovesciare, se necessario, anche il responso degli elettori. (Come avverrebbe se i due candidati meno votati alle primarie facessero convergere i voti su uno di loro). Una collezione di pezzi incoerenti che non possono produrre un collage. (Ma una specie di Frankenstein, verrebbe da dire, per usare un paragone estremo). Perché provengono da tradizioni politiche, storiche, culturali reciprocamente estranee e alternative. La seconda considerazione si riferisce direttamente ai candidati leader. Anche qui, non m'interessa entrare nel merito (per ora, almeno). Ma è difficile immaginare un partito dove si confrontano prospettive così diverse. Prendiamo i due candidati più accreditati (sulla carta): Franceschini e Bersani. Il primo ha in mente un modello di partito "esclusivo", post-veltroniano. In grado di attrarre gli elettori dentro i suoi confini. In una prospettiva bipartitica. L'altro ha in mente l'Unione. Alleanza tra partiti profondamente distinti. Una prospettiva non tanto post-prodiana. Perché Prodi, e Parisi, vedevano, comunque, nell'Unione un passaggio verso l'Ulivo. (Una DC di centrosinistra). Parte di un orizzonte maggioritario. Invece, si tratta della riproposizione dell'idea d'alemiana ( e cossighiana) del centro-sinistra. Intesa tra forze diverse, distinte, che mantengono ciascuna la propria specificità. Chiunque fra i candidati prevalga, definirà non un'alternativa rispetto al progetto dell'avversario. Ma un altro partito. Poi, c'è l'intorno. Le tensioni e le polemiche fra i leader del PD. Più o meno i soliti. D'Alema, Veltroni, Marini, Rutelli, Parisi, Fassino. Quelli che stanno dentro al partito - parlamentari e dirigenti centrali e locali - parlano di tensioni violente. Di pressioni molto forti. Che riguardano, però, non i valori, i progetti, le idee, le parole della politica. La costruzione di un Alfabeto Democratico. Ma, appunto, i modelli organizzativi, le alleanze, le aggregazioni centrali e locali. Da ciò il dubbio, il "mio" dubbio: se sia possibile costruire, in questo modo, un partito. Oppure se, dopo 15 anni di percorso unitario, dopo due anni appena dall'avvio del Partito Democratico, non ci si troverà di nuovo di fronte a un soggetto politico incoerente, disorganico, senza identità. Senza appigli comuni. E senza leader in grado di riassumerlo. Perché chiunque vinca ci sarà subito qualcuno - molti - al lavoro per sostituirlo e prima delegittimarlo, sputtanarlo, indebolirlo. D'altra parte, nessun congresso può costruire una leadership se non c'è la volontà e la disponibilità dei diversi leader ad accettarla. Oppure, se nessun leader è in grado di imporsi agli altri. Per autorevolezza, carisma, diplomazia, ricchezza, potere personale, sostegno lobbistico, retorica, immagine. Gli altri partiti, dal PdL alla Lega all'Italia dei Valori, non hanno avuto bisogno di congressi per creare un leader. Semmai, è vero il contrario. Il PD, però, nasce da una tradizione democratica e partecipativa. E la sua leadership è destinata a nascere allo stesso modo (anche se fino ad oggi si è sempre seguito un percorso plebiscitario). Ma la democrazia e la partecipazione da sole non sono in grado di creare un leader e neppure un partito. Perché la democrazia è competizione: aperta, libera e partecipata. Fra leader e partiti. Il male del PD è che, per ora, non è un partito e non ha un leader. Ma questo congresso, per come si annuncia, più che una terapia sembra una diagnosi. Il PD ha davanti a sé tre mesi e mezzo per rimediare. Dopo, temo, sarà troppo tardi. Anche per tornare indietro. (10 luglio 2009)

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Il Pd è già rotto, ecco chi raccoglierà i cocci


