ROBERTO OCCHIUTO. Signor Presidente, ringrazio l’onorevole sottosegretario per la dettagliata risposta, nonostante la quale però non posso dirmi soddisfatto, anzi non lo sono affatto. Sono preoccupato perché lei ha argomentato nella sua risposta che quanto sta accadendo nel sistema dei trasporti del Pag. 25Mezzogiorno e della Calabria, in particolare, fa parte di un’opera di razionalizzazione che Trenitalia sta compiendo, peraltro in sintonia con quanto avviene a livello europeo. È vero che a livello europeo si razionalizza, ma nella direzione di investire nella rete di trasporto su rotaia. Vorrei ricordare che a livello europeo la razionalizzazione non comporta solo una diminuzione dei costi, come nel caso che abbiamo rappresentato attraverso le interrogazioni, ma la razionalizzazione è seguita anche ad un aumento degli investimenti. A livello europeo c’è un programma chiamato «Marco Polo» che finanzia proprio interventi che vanno nella direzione di spostare porzioni di traffico su gomma su altre direttrici, su rotaia o sulle autostrade del mare. A me pare, invece, che la logica che sta seguendo Trenitalia sia quella di razionalizzare tagliando soltanto. Ritengo che ciò sia sbagliato in assoluto perché, come lei giustamente evidenziava, c’è la necessità di spostare quote consistenti di traffico su gomma verso altre direttrici, come il traffico ferroviario, e questo piano di razionalizzazione certamente non consegue questo obiettivo. In particolare, inoltre, ritengo che ciò sia sbagliato quando questi tagli intervengono in regioni che già sono carenti sul piano infrastrutturale, come quelle del Mezzogiorno. Lei ha citato gli impegni di RFI sulle infrastrutture ferroviarie, però vorrei ricordare che stiamo parlando di regioni del Mezzogiorno che, alla fine del 2008, hanno avuto solo il 7,5 per cento delle risorse destinate alle infrastrutture ferroviarie dalla legge obiettivo e approvate dal CIPE. Stiamo parlando di regioni dove, per esempio, la percentuale di chilometri ad alta velocità è il 7,8 per cento rispetto alla rete nazionale. Si tratta dunque di regioni dove è assolutamente necessario un intervento straordinario per colmare questo gap infrastrutturale. Questa non è la rivendicazione di parlamentari del Mezzogiorno che rappresentano un problema che riguarda il loro territorio. Per quanto mi riguarda, per esempio, onorevole sottosegretario…
BARTOLOMEO GIACHINO, Sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti. Ho la soddisfazione, da torinese, di aver sbloccato i fondi per l’autostrada del mare. Abbiamo cominciato finalmente a pagare…
ROBERTO OCCHIUTO. Questo le fa onore, gliene diamo atto, ma chi parla in questo momento, onorevole sottosegretario, appartiene ad una provincia, che è quella di Cosenza. Potrei dirmi pienamente soddisfatto della sua risposta, perché lei ha detto che la stazione di Cosenza sarà un hub di livello regionale, ma il nostro intento non è quello di rivendicare investimenti per i singoli territori. Ci rendiamo conto che lo sviluppo si deve leggere in una logica complessiva altrimenti non si realizza. Proprio la stazione di Cosenza è posizionata a nord della Calabria: lei è sottosegretario alle infrastrutture e sa che il tratto più problematico dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria è quello che va da Cosenza a Reggio Calabria. Perciò, se ho ben capito, nel programma di Trenitalia cargo, Cosenza diventa un hub per cui, in sostanza, il trasporto su gomma collega poi l’hub ferroviario di Cosenza con le altre realtà; ebbene, non so fino a che punto questo intervento vada nella logica di razionalizzare il sistema.
PRESIDENTE. La prego di concludere.