Resisterà il Pd alla scossa invernale? Due leadership deboli si confrontano con modelli di partito alternativi mentre si torna a parlare di scissioni, al plurale, e Casini ma soprattutto Di Pietro aspettano di ereditare frange dei democrats. Le voci di dentro parlano dei progetti dei vincitori ma soprattutto delle mosse dei perdenti. Apparentemente la macchina del congresso si è messa in moto senza sorprese ma sta già rivelando profonde spaccature. Bersani ha messo assieme tutti i Ds, tranne Fassino, ed esibisce come trofei trasversali Rosy Bindi, Enrico Letta e Marco Follini. Franceschini ha fondato una riedizione del Correntone con gli ex popolari di Fioroni e Marini, i veltroniani e i rutelliani. Il terzo candidato, Ignazio Marino sulla carta sarà il perdente di successo ma può contare sulla componente «laica» e sui «quarantenni».
Lo scontro, in pochi giorni, è già diventato incandescente. Il segretario uscente, con una certa sfrontataggine, si presenta come il nuovo contro il vecchio. Bersani, invece, fa appello ai nostalgici del partito degli iscritti e pensa a un modello organizzativo simile ad una bocciofila. Di Marino si sa poco, ma poco si deve sapere visto che il terzo uomo conta di raccogliere suffragi fra gli scontenti dell’una e dell'altra parte. Ad accendere le polveri ci ha pensato Massimo D’Alema che, sparando ad alzo zero contro la segreteria Franceschini, sogna un partito che metta la parola fine al nuovismo e soprattutto al veltronismo. Dopo l’intervento dell'ex premier molti nel Pd pensano che il congresso non deciderà solo il vincitore ma stabilirà anche quanti partiti nasceranno al termine dell’assise. Ecco perché si torna a parlare di scissione. L’area di sofferenza nel Pd è molto estesa. Gli scenari sono inquietanti. Il primo scenario prevede una larga vittoria di Bersani. L’ex ministro può godere dell’appoggio di molte organizzazioni periferiche e anche le deboli federazioni del Nord possono preferire lui a un Franceschini che sembra appesantito dalla burocrazia politica romana. Una vittoria larga di Bersani creerebbe un problema molto serio ad almeno tre componenti del Pd. In primo luogo ai veltroniani. È difficile immaginare che questa area che ha fatto del nuovismo e del partito leggero la propria bandiera possa accettare quello che reputerà un vero balzo all’indietro. L’idiosincrasia fra dalemiani e veltroniani, che accompagna e sopravanza quella fra i due leader, rende per molti veltroniani inverosimile una convivenza nello stesso partito diretto da Bersani. Malgrado il silenzio di Prodi c’è, inoltre, una buona parte della componente legata all’ex capo dell’Ulivo che si sentirebbe a disagio in un partito in cui D’Alema fosse il dominus. Stesso atteggiamento lo avrebbero i rutelliani che temono che un Pd versione Bersani diventi una specie di socialdemocrazia camuffata.Il secondo scenario, in verità al momento improbabile, è quello di una vittoria congressuale di Franceschini. Sarebbero in questo caso i dalemiani a non accettare la convivenza con una leadership movimentista che li spingerebbe a valutare l’ipotesi di una nuova alleanza con la sinistra dispersa di Nencini e Vendola per dar vita a un partito più schiettamente di sinistra.
Il terzo scenario prevede il pareggio fra Franceschini e Bersani. Un pareggio al congresso, cioè nel caso in cui i due candidati raggiungessero pressoché la stessa percentuale di voti degli iscritti, o un pareggio nell’ipotesi di un congresso vinto da Bersani e di primarie vinte da Franceschini. In questo caso il Pd vivrebbe una situazione di blocco strutturale con le due parti costrette a trattare una convivenza difficile in attesa di una nuova resa dei conti.

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Calabria, Abbazia florense: politica e società civile vogliono le dimissioni del sindaco di San Giovanni in Fiore (pd)


Mario Oliverio, presidente della Provincia di Cosenza originario di San Giovanni in Fiore, ha recentemente dichiarato alla stampa di non sapere nulla della vicenda dell’Abbazia florense