ROBERTO OCCHIUTO. Per il resto, anche io sono grato al sottosegretario per essersi fatto parte attiva presso Trenitalia cargo per organizzare un incontro con i vertici di quest’ultima, al fine di rappresentare le giuste istanze che credo siano state rivolte al Governo non solo dalla mia interrogazione, ma anche da quelle presentate dagli altri colleghi.
sabato 26 settembre 2009
Interpellanza sui tagli di Trenitalia per Lamezia Terme e Cosenza (Video)
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NAVE VELENI: BORDINO (UDC), ISTITUIRE COMMISSIONE D'INCHIESTA
"Nei giorni scorsi, l'Udc - osserva Bordino - sia a livello nazionale che a livello regionale, con le dichiarazioni e le interrogazioni parlamentari dei deputati Mario Tassone, Roberto Occhiuto e Mauro Libe', e' intervenuta in una discussione di stringente attualita' come quella delle navi dei veleni che interessano la salute e il futuro di noi calabresi. L'Udc ha espresso le proprie preoccupazioni senza far troppa demagogia, anche perche' questa la lasciamo fare agli altri schieramenti, ma invocando e chiedendo iniziative concrete".
"E' il caso, per esempio, di Mauro Libe', capogruppo dell'Udc in Commissione Ambiente, che ha ricordato la necessita' di un ambiente salubre come presupposto per il rilancio del turismo - continua Bordino - Ponendomi sulla stessa lunghezza d'onda degli illustri rappresentanti del mio partito, ritengo che sia giunto il momento di chiedere a gran voce al Governo fatti concreti e non parole o i consueti impegni morali".
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mercoledì 23 settembre 2009
navi dei veleni: si continua la politica dello struzzo da parte dei politici
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giovedì 17 settembre 2009
Afghanistan: Cesa, ci inchiniamo a sacrificio eroi della pace
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mercoledì 16 settembre 2009
CASO JOLLY ROSSO: IL Sindaco Iacucci NEGA consiglio comunale riguardante i presunti rifiuti radioattivi
Gruppo Consiliare"Alleanza di Progresso per Aiello"
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martedì 15 settembre 2009
RADIOATTIVITA’, SFOGO DI IACUCCI
A lungo- ricorda Iacucci- gli investigatori hanno cercato in questi anni di scoprire la verità, sia sul carico della Rosso, sia sulle altre carrette del mare. Ma nonostante le migliaia di verbali ed indizi, non si è riusciti mai a fare luce su quelli che rimangono ancora solo sospetti, illazioni, ipotesi. Nel 2007 l’Arpacal aveva rinvenuto tracce di Cesio ed alcuni materiali usati per schermare la radioattività. Nel 2008 è stato trovato un sarcofagodi cemento con mercurio. Nel 2009 l’inchiesta è stata definitivamente archiviata”. Risultato finale: “Abbiamo vissuto 19 anni di allarme e preoccupazione”. Ed oggi “è in atto una nuova campagna di stampa fatta di ipotesi. I nostri concittadini vivono nell’angoscia continua”. Iacucci ha chiesto un incontro al Procuratore per essere messo al corrente di tutto”. Ed intanto “aumenta la preoccupazione della gente e la richiesta di chiarimenti circostanziali e definitivi”, dice il sindaco. E ancora: “intere famiglie di operatori turistici rischiano di chiudere le aziende. Decine di coltivatori, che vivono esclusivamente del lavoro di piccoli appezzamenti di terreno di proprietà, sono disperati. Di fronte a tutto ciò ed a difesa dell’immagine dei nostri territori, non possiamo attendere passivamente”.
L’appello del sindaco: “ Urge un’azione comune , forte, che porti chi di dovere a rendere pubblici i risultati delle analisi condotte sui siti”. Per questo motivo i sindaci terranno un’Assise aperta a S. Pietro in Amantea il 18 p. v. alle ore 17.00.