In un manifesto pubblico, Italia dei Valori, il laboratorio culturale antimafia “la Voce di Fiore”, un comitato civico e i consiglieri comunali d’opposizione Marco Militerno (Vattimo per la città), Antonio Barile (Pdl), Luigi Astorino (Pdl), Angelo Gentile (Socialisti di Zavettieri) e Franco Spina Iaconis (Movimento disoccupati) chiedono le dimissioni del sindaco e della giunta di San Giovanni in Fiore (Cosenza), dopo il sequestro, da parte della Procura della Repubblica di Cosenza, dell’ala est e sud dell’Abbazia florense, risalente al 1200 e legata all’opera del monaco e profeta Gioacchino da Fiore, citato da Barack Obama nella campagna elettorale per il governo degli Usa.
Il monumento è in restauro, finanziato dall’Unione europea per 1.490.000 euro, dall’agosto 2007, poi sospeso per ordine della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio di Cosenza (Sbap).
L’appaltatore ha denunciato ai carabinieri e all’Autorità di vigilanza sui lavori pubblici l’attivazione di un presunto «sistema di furberie» da parte del Comune di San Giovanni in Fiore, che a suo avviso avrebbe assegnato illegittimamente la progettazione e direzione delle opere ammesse a finanziamento. In proposito, i deputati Angela Napoli (Pdl) e Franco Laratta (Pd), hanno presentato al ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, due distinte interrogazioni parlamentari.La Procura di Cosenza ha disposto il sequestro preventivo del monumento sulla base di una perizia del prof. Francesco Bencardino, dell’Università della Calabria, da cui emergono lesioni e problemi di stabilità e sicurezza, confermati da un sopralluogo dei carabinieri del Nucleo di tutela e conservazione del patrimonio artistico e culturale di Cosenza e da una relazione della stessa Sbap del capoluogo di provincia calabrese. I militari hanno denunciato per danneggiamento il responsabile unico del procedimento e i tre direttori dei lavori.
I firmatari del manifesto pubblico sostengono che l’iter del progetto di restauro e la gestione politica e amministrativa dello stesso hanno portato a gravi danni al monumento e alla figura di Gioacchino da Fiore, che Dante Alighieri definisce «di spirito profetico dotato» nel Paradiso della Divina Commedia.
A favore dell’Abbazia florense si erano pronunciati Marcello Veneziani, Vittorio Sgarbi, Salvatore Borsellino, Gianni Vattimo, Luigi De Magistris, Cosimo Damiano Fonseca, Mauro Minervino, Beppe Grillo e Rosanna Scopelliti.
La Regione Calabria ha sospeso il finanziamento europeo in questione e il presidente del consiglio comunale di San Giovanni in Fiore ha negato un consiglio sull’argomento richiesto dalla minoranza.
Per questi motivi, scrivono i firmatari del manifesto, «il sindaco e la giunta rimettano il mandato». Napoli e Laratta sono del parere che i responsabili debbano pagare. La parlamentare del Pdl, in un comunicato stampa, ha condannato «l’atteggiamento pilatesco» del comune calabrese; mentre Mario Oliverio, presidente della Provincia di Cosenza originario di San Giovanni in Fiore, ha recentemente dichiarato alla stampa di non sapere nulla della vicenda dell’Abbazia florense.
Fonte: La voce di Fiore

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Calabria, Abbazia florense: si dimettano sindaco di San Giovanni in Fiore, governatore regionale e vertici delle Soprintendenze


Lo dice Paride Leporace, direttore di "Il Quotidiano della Basilicata"

venerdì 10 luglio 2009.



(Nella foto, Paride Leporace, ndr) Sono al vostro fianco per la battaglia sull’abbazia. Basta. Uno scempio anche per uno dei luoghi simbolici della Calabria nel mondo. Enrico Letta scrive un libro sul fatto che la politica deve tornare ad edificare Cattedrali e in Calabria le distruggiamo. Mi associo alla proposta di dimissioni del sindaco e della giunta di San Giovanni in Fiore. Ma devono dimettersi anche Loiero che nei suoi giri elettorali si è dimenticato di questa questione e i vertici della Soprintendenza per non aver vigilato. Agli amici de La Voce di Fiore regalo questo significativo scritto del mio amico Paolo Albano.
Paride Leporace, direttore di "Il Quotidiano della Basilicata"