“Intanto il dato dei tumori nell’hinerland amanteano è confortante. Un’analisi del Centro Trapianti Midollo Osseo, che considera tutte le Schede di Dimissione Ospedaliera dei pazientui affetti da neoplasie, residenti in Calabria e ricoverati nelle strutture ospedaliere regionali ed extra-regionali dal 1996 al 2002, risulta che “i valori sono inferiori sia rispetto all’intera Calabria sia alla Provincia di Modena, area presa come riferimento perché vi insistono molti fattori ambientali che teoricamente possono favorire l’insorgenza di neoplasie”. “ Dal confronto degli indici per i singoli anni è emerso che l’area interessata ( Aiello, Cleto, Serra, Amantea, Campora, S.Pietroe Nocera) ha sempre avuto tassi inferiori”. In quasi tutti gli anni “il dato è stato inferiore nel comprensorio di Amantea rispetto a quello della Calabria, e non vi è stato alcun trend di incremento”. “L’incidenza delle neoplasie su Amantea e comuni limitrofi non è risultata statisticamente differente da quella osservata in Calabria”. “Si può escutere la presenza di un potente agente cancerogeno o leucemogeno nel comune di Amantea e comuni limitrofi”.
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domenica 13 settembre 2009
CASO JOLLY ROSSO: SEMPLICI ILLAZIONI O VERITA'?
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CALABRIA: OCCHIUTO (UDC), BENE PROPOSTA FOTI ORA CONTENUTI
"Quel che e' certo -aggiunge l'esponente centrista- e' che entrambi gli schieramenti fino ad oggi si sono concentrati piu' sulla produzione di nomi da candidare che su un'idea di riforma della Calabria. Il ragionamento di Foti quindi e' interessante ma non sono tanto le formule che hanno valore in se', quanto gli obiettivi che bisogna perseguire, come quello di una riforma della sanita'".
Quanto alla personalita' illustre che dovrebbe guidare la Regione, mettendo tutti d'accordo, Occhiuti non si sente di fare nessun commento sui nomi proposti dallo stesso Foti.
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giovedì 10 settembre 2009
CASO JOLLY ROSSO: OCCHIUTO INTERROGA LA MINISTRA PRESTIGIACOMO
Interrogazione a risposta orale
dai risultati delle ultime indagini condotte dalla procura della Repubblica calabrese e dall'Arpacal (Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente della Calabria), in merito alla possibile presenza di elementi radioattivi lungo il greto del fiume Olivo, tra Aiello Calabro e Serra d'Aiello (CS), emergerebbe una forte contaminazione di questa area della Provincia;
tali notizie hanno subito e comprensibilmente generato nella pubblica opinione una forte preoccupazione, a causa del possibile pericolo per le popolazioni del luogo dovuto alla presenza di contaminanti ambientali capaci di indurre gravi patologie anche e soprattutto tumorali;
sopraddetti rischi troverebbero conferma, come rilevano organi di stampa, anche da parte del Dipartimento per la Salute della Regione che, in un documento prodotto, segnala espressamente la presenza di un pericolo per la popolazione residente nei territori circostanti il letto del fiume Olivo, in località Foresta, ricadenti nei comuni di Serra Aiello, San Pietro in Amantea, Cleto, Amantea e Aiello. Il tutto sembrerebbe legato all’affondamento, nel 1990, della nave Jolly Rosso, probabilmente carica di rifiuti tossici;
i magistrati della Procura della Repubblica calabrese sospettano, inoltre, che in questa area sia stata occultata un’enorme quantità di materiale radioattivo che sarebbe frutto, quasi sicuramente, di traffici legati all’illegale stoccaggio di rifiuti tossici e pericolosi. Le perizie tecniche hanno accertato, attraverso i carotaggi del terreno e le misurazioni dell’aria, l'esistenza di un livello di radioattività cinque volte superiore al normale, nonchè la presenza di radionuclidi come il cesio 137, che è la stessa sostanza fuoriuscita dalla centrale nucleare di Chernobyl, e lo stronzio che sono elementi radioattivi altamente cancerogeni;
negli ultimi anni, nelle sopraddette zone, si è verificato un aumento statistico di morti, per cancri e leucemie. Un dato che, secondo la procura di Paola, sarebbe collegabile alla presenza delle scorie tossiche nella zona:-
quali urgenti iniziative intenda adottare per fare luce su quanto elencato in premessa e se non ritenga necessario stanziare gli adeguati finanziamenti atti ad effettuare una bonifica radicale e sicura delle zone interessate.