Fonte:Lavocedifiore.org

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giovedì 9 luglio 2009

DI PIETRO SCARICA LOIERO E … LANCIA DE MAGISTRIS


di Felice MANTI - www.ilgiornale.it –


L’Italia dei Valori calabrese perde pezzi per colpa del governatore Agazio Loiero. Non si tratta di «campagna acquisti» (almeno non ancora) ma di uno screzio tra il coordinatore regionale Idv Aurelio Misiti e i due ex pm Antonio Di Pietro e Luigi De Magistris. La pietra dello scandalo è la ricandidatura dell’esponente del Pd per il centrosinistra alle Regionali 2010. Loiero, furioso con il governo per la minaccia di commissariare laSanità calabrese entro luglio, aveva più volte detto (persino al Giornale): «Non mi ricandiderò per il secondo mandato». Ma nessuno tranne lui sembra in grado di ricostruire le macerie della sua maggioranza, lacerata da veti incrociati e alle prese con l’ennesimo rimpasto.
Ipotesi che anche Misiti, in un’intervista al Quotidiano della Calabria, aveva ribadito: «Due legislature non si negano a nessuno, Loiero va ricandidato». Ma la risposta dipietresca ha gelato l’entusiasmo. «Non ricandidiamo nessuno in Calabria e non entriamo in giunta», ha sibilato Di Pietro. Anche perché si mormora che il leader Idv voglia puntare su un nome forte per spaccare il centrosinistra e raccogliere i consensi dei delusi. Il nome? Luigi De Magistris, proprio l’ex magistrato di Catanzaro che su Loiero aveva aperto più di un fascicolo.Una mossa che per Misiti ha evidentemente avuto il sapore del «commissariamento», visto che anche dentro il partito dipietrista quell’endorsement aveva scatenato un’epidemia di mal di pancia. «Al prossimo coordinamento regionale Idv di sabato 4 luglio mi presenterò dimissionario, la linea politica del partito va chiarita». Sarà una vera e propria resa dei conti. Sono in molti nel movimento a non condividere una serie di scelte fatte dai colonnelli calabresi Idv, e dunque il prossimo coordinamento si annuncia infuocato. Misiti si sente spalleggiato dall’establishment regionale, che ha ribadito l’intenzione di fare accordi con il Pd «purché in presenza di uomini capaci e onesti», ma la partita non è scontata. Anche perché De Magistris ha intenzione di far «pesare» il suo nome nello scacchiere calabrese, che conosce benissimo visto che alcune sue inchieste coinvolgono una buona parte degli assessori dell’attuale squadra di Loiero. «Mi farò garante del cambiamento della classe dirigente politica calabrese, Loiero e la destra hanno fatto scempio della sanità mortificando la salute delle persone che vivono in Calabria».
Il governatore teme l’avviso di sfratto e la sua strategia è chiarissima: demolire tutte le inchieste dell’ex pm, comprese quelle che lo sfiorano. «La sua azione di magistrato è stata censurata dal Csm, solitamente criticato per essere indulgente. Le sue inchieste sono naufragate, l’ho sfidato a trovare una sola prova contro di me ma non ci è riuscito». L’idea di trovarselo come potenziale sfidante lo «terrorizza», per sua stessa ammissione: «In un Paese non si possono fare inchieste finalizzate a far fuori una classe dirigente di cui poi si occupa il posto».
Il pezzo si trova anche su il calcestruzzo

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CALABRIA/REGIONE: TALARICO, UDC IN COERENZA HA SCELTO CANDIDATI PDL


(ASCA) - Reggio Calabria, 7 lug - ''Mentre seguo con rispetto la riflessione avviata nel PD calabrese sugli errori compiuti e sui limiti emersi alle ultime elezioni, mi sorprende che un partito dichiaratamente impegnato a correggere sbagli e sanare evidenti debolezze, liquidi con faciloneria e giudizi superficiali la scelte di un'altra forza politica, l'UDC''.Francesco Talarico, segretario dell'UDC calabrese e consigliere regionale a Palazzo Campanella, risponde al segretario del Pd Marco Minniti che ha criticato apertamente le scelte dell'UDC di allearsi col Pdl alle ultime elezioni provinciali in Calabria. ''Capisco che l'onorevole Minniti possa non apprezzare - afferma Talarico - ma ricordo che il mio partito, in piena autonomia e in perfetta coerenza con la propria linea politica regionale e nazionale, ha scelto di sostenere i candidati del Pdl alle provinciali di Crotone, dove abbiamo vinto, espugnando quella che una volta era la ''Stalingrado del Sud' e a Cosenza, dove grazie all'UDC il centrosinistra per la prima volta e' stato costretto al ballotaggio e per poco non ha subito l'ennesima sconfitta''.''Minniti e i suoi sanno bene - aggiunge il segretario regionale del partito di Pierferdinando Casini - che e' l'evoluzione della vicenda politica calabrese e il risultato delle europee ad aver determinato novita' di cui bisogna prendere atto con serieta' e coerenza. Ci rifletta meglio Minniti, prima di tranciare certi giudizi. A partire - conclude l'esponente politico dell'UDC - dalla emblematica dicotomia, allo stato insanabile, tra Loiero e de Magistris, una contesa che non credo possa risultare vincente per il centrosinistra calabrese''.red/mpd/lv
(Asca)