On. Roberto Occhiuto
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lunedì 7 settembre 2009
AIELLO CALABRO TRA RADIAZIONI E DISATRO AMBIENTALE: POLITICA FALLIMENTARE
Oggi il nostro territorio balza alla cronaca nazionale per vicende che destano allarme e serie preoccupazioni per la salute pubblica delle nostre comunità. Grazie al lavoro svolto dalla magistratura e dalle autorità sanitarie provinciali , alle quali va ilo nostro sostegno pieno e incondizionato, si è avuta notizia che nell’entroterra tra i Comuni di Aiello e SERRA Aiello vi sono depositati possibili rifiuti radioattivi che avrebbero determinato incrementi di malattie tumorali e anche decessi in tutto il basso tirreno. Le inquietudini che esistono tra la comunità aiellese sono giustificate e comprensibili di fronte ai preoccupanti dati forniti dalla stampa in generale. E’ evidente che gli amministratori locali del nostro paese hanno condotto una politica non idonea a tutelare il territorio e l’ambiente . IN QUANTO “ sentinelle del territorio” avrebbero dovuto svolgere un’azione di controllo e di denuncia che alla luce dei fatti non sembra aver sortito effetto. Ancora più emblematica risulta la dichiarazione del Sindaco Iacucci nel momento in cui afferma di aver appreso la notizia solo dal telegiornale.
Il Sindaco Iacucci, emblema di una continuità amministrativa che si trascina dal lontano 1985, ammetta il suo fallimento in materia ambientale, si determini di conseguenza e rassegni le dimissioni da primo cittadino .
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martedì 1 settembre 2009
Ripercorriamo le date della vicenda jolly rosso
14 dicembre 1990 – ore 7.55 mayday dalla nave a 15 chilometri al largo della costa di Falerna. Alle 10 e un quarto il capitano e gli altri 15 membri dell’equipaggio vengono recuperati da due elicotteri e trasportati a Lametia Terme in ospedale per controlli. Il comandante della nave si chiama Luigi Giovanni Pestarino. La nave non affonda al largo ma viene trascinata dalla corrente verso riva. Alle ore 14 , spiaggiamento della nave ad Amantea località Formiciche. La nave è salpata dal porto di la Spezia il 4 dicembre, scalo a Napoli, poi a Malta.
15 Dicembre 1990 – ore 5 del mattino - Prima ispezione sulla nave di carabinieri e capitaneria di porto di Vibo valentia. Nel pomeriggio visita dei Vigili del Fuoco, della Guardia di Finanza e di rappresentanti (misteriosi) della società armatrice Messina. Da questo giorno i primi misteri. E’ vero o non è vero che il capitano di vascello Bellantone è salito su quella nave per primo ? E’ vero o non è vero che ha visto dei documenti , messi sulla plancia della nave che richiamavano la natura della radioattività ed erano introdotti dalla sigla ODM riconducibili ad una società del noto armatore Comerio ?. Prima sembra di si, poi nell’interrogatorio davanti alla commissione parlamentare di inchiesta , presidente on. Paolo Russo, avvenuto il 20 aprile del 2005 nega tutto e comincia a non ricordare parecchie cose.
22 Dicembre 1990 – La società Messina affida alla società Siciliana Offshore e Calabria navigazione le operazioni di recupero del combustibile sparso. Operazione che secondo i carabinieri termina il 29 gennaio 1991.
Gennaio 1991 – Archiviazione da parte del GIP Fiordalisi
Febbraio 1991- Le pratiche per un errore burocratico vengono trasmesse al Tribunale di Lametia terme.
Giugno 1991- Completata la demolizione della nave
20 marzo 1994 – Assassinio in Somalia di Ilaria Alpi e Miran hrovatin
12 dicembre 1995- Morte del capitano di corvetta natale De Grazia
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Un Mare tossico altro che da bere
Testualmente il pentito ,e le sue dichiarazioni va detto vanno sempre prese con le pinze così dichiarò:
«Io stesso»,dice il boss, «mi sono occupato di affondare navi cariche di rifiuti tossici e radioattivi. Nel settore avevo stretto rapporti nei primi anni Ottanta con la grande società di navigazione privata Ignazio Messina, di cui avevo incontrato un emissario con il boss Paolo De Stefano di Reggio Calabria. Ci siamo visti in una pasticceria del viale San Martino a Messina, dove abbiamo parlato della disponibilità di fornire alla famiglia di San Luca navi per eventuali traffici illeciti. Fu assicurato che non ci sarebbero stati problemi, e infatti in seguito è successo. Per la precisione nel 1992, quando nell'arco di un paio di settimane abbiamo affondato tre navi indicate dalla società Messina: nell'ordine la Yvonne A, la Cunski e la Voriais Sporadais. La Ignazio Messina contattò la famiglia di San Luca e si accordò con Giuseppe Giorgi alla metà di ottobre. Giorgi venne a trovarmi a Milano, dove abitavo in quel periodo, e ci vedemmo al bar New Mexico di Corso Buenos Aires per organizzare l'operazione per tutte le navi. La Yvonne A, ci disse la Ignazio Messina, trasportava 150 bidoni di fanghi, la Cunski 120 bidoni di scorie radioattive e la Voriais Sporadais 75 bidoni di varie sostanze tossico-nocive. Ci informò anche che le imbarcazioni erano tutte al largo della costa calabrese in corrispondenza di Cetraro, provincia di Cosenza. lo e Giorgi andammo a Cetraro e prendemmo accordi con un esponente della famiglia di ndrangheta Muto, al quale chiedemmo manodopera. Ci mettemmo in contatto con i capitani delle navi tramite baracchino e demmo disposizione a ciascuno di essi nell'arco di una quindicina di giorni di muoversi. La Yvonne A andò per prima al largo di Maratea, la Cunski si spostò poi in acque internazionali in corrispondenza di Cetraro e la Voriais Sporadais la inviammo per ultima al largo di Genzano. Poi facemmo partire tre pescherecci forniti dalla famiglia Muto e ognuno di questi raggiunse le tre navi per piazzare candelotti di dinamite e farle affondare, caricando gli equipaggi per portarli a riva. Gli uomini recuperati», si legge nel memoriale, «sono stati messi su treni in direzione nord Italia. Finito tutto, io tornai a Milano, mentre Giuseppe Giorni andò a prendere dalla Ignazio Messina i 150 milioni di lire per nave che erano stati concordati». “ So per certo», racconta l'ex boss della 'ndrangheta, «che molti altri affondamenti avvennero in quel periodo, almeno una trentina, organizzati da altre famiglie, ma non me ne occupai in prima persona.” Resta una perplessità sui relitti individuati , che è anche la perplessità espressa dal sostituto procuratore della repubblica Francesco Greco, da noi intervistato, che conduce le indagini sulla Jolly Rosso. Che i relitti avvistati siano quelli di navi da guerra affondate nella seconda guerra mondiale. Di questa eventualità ce ne parla al giornale anche Alberto Cunto scrittore storico di Praia a Mare, che più volte si è occupato di episodi della seconda guerra mondiale avvenuti nella nostra costa tirrenica. Alberto Cunto dice che sono sei le navi affondate da sommergibili durante la seconda guerra mondiale e forse due quelle durante la Prima guerra, fornendo anche le coordinate di ognuna. E le elenca una per una : “ La nave Cagliari, dice Cunto, è stata affondata il 6 maggio del 41, dal sommergibile Taku, ha una stazza di 2322 tonnellate, e si trova fra Diamante e Cetraro; la Nave Federico C. è stata affondata il 28 luglio del 41, dal sommergibile UTMOST, è di 1467 tonnellate ed anche questa si trova nella stessa zona; la nave Vittoria Beraldo, di 547 tonn. affondata l’11 gennaio del 43 dal sommergibile Turbulent; la