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Obama: «Sul clima consenso storico»


«Passi avanti importanti, da qui a Copenaghen negoziati obiettivi concreti. Gli Usa si prendono responsabilità»



L'AQUILA - All'Aquila sono stati fatti «passi avanti importanti» nella lotta al cambiamento climatico e al surriscaldamento del pianeta, un tema su cui si è registrato un «consenso storico» tra Paesi sviluppati e in via di sviluppo. Barack Obama traccia un primo bilancio positivo nella conferenza stampa con Silvio Berlusconi, al termine della riunione del Major Economies Forum, ma sottolinea che gli Stati si trovano di fronte a responsabilità importanti e a un percorso che non sarà facile: «Dobbiamo impegnarci per le generazioni future - ha detto -. Occorre decidere se dare forma al nostro futuro o lasciare che gli eventi decidano per noi». OBIETTIVI CONCRETI - Per la prima volta - ha detto Obama - sono stati indicati obiettivi concreti (riduzione delle emissioni con il limite dei 2 grandi centigradi entro il 2020), cui però non hanno aderito Cina e India. «Da qui alla Conferenza di Copenaghen gli obiettivi verranno negoziati» dice il presidente americano, che ha definito il clima un punto centrale del dibattito pur ammettendo che si tratta di una delle sfide più dure e che nessuno Stato, pur mettendoci il massimo impegno, può farcela da solo: «Non c'è una sola nazione responsabile. Siamo partiti bene, ma i progressi futuri non saranno facili». Il clima di recessione economica, ha aggiunto, renderà «non facile» trovare un accordo definitivo per rinnovare il protocollo di Kyoto.
FONDI PER LA RICERCA - Obama ha comunque garantito che gli Usa si assumeranno le proprie responsabilità sul clima («I Paesi grandi devono dare l'esempio») e che saranno raddoppiati i fondi a favore della ricerca e dello sviluppo per un'economia pulita entro il 2015. L'impatto dei cambiamenti climatici «non può essere più ignorato - ha detto Obama -. La salute del nostro pianeta è a rischio». Aprendo la conferenza Obama aveva ringraziato il premier Berlusconi «per l'eccellente ospitalità sua, della gente dell'Aquila e degli italiani in generale».

FONTE:Corriere della sera.it

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lunedì 6 luglio 2009

CALABRIA: OPPOSIZIONE, NON ATTRIBUIRE TUTTE RESPONSABILITA' A LOIERO


ASCA) - Catanzaro, 6 lug - ''Le responsabilita' del fallimento gestionale dell'esperienza politica calabrese non sono solo di Loiero, ma appartengono in egual misura a tutti i partiti e gli assessori che si sono succeduti in questi anni, con particolare riferimento a quell'area post diessina del Pd, che incassa nomine all'azienda ospedaliera di Cosenza e che professa moralismo da strapazzo''. Lo affermano, in un documento, i capigruppo delle forze di opposizione alla Regione Calabria.''La nomina di Puzzonia all'azienda ospedaliera di Cosenza e' stata voluta da Adamo e Minniti - continua la nota - a riprova di come la gestione sia condivisa''. I capigruppo prendono nota della ''posizione espressa da Italia dei valori che si schiera contro Loiero'' e stigmatizzano le motivazioni dell'affidamento dell'incarico a Luzzo : ''La sanita' non puo' essere merce di scambio per stabilizzare comuni politicamente deboli. Il centrodestra - conclude la nota - pubblichera' a breve un libro bianco sulla sanita', con le indicazioni sulle stabilizzazioni effettuate, quelle negate , sui titoli in possesso di alcuni direttori generali ancora in carica''.red/gc/alf
(Asca)

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Rissa nell'Idv, Di Pietro scarica Loiero e va in crisi in Calabria