nave Bologna di 5140 tonn. affondata dal sommergibile Unbroken; la nave Henry Desprez di 9805 tonn., la più grande essendo una petroliera affondata il 3 giugno del 43 tra San Lucido e Paola; la nave Lillois, questa conosciuta dai sub, essendo davanti la foce del fiume Lao, di 3680 tonn. affondata dal sommergibile Torbay. In più , conclude Cunto, vi sono due navi della 1 guerra mondiale , la Umballa e la Lumaria affondate tra l’Isola di Dino e Praia a Mare. Se si trattasse di queste navi si potrebbe tirare un sospiro di sollievo. Il mare , rimessi in moto i depuratori e bloccate le altre fonti di inquinamento, potrebbe veramente bersi. Ma se quelle navi sono quelle indicate dal pentito allora la situazione è gravissima e tutti dovrebbero mettersi in moto in modo risolutivo. Bene ha fatto il Presidente Loiero a dirsi preoccupato e disponibile ad intervenire , ma questo vuol dire anche , abbandonate le facili dichiarazioni alla stampa, costituire da subito una task force che si prepari all’evenienza di trovarsi davanti un mare altamente tossico che confermerebbe irrimediabilmente l’aumento in tutto il tirreno cosentino di morti per leucemie e tumori. Lo ha dichiarato alla stampa qualche settimana fa il Dott. Cosmo De Matteis, direttore del periodico "Progetto", operatore sanitario e presidente nazionale del Cumi, il sindacato dei medici attivo su tutto il territorio della penisola. «Nella nostra zona vi è purtroppo una crescita esponenziale tacita di patologie tumorali. Non vi è una famiglia che direttamente o indirettamente non abbia avuto o non abbia un proprio parente che sia affetto da patologia neoplastica». Questa è la disamina contenuta in uno scritto che affronta il problema in termini molto realistici, e che tiene conto dei dati dei ricoveri e della mortalità in aumento nella zona. «Basta recarsi al reparto di Oncologia dell'ospedale di Paola afferma De Matteis per scoprire che non riesce a far fronte alle tante domande di assistenza per tali patologie e che nonostante l'abnegazione e l'impegno del personale sanitario, la richiesta supera le possibilità di far fronte a tutte, ossia: chemio, radio e del dolore. Lo stesso dicasi per il servizio di Epatologia ove affluiscono da ogni parte pazienti affetti da epatite o altro». «Ho portato questi due esempi prosegue per ricordare a tutti che l'aumento enorme dei tumori è collegato al degrado ambientale in cui viviamo». Sostanzialmente, tale ragionamento è in linea con l'allarme lanciato nei mesi scorsi, per l'insorgere dei tumori tra gli abitanti del comprensorio in particolare di quelli residenti nelle vicinanze di tralicci della corrente elettrica dislocati in alcuni zone ben individuate. Tra le altre cause, viene menzionato il caso "quasi dimenticato" della Jolly Rosso, la nave arenatasi qualche anno fa sulle spiagge nei pressi di Amantea «con il suo carico di veleni in mare, così come è avvenuto per altre carrette che sembrano siano sprofondate nelle nostre acque». Intanto a proposito di leucemie possiamo smentire per fortuna la morte del proprietario di un ristorante posto davanti alla spiaggia dove finì la Jolly Rosso. Il ristoratore è stato colpito da un male che sta curando con la chemioterapia ma per fortuna è vivo. La notizia dell’aumento di leucemie nel Tirreno, ha dato modo al sindaco di Amantea , Giovanni Battista Morelli , di intervenire sull’argomento, gridando all’allarmismo che L’Espresso ha evidenziato sull’ultimo numero in edicola. Il sindaco afferma che : “ sbandierare l’insorgenza di tumori nel mio comune,insinua certamente nel lettore una serie di immagini negative che possono distrarlo dal leggere con attenzione le affermazioni del prof. Pasquale Iacopino. Si può escludere la presenza di un potente cancerogeno o leucemogeno nel territorio di Amantea e comuni limitrofi. Inoltre i dati sono stati raccolti in un periodo troppo breve per risultare affidabili oltre ogni ragionevole dubbio”. Restano da chiarire ed il sindaco potrebbe farlo a questo punto , cosa è stato trovato nelle due discariche nel territorio di Amantea a Serra D’Aiello dove sono stati sotterrati rifiuti provenienti probabilmente dalla Jolly Rosso.
Ma sentiamo cosa dice il Sostituto Procuratore Francesco Greco, intervistato da Mezzoeuro:
Domanda : Dott. Greco come si è giunti all’identificazione dei siti delle navi affondate ? Risposta : I nuovi ritrovamenti riferiti ai due siti sorgono a seguito della pubblicazione da parte dell’Espresso delle dichiarazioni di un pentito di mafia. Tra le tante cose dette dal pentito, questi dichiara altresì che le organizzazioni mafiose, in particolare la ‘ndrangheta, avevano un attività collaterale di smaltimento di rifiuti tossici, nocivi, nonché radioattivi. Il pentito ha anche dichiarato che al largo di Cetraro stazionavano tre navi con dei carichi speciali autonomi. Una di queste contenente 120 bidoni di materiale nocivo o radioattivo . Queste tre navi vennero affondate. Una di certo al largo di Cetraro , un'altra a Belvedere, l’ultima al largo di Maratea. Sulla base di queste dichiarazioni le indagini hanno posto all’attenzione degli inquirenti due siti . Uno al largo di Belvedere, 10-12 miglia, dove è stato identificato un corpo estraneo. Così lo chiama la ditta Nautilus di Vibo valentia società cooperativa specializzata in lavori di alta ingegneria marina . Starebbe a significare in termini pratici che non si tratta di un fenomeno naturale come potrebbe essere una roccia. Molto probabilmente dovrebbe essere di carattere solido quindi metallico. Non c’è la certezza assoluta di quanto detto in quanto proprio in questi giorni deve giungere l’esito definitivo attraverso questo Somar scanssoner che è uno strumento che attraverso esso si stabilisce la lunghezza . Questo corpo estraneo di 126 metri è situato a circa dodici miglia al largo di Belvedere lato Diamante sul quale essendo di enorme profondità 800 metri , è difficile l’accertamento su cosa sia con questo tipo di strumentazione.. L’altro sito a quattro miglia a largo di Cetraro ha portato al rinvenimento di un'altra nave ed il corpo estraneo è della lunghezza fra gli 86 e i 105 metri di lunghezza larghezza dai 15 ai venti metri. La particolarità della nave è che attorno ad essa per circa duecento metri quadrati si vede un alone . Premesso che il Somar non rileva i liquidi. Cosè questo alone ? L’ipotesi è che potrebbe essere il carico della nave che nell’urto è fuoruscito dalla chiglia posizionandosi a cerchio attorno alla nave per duecento m quadri circa.
Domanda: Potrebbe essere una nave da guerra ?