L'Italia dei Valori calabrese perde pezzi per colpa del governatore Agazio Loiero. Non si tratta di «campagna acquisti» (almeno non ancora) ma di uno screzio tra il coordinatore regionale Idv Aurelio Misiti e i due ex pm Antonio Di Pietro e Luigi De Magistris. La pietra dello scandalo è la ricandidatura dell'esponente del Pd per il centrosinistra alle Regionali 2010. Loiero, furioso con il governo per la minaccia di commissariare la Sanità calabrese entro luglio, aveva più volte detto (persino al Giornale): «Non mi ricandiderò per il secondo mandato». Ma nessuno tranne lui sembra in grado di ricostruire le macerie della sua maggioranza, lacerata da veti incrociati e alle prese con l'ennesimo rimpasto.Ipotesi che anche Misiti, in un'intervista al Quotidiano della Calabria, aveva ribadito: «Due legislature non si negano a nessuno, Loiero va ricandidato». Ma la risposta dipietresca ha gelato l'entusiasmo. «Non ricandidiamo nessuno in Calabria e non entriamo in giunta», ha sibilato Di Pietro. Anche perché si mormora che il leader Idv voglia puntare su un nome forte per spaccare il centrosinistra e raccogliere i consensi dei delusi. Il nome? Luigi De Magistris, proprio l'ex magistrato di Catanzaro che su Loiero aveva aperto più di un fascicolo.Una mossa che per Misiti ha evidentemente avuto il sapore del «commissariamento», visto che anche dentro il partito dipietrista quell'endorsement aveva scatenato un'epidemia di mal di pancia. «Al prossimo coordinamento regionale Idv di sabato 4 luglio mi presenterò dimissionario, la linea politica del partito va chiarita». Sarà una vera e propria resa dei conti. Sono in molti nel movimento a non condividere una serie di scelte fatte dai colonnelli calabresi Idv, e dunque il prossimo coordinamento si annuncia infuocato. Misiti si sente spalleggiato dall'establishment regionale, che ha ribadito l'intenzione di fare accordi con il Pd «purché in presenza di uomini capaci e onesti», ma la partita non è scontata. Anche perché De Magistris ha intenzione di far «pesare» il suo nome nello scacchiere calabrese, che conosce benissimo visto che alcune sue inchieste coinvolgono una buona parte degli assessori dell'attuale squadra di Loiero. «Mi farò garante del cambiamento della classe dirigente politica calabrese, Loiero e la destra hanno fatto scempio della sanità mortificando la salute delle persone che vivono in Calabria».Il governatore teme l'avviso di sfratto e la sua strategia è chiarissima: demolire tutte le inchieste dell'ex pm, comprese quelle che lo sfiorano. «La sua azione di magistrato è stata censurata dal Csm, solitamente criticato per essere indulgente. Le sue inchieste sono naufragate, l'ho sfidato a trovare una sola prova contro di me ma non ci è riuscito». L'idea di trovarselo come potenziale sfidante lo «terrorizza», per sua stessa ammissione: «In un Paese non si possono fare inchieste finalizzate a far fuori una classe dirigente di cui poi si occupa il posto».felice.manti@ilgiornale.it FONTE: IL GIORNALE.IT

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giovedì 2 luglio 2009

CALABRIA/SANITA': TALARICO (UDC), CON LOIERO PROLIFICANO CONSULENZE


ASCA) - Reggio Calabria, 1 lug - ''Trovo davvero singolare che da una parte il presidente Loiero impugni davanti alla Corte Costituzionale la contestazione del Governo al suo piano di rientro per la Sanita' e dall'altra continui, come se niente fosse, a nominare nuovi direttori generali e a gestire il settore come se non ci fosse la voragine debitoria e come se non si stesse pretendendo dai cittadini calabresi di sobbarcarsi il sacrificio del pagamento dei ticket''. Lo ha dichiarato Francesco Talarico, consigliere regionale e segretario dell'UDC calabrese. ''Il Governatore Loiero - aggiunge Talarico - continua a far proliferare consulenze e commissioni come se la sanita' calabrese non fosse diventata, purtroppo, la maglia nera in campo nazionale''. ''Ma quanto costano le consulenze, i comitati e gli incarichi elargiti? - si chiede Francesco Talarico - Quanto pesa negativamente sulla spesa il costo di iniziative che poco hanno a che vedere con la salute dei cittadini e tanto, invece, con la ricerca spasmodica del consenso?''.''Oggi che i calabresi stanno pagando il conto con i ticket e l'addizionale fiscale regionale - conclude il segretario dell'UDC Regionale- c'e' una giunta Loiero che continua a utilizzare la sanita' per usi impropri. Se si continua cosi', mi chiedo, a cosa assisteremo nei prossimi mesi, mano mano che si avvicina la scadenza elettorale regionale?''.res-rg/glr/rob
(Asca)