Risposta: Per noi questo è di un certo interesse perché a memoria d’uomo nessuno ricorda una nave affondata. Su Cetraro c’è una nave affondata ad un chilometro di costa ad una profondità di 38 metri. Cosa notoria questa nave e si vede anche quando il mare è limpido. Questo invece è a quattro miglia , otto chilometri dalla spiaggia , una lunghezza notevole. E’ sito di interesse perché la cartonautica che abbiamo utilizzato dal momento che sono iniziate le indagini, in quel sito non segnalava nessun relitto. Una volta individuato il relitto siamo andati alla ricerca, anche attraverso Internet di navi affondate, ed in quel sito non risultava esserci nulla. Abbiamo guardato le nuove mappe aggiornate al febbraio 92, che riportano in quella zona alla distanza però di o,8 miglia , un errore di poche centinaia di metri , un relitto sconosciuto . Il pentito dice che queste navi sono state affondate nell’ottobre del 92. L’aggiornamento della mappa è al febbraio del 92. Dopo il 92 il sito viene aggiornato come relitto e quindi teoricamente non dovrebbe essere un relitto preesistente, risalente per esempio alla seconda guerra mondiale. Ho chiesto alla Capitaneria di Porto se esistono navi affondate sulla costa e mi è stato risposto che l’unica nave affondata si trova al largo di Scalea. Da qui nasce l’interesse investigativo. Se fosse una nave da guerra sarebbe stata segnalata anche per conoscenza di individuazione delle navi. Questa è una nave degna di nota. Io mi auguro naturalmente che non sia una nave dei veleni. Ma alla fine devo dedurre che non esiste un controllo sulle nostre coste . Aspettiamo alcune risposte da una telecamera che manderemo in profondità per vedere da vicino di cosa si tratta.
Domanda: Quali potrebbero essere i collegamenti con la Jolly Rosso ?
Risposta : Teoricamente nulla conduce alla Jolly rosso perché questa è una nave che non esiste più dal 1990. Qui parliamo del 92. L’unico punto che li mette insieme è che il pentito cita come interlocutore per l’affondamento delle navi lo stesso armatore della Jolly Rosso. Un contatto tutto da verificare.
Domanda : Cosa c’è di vero sull’aumento dei tumori che potrebbero essere collegati alla presenza nel mare di rifiuti nocivi ?
Risposta : C’è in effetti questo aumento di casi di leucemia ed è oggetto di studio da parte dell’Università di Reggio Calabria.
Già potrebbero esser relitti di guerra, ma i pescatori cominciano sempre di più a diffondere notizie di loro ritrovamenti nelle reti da pesca avvenuti negli ultimi anni. Si parla di strane tavolette formato sapone dall’odore strano e dal colore verdognolo, di strani contenitori di plastica tagliati sul fondo come per versare in mare il loro contenuto, di bidoni veri e propri portati a galla dalle correnti per poi sparire sul fondo del mare. In effetti se le navi sono oltre una ventina su tutto il mare calabrese qualcosa comincia a circolare e venire a galla, e questi non sembrano per niente i soliti rifiuti provenienti dai depuratori mal funzionanti. I dati tratti dall’archivio STB Italia di Genova e Milano, e da varie compagnie assicurative, tra cui la Lloyd register of Shipping di genova elenca , oltre la Jolly Rosso, alcune delle navi affondate e individuate. Uno dei primi affondamenti risale al 1982 ed è avvenuto di fronte all’isola di Zante in Grecia a pochi chilometri dalla nostra costa Ionica. La nave era la Motonave Barbara e trasportava un carico di 1200 tonnellate di manganese in fusti . Altra nave fu la Marco Polo affondata nel canale di Sicilia nel 1993. In questa zona procedendo su lacuni campioni di alghe e materiale ferroso si è riscontrata la presenza di torio 234 . La stessa nave perse alcuni containers al largo delle coste della Campania. Altra nave scomparsa risulta essere la Koraline, al largo di Ustica. Anche la Nicos 1 partita nel 1983 dal porto di La Spezia con un carico di rifiuti tossici e diretta a Lomè nel Togo, dove non è mai giunta. E ancora l’affondamento della motonave Alessandro 1° avvenuto il 10 febbraio del 1991 al largo di Molfetta.
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