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mercoledì 1 luglio 2009

"Atti oltraggiosi" durante la sfilata per la vittoria alle comunali. Alleanza di Progresso critica la mancata presa di distanze del neo sindaco


Il neo Sindaco Franco Iacucci non prende le distanze e non condanna gli atti oltraggiosi, che ricordiamo comprendono manoscritti offensivi, pigne (simbolo iconografico della nostra coalizione), cartacce e manifesti cosparsi nella proprietà del nostro capolista, sul porticato di casa e persino sui balconi dall’abitazione, maltrattamento di animali e fuochi pirotecnici esplosi in prossimità di un autocarro, compiuti a casa Bruni giorno 23, a seguito della sfilata della lista Uniti per Aiello collegata alla candidatura di Franco Iacucci. Tutti ci saremmo aspettati che il primo cittadino si dissociasse da tali gesti, sia in veste di capolista della coalizione a noi avversaria, sia nella veste istituzionale di neo sindaco. Nemmeno una telefonata di scuse, tanto meno una parola in consiglio comunale. Questo silenzio assenso è grave e inconcepibile e giustifica le azioni o per meglio dire i reati consumati da alcuni facinorosi partecipanti alla sfilata. Condanniamo ancora una volta quanto successo presso l’abitazione del nostro capolista al quale rinnoviamo la nostra solidarietà, ma condanniamo altresì l’atteggiamento dimostrato dal sindaco Iacucci che non da peso e sembra voler giustificare questi comportamenti incivili, antidemocratici e destabilizzanti atti solo a creare ulteriori tensioni. Il nostro capolista non ha voluto polemizzare ulteriormente per evitare di accentuare le spaccature già esistenti ma un atteggiamento simile del primo cittadino non può e non deve passare inosservato. Siamo rimasti profondamente delusi dal suo atteggiamento. Doveva essere il sindaco ad impartire una lezione di civiltà alla comunità tutta, prendendo le distanze da tali gesti condannandone gli autori, invece non fa altro che alimentare climi ostili.

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UDC: SOLIDARIETA' ALLA STAMPA AIELLESE

Esprimo solidarietà nei confronti degli amministratori, dei webmaster e delle redazioni di tutti i siti internet del comune di Aiello Calabro, vittime sabato scorso di accuse gratuite e infondate da parte del neo sindaco Franco Iacucci, nel bel mezzo del consiglio comunale d'insediamento. Secondo Iacucci, questi siti sono un mezzo che male rappresenta la realtà del nostro paese, in quanto forniscono informazioni non del tutto veritiere, mettendo spesso in rilievo gli aspetti negativi della nostra comunità.
Sono accuse prive di qualsivoglia fondamento. La gestione di questi siti è avvenuta sempre con rigore morale ed onestà intellettuale ed è sempre stato concesso, anche durante la campagna elettorale, un uguale spazio alle fazioni politiche contrapposte. Dal canto mio ringrazio gli amministratori di questi siti che ci offrono uno strumento democratico non indifferente attraverso il quale ogni cittadino può esprimere i suoi pensieri e le sue opinioni anche in forma anonima. I fatti sono sempre stati riportati in modo obiettivo. Ovviamente sia quelli positivi che quelli negativi. Questi siti, che ad oggi rappresentano l'unico mezzo informatico a disposizione della comunità che ancora è sprovvista di un sito istituzionale attivo, contengono fotogallery in cui è possibile trovare le foto più rappresentative del nostro paese, la sua storia i suoi costumi e la sua cultura.
È offensivo e fuori luogo affermare che questi siti distorcono la reale immagine di Aiello solo perché alcuni contenuti e alcuni articoli della parte politica opposta possano dare fastidio al nostro Sindaco. Rammento ancora una volta al dottore Iacucci che l'esercizio della critica rappresenta la vera essenza delle democrazia. Capisco che spesse volte può dare fastidio, ma è proprio attraverso essa che si perviene alle soluzioni migliori per la comunità.

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